Vicenza, nuovo scontro sulla base
Roberto Bianchin
Gli schiacciasassi USA risvegliano il governo e lo inducono a un soprassalto d’orgoglio nazionale. O no? Da la Repubblica del 18 novembre 2006


VICENZA - Sono così convinti, gli americani, di poter costruire la loro nuova base militare sui terreni dell´aeroporto «Dal Molin» di Vicenza, anche se il governo italiano non l´ha ancora autorizzata, che hanno già pubblicato sul sito internet della loro Marina l´avviso per la gara d´appalto dei lavori. Una «sortita» che ha fatto dire seccamente al ministro della Difesa Arturo Parisi, che l´emanazione di questa «Presolicitation notice», come la definisce, «è priva del presupposto essenziale: l´assenso del governo italiano». Il ministro conferma infatti che «nessuna decisione è stata assunta al riguardo», dal momento che «non si è ancora conclusa l´istruttoria in corso, e in particolare la verifica e la valutazione del consenso di tutte le parti in causa». Una di queste ha già detto di no: l´altra sera il consiglio comunale di Caldogno, competente per territorio, ha espresso la sua contrarietà alla realizzazione della base. Hanno protestato anche i parlamentari Luana Zanella dei Verdi («Il governo non ci faccia condizionare dalle pressioni degli Usa»), e Severino Galante del Pdci: «Siamo allarmati e preoccupati che il nostro paese appaia come un territorio a sovranità limitata».

Ma gli americani, a leggere quanto scrivono sul loro sito, non hanno di questi dubbi. Loro sono già alla fase operativa. Difatti il «Comando opere ingegneristiche» della Marina Usa annuncia un appalto da 300 milioni di euro «per l´affidamento in un unico blocco» dei lavori per la costruzione della nuova base. E si rivolge alle più importanti imprese italiane, informandole che sino a fine gennaio potranno chiedere le informazioni necessarie per la gara d´appalto che scatterà fra marzo e aprile.

L´aggiudicazione delle opere, spiegano gli americani, verrà fatta privilegiando non tanto chi farà l´offerta più conveniente sul piano economico, ma chi darà maggiori garanzie, certificate internazionalmente, sul piano della qualità delle opere eseguite, sia riguardo agli edifici che alle infrastrutture civili, così come per gli acquedotti, le fognature e tutta l´impiantistica.

Parole che, per il ministro italiano della difesa, sono soltanto un fatto «interno all´ordinamento statunitense», e in quanto tale «del tutto privo di rilevanza per l´ordinamento italiano». Parisi aggiunge che la decisione che prenderà il governo, verrà assunta «a partire dagli orientamenti espressi dalla comunità locale», tenendo conto delle conseguenze derivanti dall´impatto del nuovo insediamento militare sul territorio coinvolto, «per il significativo accrescimento della sua dimensione». Proprio i motivi che hanno spinto la popolazione di Caldogno a dire no alla base. «La scelta di individuare l´area presso l´aeroporto Dal Molin è sbagliata», afferma il sindaco Marcello Vezzaro. Contro il progetto è stata indetta per il 2 dicembre una manifestazione dei comitati di cittadini contrari alla base.

Sull'argomento vedi Alberto Statera ed Edoardo Salzano

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