Sinistra in linea
John Hooper
La questione, tutta politica, del "caso" DS/Unipol vista anche da un attento osservatore non italiano. The Guardian, 9 gennaio 2006 (f.b.)
Titolo originale: Left on the line - Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

Il suo portavoce dice che non può far altro che “denunciare decisamente una campagna avvelenata di dicerie” innescata da uno dei principali giornali nazionali. Ricorda che la pubblicazione delle conversazioni telefoniche di un parlamentare è illegale, e richiede che le autorità responsabili intervengano a scoprire in che modo alcune frasi registrate nel corso di un’indagine giudiziaria siano arrivate alla stampa.
Sono cose che abbiamo già sentito. Quando Silvio Berlusconi dava la colpa ai media e ai magistrati anziché rispondere alle accuse che gli erano state mosse.
Soltanto, stavolta non è Berlusconi o il suo ufficio stampa, ma il portavoce di uno dei principali oppositori del primo ministro. Piero Fassino è il leader del principale partito italiano, i Democratici di Sinistra (DS), eredi del formidabile movimento comunista nazionale.
Insieme al suo partito è una delle pietre angolari di un’alleanza, formata dall’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi, che alle elezioni generali del 9 aprile spera di scalzare Berlusconi e la sua coalizione di destra dopo cinque anni in carica tra forti opposizioni. Uno scandalo che coinvolga Fassino potrebbe decidere il risultato.
Ma lo stesso potrebbe fare una divisione a sinistra. Ed è esattamente questo che sta succedendo in Italia, coi sostenitori e i critici del leader dei Democratici di Sinistra a discutere se ci sia o meno uno scandalo.

Quello che è successo è che un giornale di proprietà della famiglia Berlusconi ha pubblicato alcuni estratti da una conversazione telefonica registrata tra Fassino e Giovanni Consorte, presidente di Unipol, compagni assicurativa che è tra i molti attori in una enormemente controversa battaglia di acquisizione.
All’inizio di quest’anno Unipol, controllata dall’importante movimento cooperativo italiano, si è imposta sulla banca spagnola BBVA in una lotta per la Banca Nazionale del Lavoro. Gli estratti delle registrazioni fanno supporre che Fassino non solo sosteneva l’offerta, ma la riteneva un prolungamento delle attività del partito. Dopo aver ascoltato i particolari, si riporta che abbia dichiarato: “Beh, allora siamo padroni di una banca”. Ma poi ha cambiato registro dicendo: “Voi siete padroni della banca. Io non c’entro niente”.
Questo, da solo, fa pensare a una confusione nelle distinzioni fra politica e finanza. Ma qui non si trattava di una comune offerta di acquisizione.
È una delle due offerte che lo scorso mese hanno condotto alle dimissioni del governatore della banca centrale italiana, Antonio Fazio. In entrambi i casi, una contro offerta da parte di un soggetto italiano apparentemente più debole aveva strappato l’iniziativa a un concorrente straniero meglio fornito di capitali.

I magistrati al momento stanno indagando se Fazio abbia agito per bloccare i due offerenti stranieri. Vogliono anche sapere se i finanzieri italiani coinvolti abbiano agito per aiutarsi l’uno con l’altro a costruire la propria offerta. Consorte è indagato per attività criminali e truffa in entrambi i casi.
Dal punto di vista politico, c’è un problema più serio. La sua compagnia, Unipol, è indicata come modello di capitalismo amico con ispirazioni socialiste. E pure molti degli investitori nell’altra battaglia di acquisizione erano uomini della destra. Esiste chiaro il pericolo che gli elettori progressisti traggano dalla vicenda la conclusione che c’è in realtà poca differenza fra sinistra e gente come Berlusconi, disertando poi le urne il giorno delle elezioni.
Come hanno sottolineato gli stessi magistrati, non c’è niente nelle trascrizioni che indichi alcun comportamento illegale da parte di Fassino. Ma questo non ha impedito a molti a sinistra di deplorare il suo coinvolgimento in un affare tanto opaco.
Beppe Grillo, il comico il cui sito web è diventato un punto di incontro per il dissenso, sostiene il bisogno di un radicale chiarimento al vertice dei DS. Molti importanti esponenti del partito, come l’ex presidente del gruppo alla Camera, Giorgio Napolitano, hanno chiesto a Fassino di ammettere di aver grossolanamente sbagliato. Prodi, in una dichiarazione molto cautamente articolata, ha detto che è importante mantenere separati politica e affari.

Ma in modo compatto la dirigenza del partito ha risposto seccamente, negando che esista niente da ripudiare. Il presidente dei DS Massimo D’Alema, ha liquidato una domanda sulla presunta collaborazione dell’Unipol con gli altri scalatori italiani dichiarando: “Nel mondo degli affari, ci sono contatti. È una cosa che succede normalmente”.
Forse ha ragione. Ma quello che conta ora è che l’opposizione è visibilmente e in modo imbarazzante divisa, a quattro mesi da una verifica pubblica decisiva.

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