Delega ambientale un codice da riscrivere
Sauro Turroni
Questi nostri industriali innovatori vogliono far pagare a noi i loro costi, e il Governo riformista gli dà retta. Da Liberazione del 25 ottobre 2006


Da mesi assistiamo ad uno scontro davvero duro sul decreto legislativo 152/06 conosciuto come "codice ambientale" che vede protagonista Confindustria contro il Ministro dell'ambiente, impegnato nel tentativo di far rispettare quel punto del programma dell'Unione che prevede la riscrittura delle norme contro l'ambiente varate dall'ex ministro Matteoli.

Viene però difesa la parte più arretrata del sistema produttivo, quella non vuole rispettare le direttive comunitarie in materia di rifiuti, che pensa alle rendite immobiliari su terreni scarsamente bonificati, che vuole valutazioni di impatto ambientale su progetti appena abbozzati, che chiede che vengano cancellati i controlli: ciò che è più negativo è che essa trova ascolto in alcuni settori di peso del Governo. Inizialmente, rispettando il programma di coalizione, è stato presentato in Consiglio dei Ministri uno schema di decreto legislativo correttivo che prevedeva la sospensione di tutto il codice ambientale di Matteoli e il ripristino della normativa precedente, quella ben conosciuta ed utilizzata sia dal mondo produttivo sia dalle amministrazioni e dalle aziende di servizi.

Ciò avrebbe permesso di poter correggere le norme varate dal Governo Berlusconi senza che esse potessero produrre i danni che si stanno verificando nei molti ambiti nei quali essa è già in applicazione.

La vera e propria aggressione di Confindustria contro questa proposta ed il consenso da essa trovata in Bersani e nella Bonino all'interno del Consiglio dei Ministri hanno provocato una modifica del testo inizialmente proposto, che si è limitato a far rivivere le autorità di bacino cancellate da Matteoli con gravi conseguenze per i nostri bacini fluviali sottoposti ad ogni tipo di rischio.

Le commissioni parlamentari e la conferenza unificata nell'esprimere il parere sullo schema di decreto hanno chiesto però al Governo di uscire dalle procedure di infrazione della commissione europea e di eliminare dal testo del codice ambientale le disposizioni che avrebbero sicuramente comportato condanne da parte della Corte di Giustizia UE sulla definizione di rifiuto, sui rottami ferrosi e non ferrosi, sui depositi temporanei, sulla definizione degli scarichi, sul combustibile derivato dai rifiuti, sui cosiddetti sottoprodotti. Inoltre i pareri chiedevano di sopprimere l'autorità di vigilanza sui rifiuti e le risorse idriche, di restituire alcune competenze alle province, di rivedere la normativa sulle politiche delle bonifiche e numerose altre norme di dettaglio.

E' stato pertanto predisposto il nuovo schema di decreto legislativo che rispecchia fedelmente i pareri, ma contro di esso ancora più forte si è scatenata la bagarre con accuse di tutti i tipi: non ascolteremmo nessuno, saremmo nemici dell'industria, in poche parole estremisti nemici del progresso. E' vero tutto il contrario, le consultazioni sono costanti, gli incontri ripetuti, tutti vengono ascoltati ma la novità vera è che non scriviamo, come i nostri predecessori, le norme sotto dettatura. Vogliamo che il nostro paese esca dall'arretratezza in campo ambientale nel quale alcuni vorrebbero rimanesse e vogliamo favorire l'innovazione e non i sistemi arretrati, la salute e non gli inquinatori, gli investimenti e non le rendite.

La cosa che deve maggiormente preoccupare, soprattutto in tema di rifiuti, è il fatto che nonostante che la malavita organizzata la faccia da padrona nello smaltimento criminale dei rifiuti, come dimostra anche la cronaca di questi giorni, si insista nel continuare a richiedere sistemi di favore e riduzione delle regole e controlli.

Avremmo preferito la sfida, che ci venissero proposti sistemi innovativi, ricorso a nuove tecnologie, che ci venisse richiesto di trovare metodi più efficaci per contrastare coloro che alterano il mercato attraverso l'illegalità, ma ciò non è avvenuto.

L'influenza di coloro che stanno cercando di ostacolare il nostro lavoro cercherà di coinvolgere le commissioni parlamentari ed alcune forze politiche, ma ciò non potrà ottenere i risultati che costoro si aspettano, se ci sarà la consapevolezza che non dobbiamo rispettare le normative comunitarie e che gli spazi di manovra sono davvero limitati. Il percorso di riscrittura del codice ambientale è appena agli inizi, le prossime tappe riguarderanno la Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione Ambientale Strategica e la normativa sull'aria, per poi completare subito dopo le altre parti riguardanti le acque, le bonifiche ed il danno ambientale: siamo consapevoli della necessità di ricercare il maggior consenso possibile da parte dei cittadini, perché una rigorosa normativa ambientale è in loro favore e che solo con il loro sostegno riusciremo a contrastare i nemici della salute e dell'ambiente.

Sauro Turroni è presidente della commissione per la riscrittura del Codice Ambientale.

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