L'illuminista veneziano
Alessandro Agostinelli
Pisa, Polis, Follonica.Era ricco di tempo (per gli altri)
Era la metà degli anni Novanta e il mondo, forse, era migliore di quanto non sia adesso. Lavoravo nel gabinetto del Sindaco di Pisa. Avevamo chiamato Vezio de Lucia a fare il piano strutturale della città (prima parte del Piano regolatore). Insieme a lui veniva spesso anche un signore all’apparenza burbero, con in tasca pacchetti e pacchetti di Gauloises.

Abbiamo avuto tanti incontri in quasi un anno e mezzo di lavoro dello staff di De Lucia nella mia città, soprattutto a pranzo, dove Gigi non si tirava indietro di fronte ai piatti più arditi. A Pisa abbiamo fatto anche un’assemblea nazionale dell’associazione Polis, e fu lì che tante idee e proposte sulle SEM, cioè la legislazione sulle Società di Economia Mista per le trasformazioni urbane, presero corpo. Da lì trovammo anche il modo per prendere parte, insieme a Filippo Ciccone, alla seconda conferenza mondiale sugli insediamenti umani a Istanbul, nel 1996.

Poi, quando fui incaricato di creare un documentario televisivo su Follonica, chiamai di nuovo la squadra di Polis (De Lucia, Salzano, Scano, e gli altri) per organizzare un convegno sull’urbanistica in base alla legislazione toscana. E anche lì, nuova e improvvisata assemblea nazionale di Polis. Gigi, il segretario, tra tutti, era la roccia, colui che teneva tutto saldo ai principi – così, almeno lo percepivo. Parlava e spiegava e approfondiva con una necessità, quasi naturale, di discernere, separare, precisare.

Non ho mai riscontrato in altri (se non durante il movimento in università) la stessa disponibilità a parlare. Gigi era giovane, ed era sempre in assemblea anche se il movimentismo era la cosa più lontana dalla sua persona. Questa pratica, insieme ad alcuni momenti noiosi, aveva l’indubbio pregio di aprire, a volte, squarci di chiarezza fantastici. C’erano momenti in cui, dalle parole di Scano, uscivano proprio i concetti esatti per descrivere o analizzare il problema, parole che al tempo stesso erano la linea d’azione, se qualcuno avesse avuto il coraggio di perseguirle.

Una sola cosa rende ricchi gli uomini: il tempo. Gigi era ricchissimo di tempo. Ne aveva sempre molto. Non per sé, ma per gli altri e per la sua vocazione, che non era mero mestiere o professione. Lui è stato il vero civil servant.

La prima mattina d’estate di questo 2007, al convegno in onore di Gigi Scano, a Ca’ Farsetti, il Sindaco Cacciari ha ricordato anche episodi in cui i due erano in disaccordo, soprattutto su argomenti attuali che riguardano i modi di governare il presente e il futuro di Venezia.
Cacciari pareva iscrivere la propria posizione all’interno di un certo realismo politico, come altrettanto pareva riconoscere al percorso di Scano una hybris illuministica – o almeno così mi è parso intendere.
Cacciari, quindi, riconosce all’azione umana nel mondo – credo di interpretare – ciò che scriveva Spinoza nel suo Trattato: “Quel che non può essere vietato, deve essere necessariamente permesso, per quanto danno ne derivi”.

Ciò mi pare inesorabilmente vero. Tuttavia, tanti di noi, credono anche profondamente nella tenacia di Gigi Scano, nella lotta a non ridurre sé e il mondo in uno stato di minorità.

[Venezia, 23 giugno 2007]

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