Una vittoria da non svendere
Valentino Parlato
Che senso ha vincere, se i partiti del Centro-sinistra mediano tra chi ha vinto e chi ha perso. Da il manifesto del 28 giugno 2006
Una vittoria da non svendere

Che senso ha vincere, se i partiti del Centro-sinistra mediano tra chi ha vinto e chi ha perso. Da il manifesto del 29 giugno 2006

«A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina». E' la famosamassima di un vecchio saggio come Giulio Andreotti, il quale, da buon cattolico, ammette che anche il peccato può essere utile. Sarò diffidente e pessimista, ma sentire ieri le dichiarazioni sul dopo referendum e le riforme istituzionbali di Castagnetti, Violante, Fassini, e anche Prodi,mi ha fatto pensar male. Che cosa vuol dire Castagnetti, quando dice che con l'opposizione, «potrà essere avviata non solo una fase di dialogo, ma di convergenza? » Sulla stessa linea Violante e Prodi: visto che abbiamo vinto, adesso trattiamo con i berlusconiani, non per caso nobilitati a opposizione costituzionale. Questo pericolo era lucidamente enunciato nell'editoriale sul manifesto di ieri di IdaDominijanni: «incassare la vittoria del No come autorizzazione a procedere sulla strada delle riforme perseguite in passato».

Era un rischio implicito nello scarso impegno dei partiti nella campagna per il No. Ma ora i partiti rischiano di esagerare volendosi attribuire una vittoria che è stata soprattutto del popolo e mostrano disprezzo per il voto popolare, quando si dichiarano, già oggi, promotori di una trattativa, che in politica volgare suona solo come «inciucio», parola che mi ripugna. Non faccio appello alla brutale massima «bastonare il cane che affoga », ma non si può nemmeno svendere una vittoria straordinaria, importante e popolare. Una vittoria che non consiste solo nella salvezza della Costituzione del 1946 per salvaguardarne e rinvigorire i contenuti, quelli che sono stati alla base dell'intervento pubblico in una economia che non può essere abbandonata al mercato dei potenti, che poi sono diventati piuttosto impotenti, come conferma lo stato attuale dell'economia italiana e, mi si consenta, anche il peso assai ridotto della Confindustria.

Il voto del 25 e 26 di giugno non può essere messo al mercato per un po' di brutti accordi con una opposizione (fino a ieri definita incostituzionale e oggi risanata nonsi sa perché). Ancora una domanda: con questa disposizione a trattare vogliamo dare ossigeno al berlusconismo che nonè certo un fenomeno superficiale, non è l'invasione degli Iksos, ma un male profondo della nostra società. Il programma elettorale dell'Unione non ci aveva fatto andare in visibilio, tuttavia era qualcosa, alcuni impegni li assumeva: questo non va dimenticato. La vittoria del No è stata più forte di quella delle passate elezioni, è stata - scusate l'ardire - persino più importante. Ha dimostrato che questo popolo italiano si sta liberando dalla fascinazioni berlusconiane e, allora? Allora bisogna aiutarlo a credere che Berlusconi non era tutto male e che può essere utile riprendere una trattativa con la sua banda? La vittoria del No è stata grande, importante e poco favorita dai partiti dell'Unione: è stata una vittoria del popolo italiano. Sforziamoci di evitare che possa diventare oggetto di mercanteggiamenti di basso conio.

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