Il White Paper governativo sull’urbanistica: semaforo verde per i grandi interessi?
CPRE - Campaign to Protect Rural England
1. Il governo dovrebbe pubblicare il suo White Paper sull’urbanisica mercoledì prossimo 16 maggio. La CPRE lo analizzerà il più rapidamente possibile, e sarà disponibile per i commenti in giornata.
2. Nonostante il sistema di pianificazione sia stato rivisto nel 2004 col Planning and Compulsory Purchase Act, si anticipa che questo White Paper proporrà altri netti cambiamenti. La preoccupazione principale del governo sembra sia di ritenere l’attuale sistema troppo sbilanciato verso sostenibilità e tutela ambientale, con importanza non sufficiente accordata allo sviluppo economico. É questo ragionamento che sottende la recente revisione del sistema di piano coordinata da Kate Barker. La CPRE è fortemente preoccupata che il Planning White Paper avrà una forte caratterizzazione in senso economico, che può indebolire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e frustrare i tentativi di partecipazione pubblica ai processi di piano.


Premesse

3. Nel dicembre 2005, Cancelliere e Vice Primo Ministro chiedono a Kate Barker “di esaminare come … politiche e procedure di pianificazione possano favorire una crescita economica e produzione di ricchezza …”. Il documento Barker Review of Land Use Planning Final Report – Recommendations è pubblicato nel dicembre 2006. Il lavoro della Barker sulla pianificazione si svolge parallelamente a quello di Sir Nicholas Stern sull’economia del cambiamento climatico e di Sir Rod Eddington sui trasporti. Tutti e tre i rapporti hanno una forte focalizzazione economica, e molto probabilmente avranno una forte influenza nei rispettivi campi di applicazione negli anni a venire, soprattutto visto che Gordon Brown, che come Cancelliere li ha co-commissionati, è destinato a diventare Primo Ministro.
4. Il Planning White Paper probabilmente tratterà una vasta gamma di questioni controverse. Arriva alla vigilia del sessantesimo anniversario del Town and Country Planning Act 1947. Da allora, la pianificazione è stata considerate da tutte le parti come processo democratico, mediatore fra i vari interessi: locali e nazionali, economici e ambientali, di breve e lungo termine. I problemi con cui si confronta il sistema di pianificazione sono complessi. Qualche volta le risposte sono sbagliate, spesso le risposte che si danno possono non essere soddisfacenti per alcuni interessi. Ma la CPRE ritiene che i complessi problemi trattati dalla pianificazione non saranno resi più semplici pasticciando col sistema di piano, o collocando gli interessi economici al di sopra di quelli delle comunità e dell’ambiente.
5. Obiettivo centrale e fondamentale della pianificazione dovrebbe essere uno sviluppo sostenibile. Il che comprende anche promuovere lo sviluppo economico, ma è molto di più. Comporta integrare una ampia gamma di obiettivi sociali, ambientali ed economici, riconoscendo l’importanza critica dei limiti di carattere ambientale.

6. La pianificazione consente che le decisioni sul futuro delle varie aree siano democratiche, verificabili, prese nell’interesse collettivo. Assicura il consenso pubblico agli interventi necessari. Contribuisce alla realizzazione di interventi che non possono dipendere soltanto dal mercato, come le case economiche, la rigenerazione urbana, gli spazi aperti e le infrastrutture urbane. L’urbanistica trae la propria legittimazione, in quanto processo decisionale, attraverso la fiducia delle comunità locali e dei gruppi volontari che ne sono coinvolti a tutti i passaggi, entro un processo che deve essere trasparente, verificabile e accessibile.
7. In particolare, la CPRE ritiene la pianificazione uno strumento chiave per conseguire obiettivi ambientali. Contribuisce a realizzare contesti ambientali di elevata qualità, assicurando la tutela sul lungo termine e l’ampliamento degli habitat naturali, dei paesaggi e dei valori storici, in città e in campagna. Ciò è di beneficio alle persone, e anche alle imprese. La pianificazione deve assicurare adeguata tutela, conservazione, miglioramento degli ambiti di importanza internazionale, nazionale, locale, e riconosce che elementi di valore dal punto di vista della fauna e flora, del paesaggio, esistono anche al di fuori degli spazi ufficialmente classificati come tali. Il sistema di piani deve dare un contributo anche maggiore alla riduzione e contenimento del cambiamento climatico, per esempio riducendo il bisogno di spostamenti.
8. La pianificazione è anche uno strumento chiave per facilitare il conseguimento di obiettivi economici. Consente che si realizzi il tipo di insediamento giusto nel luogo giusto, offre certezze agli investitori, e consente di ricomporre interessi divergenti, verso lo scopo comune di assicurare modi di sviluppo sostenibili. Per farlo, ha bisogno di maggiori risorse, di un più chiaro orientamento alla sostenibilità, di un maggior sostegno politico.


