Da ricercatori a "capi-commessa"
Carlo Bernardini
Un appello per l'autonomia della ricerca, contro i commissariamenti governativi. Da Le Scienze, gennaio 2006 (g.p.)
Molti anni fa, una “commissione Giannini” (dal nome del suo presidente, Massimo Severo Giannini), incaricata di proporre regole efficaci per la conduzione degli enti di ricerca, partì da una distinzione delle strutture in “Enti strumentali” ed “Enti non strumentali”, a seconda che il loro obiettivo fosse la ricerca finalizzata o quella fondamentale. Nel primo caso, l’importanza degli scienziati-manager era chiaramente riconosciuta, nel secondo caso sembrava più importante il prestigio scientifico.

Ma sarebbe riduttivo prendere in considerazione solo i presidenti. La commissione Giannini riconosceva che la formula dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) aveva meriti indiscussi: un organo collegiale di governo, costituito dai direttori, eletti localmente dal personale delle “sezioni”, dislocate presso le sedi universitarie, e dei laboratori nazionali, completato con rappresentanze minoritarie di ministeri ed altri enti competenti. Dunque, niente Consiglio di Amministrazione (CdA) con prevalenza di emissari di partiti e di sindacati, niente presidente di nomina governativa, riconoscimento di capacità di autogoverno alla comunità scientifica e inserimento in un ambiente scientifico allargato con diritto di partecipazione alla programmazione e all’attività. Effettivamente l’INFN sembrava funzionare in modo ideale: un presidente che risponde ai suoi “amministrati” e che, per rappresentarli degnamente nella comunità internazionale, deve avere un’indiscussa notorietà che tutti gli riconoscono per conoscenza diretta e senza bisogno di tabulati di agenzie, è il meglio che si possa desiderare. La responsabilità di un siffatto gestore è condivisa, per il modo in cui è scelto, da una larga maggioranza che, per ciò stesso, concorre ai migliori risultati dell’ente.

Ma l’INFN è un ente non strumentale, che riguarda una comunità scientifica omogenea ben quotata nel suo complesso. Gli enti strumentali sono più complicati da governare. Il compianto Antonio Ruberti, scienziato e manager, aveva le idee chiare, ma ci ha lasciati. Pure, la commissione Giannini in qualche modo sottolineava che un ente che svolge attività specialistiche di ricerca, di qualsiasi tipo, non può essere governato da un “commissario”, paracadutato dal Governo con un disegno concepito solo fuori dall’ente, per risponderne a un CdA che rappresenta solo parti politiche: questo, è governare con “conflittualità incorporata”. L’ente finisce con lo svolgere solo attività imposte dal commissario-presidente, che le concorda con il CdA, senza coinvolgere i ricercatori nelle scelte e nelle decisioni. Nessuna meraviglia che i ricercatori cambino nome e diventino “capi-commessa” (sic!).

(Dipartimento di Fisica, Università "La Sapienza", Roma)

Si veda sull'argomento, dello stesso autore, Incubi notturni di un professore (1° giugno 2002)

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