L'Europa fuori di sé
Ida Dominijanni
Un invito a non ridurre l’Europa a una realtà a sole due dimensioni: l’economica e la militare. Da il manifesto 29 agosto 2006


L'Europa che non s'è fatta a Bruxelles e Strasburgo, l'Europa bocciata dai civili a Parigi e ad Amsterdam, si farà invece con i militari a Beirut? Certo, c'è da sostenere la missione dei caschi blu, augurandosi contro ogni pessimismo della ragione che sia effettivamente una missione di pace. Certo, c'è da essere soddisfatti che l'Italia, la Francia, la Germania parlino finalmente, sia pure con differenze di tono non lievi, una lingua comune; che a riattivare questa lingua abbia contrubuito in modo rilevante il tandem italiano D'Alema-Prodi; che questa lingua possa contrastare e debilitare quella dell'unilateralismo e della guerra preventiva di Bush, alla quale il precedente governo italiano si era adeguato. Meno soddisfa tuttavia dare ragioni a quanti, nel processo di costituzione europea, hanno sempre messo al primo posto la moneta e al secondo l'esercito e la difesa, come se forza economica e forza militare fossero i due principali, se non unici, pilastri della formazione della «potenza» europea, e come se l'Europa potesse esistere solo in termini di forza e di potenza. Un'Europa più politica, impiantata su pilastri diversi (rappresentanza, stato di diritto, stato sociale, cultura, memoria), non sarebbe meno forte e potente, ma solo più capace di contrasto rispetto ai modelli oggi imperanti della forza e della potenza. E di «quale» Europa è in gioco è bene che non ci si dimentichi nel plaudere alla sua presenza nel teatro mediorientale. Dove non ne va e non ne andrà solo di techiche militari e regole d'ingaggio: ne va e ne andrà per l'appunto di sensibilità politica e sociale, di intelligenza storica, di capacità di dialogo, di senso del diritto, di volontà di rispondere delle strategie geopolitiche ai cittadini continentali. Sul campo non si misurerà solo la forza, ma l'idea d'Europa e l'immaginario europeo; con alle spalle il peso di un passato europeo drammatico e diviso, e di fronte i ritorni europei di antisemitismo e di islamofobia. Per quanto ci accontentiamo per ora di contare navi e soldati e di ponderare le strategie politiche, sappiamo sin d'ora che tutto questo non sarà il contorno ma il contesto della missione, un contesto che la missione rimetterà in movimento non nel teatro mediorientale ma in quello europeo. Un tratto del processo di costituzione europea che si farà e si sta facendo fuori dai confini europei.

Non l'unico, del resto. Per quanto l'impaginazione dei giornali e dei telegiornali le tenga rigidamente divise, dovremmo sforzarci di connettere le immagini dei soldati europei in partenza sulle navi per il Libano con quelle dei migranti africani in arrivo sulla carrette del mare alla porta europea di Lampedusa. Da una parte uomini in divisa, dotazioni tecniche, schemi di tattica militare e visioni geostrategiche; dall'altra uomini, donne e bambini nudi, cadaveri lasciati in mare e corpi sopravvissuti per caso, e nessuna tattica né strategia di vita, solo una vaga speranza in una possibilità migliore. Da una parte l'Europa degli stati che esce dai suoi confini, dall'altra popolazioni che premono ai suoi confini, li violano, li forzano. Non solo a Beirut ma anche a Lampedusa è in gioco l'idea di Europa. Non solo nel «peace making» in medioriente ma anche nell'accoglienza dell'altro sul continente si misura la civiltà europea. Non solo sulle navi dei «nostri soldati» ma anche sulle carrette del mare si riformula l'immaginario europeo: non diversamente da come sulla navi dei nostri emigranti, nelle traversate transatlantiche d'inizio secolo, si riformulò l'immaginario dell'America, e quello dell'occidente nel suo insieme fra nostalgia delle origini e sogno del mondo nuovo, fra speranze di accoglienza e frustrazioni razziste.

Dobbiamo sforzarci di connettere queste due immagini perché è duplice e doppia la possibilità che per l'Europa si apre fuori dai confini europei. Duplice e doppia, funzionerà solo se li romperà, non se li rafforzerà, e se scuoterà, non se confermerà, l'identità del vecchio continente. Spogliata delle sue divise, esposta ai rischi della navigazione in mare, dei suoi imprevisti, dei suoi ospiti inattesi.

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