Da "Le vicende dello zoning"
Franco Mancuso
Grosso guaio a Chinatown, ovvero via Paolo Sarpi e dintorni a Milano. Problemi di "conflitto di culture" dice qualcuno. Macché, raccontano i più informati: è il comune che per anni e anni non ha regolamentato in nessun modo la trasformazione urbanistica di un quartiere antico, da zona residenziale tradizionale a ridosso dei bastioni e del centro storico (è qui il primo piano parziale di espansione di Cesare Beruto, molto prima di quello più famoso per tutta la città) a un ingestibile coacervo di attività, compreso il commercio all'ingrosso. Così, grazie alla fede assoluta e storica nel laissez-faire dell'amministrazione meneghina, si è creato l'ennesimo casino, e ora scenderanno in campo orde di tuttologi a "spiegarci" tutto.
Un curioso parallelo, con l'alba delle tecniche di zoning, così come ce le racconta Franco Mancuso in una sua "classica" rassegna storica pubblicata nel 1978. Proviamo a dare un'occhiata a queste poche righe, almeno prima del diluvio degli opinionisti (f.b.)



Franco Mancuso, Le vicende dello zoning, Il Saggiatore, 1978 (pp. 11-13)

Modesto, città a 85 miglia a est di San Francisco, che conta poco più di 20 000 abitanti. Come in molte altre città sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e a differenza di quelle poste sulla costa dell'Atlantico, gli immigrati qui provengono dai paesi orientali, e soprattutto dalla Cina. Quello dei cinesi è il problema che maggiormente assilla la comunità e l'amministrazione municipale: la loro intromissione negli affari locali, la conduzione diretta e quasi esclusiva di alcune attività economiche, l'occupazione - per l'esercizio di queste attività o per esigenze di abitazione - di edifici e di aree nelle parti più centrali, ha raggiunto un livello che ai cittadini ben pensanti di Modesto sembra ormai insopportabile.
Dopo aver tentato ogni sorta di espediente per impedirne non solo l'espansione ma la loro stessa sopravvivenza, sia a livello locale che facendo riferimento a provvedimenti di carattere governativo, l'amministrazione municipale di Modesto propone questa soluzione: perché non agire, invece che direttamente sui cinesi in quanto tali, sulle attività da loro esercitate e sugli edifici che queste occupano? E perché no, visto che quasi tutti i cinesi sono occupati nella conduzione di particolari attività, e cioè di lavanderie pubbliche - le cosiddette laundry - e che quasi tutte le lavanderie sono ubicate in una zona particolare della città ? E che tali lavanderie sono i punti di raccolta di tutti i nuovi immigrati, e laundry è sinonimo di luogo di incontro dei cinesi in cerca di occupazione?

Certo, si può sostenere che le lavanderie sono pericolose, possono incendiarsi, e poi producono scarichi puzzolenti; insomma, a ben guardare, costituiscono un vero pericolo per la città.
Ecco allora l'idea, e la sua concreta attuazione: la città verrà divisa in due zone, e si dirà, con una ordinanza della polizia Qualcuno pone il problema che la corte Suprema possa dichiarare incostituzionale l'ordinanza della città, tenuto conto che le possibilità di intervento che la legge dello Stato affida all'amministrazione municipale sono molto limitate. Ma gli si fa subito osservare che non vi saranno opposizioni, visto che solo un anno prima la città di San Francisco ha fatto qualcosa di simile, ed è bastato motivare le proprie « ordinances» sulla base dei principi di «benessere» «ordine pubblico» «sicurezza della comunità» «moralità» per non avere noie: è bastato scrivere che

... la localizzazione incontrollata di lavanderie pubbliche, nelle quali vengono puliti abiti o altri articoli, è pericolosa e dannosa per la sa- lute e la sicurezza pubblica, è pregiudizievole per il benessere e il confort della comunità, e diminuisce il valore della proprietà in quei quartieri in cui tali lavanderie sono ubicate ...

perché la corte suprema non si opponesse alla chiusura e all'allontanamento di 300 lavanderie cinesi.
La soluzione funziona. Ed ecco che le ordinanze che i City Councils di Modesto e di San Francisco emanano divengono il prototipo cui si richiameranno tutte le successive; e i commentatori di estrazione giuridica ne esalteranno la perfezione, per il fatto che esse riuniscono abilmente due principi legislativi in un unico atto: primo, dichiarando che l'uso di una certa attività è motivo di disturbo per la città, se esercitato al di fuori di una sua zona dove invece è permesso, e, secondo, che una tale violazione può essere perseguita a norma di legge.

La città ottiene in definitiva il diritto di regolare attività e usi rispetto alle sue diverse parti, e la corte suprema della California stabilisce per fa prima volta il principio giuridico dello zoning.
Tant'è che dopo San Francisco e Modesto, moltissime città della California ne approfittano: come Sacramento, e Los Angeles, che incoraggiate dall'esperienza dei « laundry cases » emanano ordinanze che proibiscono di tutto: sale da ballo, noleggi di vetture a cavallo, macelli, saloons, piscine, tutto ciò che si presta a tradurre sul piano dell'uso e delle attività di carattere urbano, conflitti che invece sono inequivocabilmente di carattere razziale.

Nota: a proposito dei fatti specifici del 2007 a cui si riferisce questa citazione di antichi eventi, qui un commento in diretta da la Repubblica edizione di Milano del 13 aprile; ancora dal 13 aprile, su Mall un'analisi economico-commerciale del fenomeno dal Sole 24 Ore (f.b.)

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