Alcune proposte essenziali previste nel prossimo Planning White Paper

Grandi infrastrutture
9. Il governo ha espresso il timore che l’iter per le grandi opere infrastrutturali richieda troppo tempo. Ad ogni modo, gli elementi di ritardo individuati spesso hanno più a che fare con la vastità delle questioni sollevate da progetti complessi, come il reperimento delle risorse, oltre che conseguenza di proposte mal concepite.
10. Prevediamo che si proporrà di istituire un percorso autonomo per quanto riguarda le grandi infrastrutture, come autostrade, aeroporti, inceneritori, centrali e invasi.
11. Lo White Paper probabilmente proporrà che il governo fissi una politica di orientamento nazionale [ policy statements] per i vari tipi di infrastrutture. Il proponente del progetto di una particolare opera sarebbe così anche responsabile del processo di consultazione pubblica preliminare. Si formerebbe una nuova Independent Planning Commission (IPC) per le indagini sui progetti, per stabilire se l’iter possa proseguire.
12. La CPRE teme che questo tipo di approccio metta in pericolo la partecipazione delle comunità locali e degli interessi pubblici generali nel processo decisionale, e una adeguata considerazione degli impatti ambientali. Vorremmo una IPC con un ruolo consultivo, non decisionale, che risponda democraticamente, assicuri una efficace partecipazione pubblica, consenta una approfondita disamina dei dati, sia in grado di gestire le consulenze ambientali.

Sbilanciamento a favore dell’attività di trasformazione
13. Prevediamo che il Planning White Paper proponga un orientamento di massima orientato alla trasformazione. Il governo sembra propenso a riequilibrare il sistema di pianificazione a favore dello sviluppo economico, pur non essendo dimostrabile che il sistema ostacoli in qualche modo la produttività. Ciò è contrario ai principi dello sviluppo sostenibile, che cerca di integrare gli obiettivi e assicurare che si operi entro limiti ambientali.
14. La CPRE ritiene che non esista il bisogno di modificare il quadro generale normativo e giuridico da questo punto di vista.

Rigenerazione urbana: la “verifica dei bisogni”
15. L’attuale politica urbanistica nazionale ha con successo promosso vitalità e solidità economica dei centri urbani. Prevediamo che il Planning White Paper proporrà l’abolizione della “verifica dei bisogni” che ha aiutato le amministrazioni locali a resistere alle spinte verso gli insediamenti commerciali extraurbani. Ciò indebolirebbe le aree centrali e la rigenerazione urbana. La CPRE vorrebbe che la verifica dei bisogni fosse non solo mantenuta, ma rafforzata.

Partecipazione ai piani cittadini
16. Il coinvolgimento delle comunità locali e degli enti di pubblico interesse nei processi decisionali di piano è vitale. Ed è particolarmente importante nelle prime fasi di un progetto, per ottenere piani che incontrino il sostegno locale. La CPRE si opporrà a qualunque proposta che riduca le occasioni di coinvolgimento pubblico attraverso una accelerazione negli iter per la redazione dei piani locali.

Flora e fauna, gli habitat e la Green Belt in pericolo
17. Temiamo che il Planning White Paper non riconoscerà l’importanza di un sistema naturale di elevate qualità sia per le imprese, che per le persone, sia in sé. Mettendo al primo posto lo sviluppo economico, si mettono in pericolo paesaggi e ambienti naturali nelle fasce urbane esterne e nelle campagne. Al contrario, si devono invece sviluppare politiche urbanistiche tali da offrire una maggiore protezione agli spazi di valore, per riconnettere sistemi naturali frammentati e consentire a flora e fauna di adattarsi al cambiamento climatico, per portare la natura più vicina a dove vive la gente.
[…]

Nota: i temi del presente comunicato erano già stati anticipati dall'articolo di Max Hastings sul Guardian del 4 luglio 2006, riportato a suo tempo qui su Eddyburg e ripresi recentissimamente (con opinioni autorevole come Peter Hall e altri, da Peter Hetherington che ha intervistato tra l'altro il ministro Yvette Cooper); e si tratta di un "movimento" praticamente globale, contro l'urbanistica in genere, come dimostra ad esempio questo contributo di un economista consulente del governo australiano riportato su Mall o per altri versi la breve nota "Case Preziose" di Sandro Roggio sul sito Centro Studi Urbani (f.b.)

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