Merce armata
Mariuccia Ciotta
Il titolo dell’editoriale del manifesto (25 gennaio 2006) esprime l’orrore della norma approvata dalla camera di Berlusconi. La prima legge da abrogare, se...


Coraggio, fatti ammazzare», cos ì Clint Eastwood esortava il rapinatore di turno in una battuta diventata celebre e che autoironizzava sul culto dello sceriffo, battuta perfetta per la legge approvata dalla Camera a modifica della legge sulla legittima difesa. A scrutinio segreto, 244 parlamentari della maggioranza hanno votato sì, 175 no, applausi della Lega. Nessuno più rischier à il carcere se ammazzerà chiunque entrerà nella sua casa o nel suo luogo di lavoro e si sentirà vittima di un furto, di una rapina e di unaminaccia. Chi reagirà con la violenza non sarà punibile per «eccesso di difesa».
Difesa della propria vita? No, non è più l.essere umano il solo bene prezioso che autorizza a uccidere, ma la proprietà privata, sua o altrui. La merce trionfa e si appropria dello status del suo proprietario. La merce si è fatta uomo. È un salto culturale, uno shock che trasforma lo sguardo sull.altro, il sospetto, l.intruso dal quale guardarsi, e non solo una questione di civiltà giuridica - la legge è già stata definita dai penalisti «palesemente incostituzionale» - ma qualcosa che tocca un invisibile apparato di regole umane, che tutti ci illudevamo di condividere. A uccidere, dice la legge, può essere un.arma legittimamente detenuta o «altro mezzo», vale a dire che in mancanza della pistola con regolare porto d.armi, si può accoltellare, spaccare la testa, sgozzare, fate voi. Naturalmente, ci sono dei limiti, anzi delle condizioni: il pericolo d.aggressione e la mancata desistenza da parte dell.intruso, che, da morto, immaginiamo, testimonierà di essersi arreso davanti alla vittima. La modifica dell.articolo 52 del codice penale contiene in un solo breve testo l.intera natura politica di questo governo, l.ansia di sopravvivere un giorno di più e di lasciare in eredità la sua malattia contagiosa. L.urlo continuo rivolto all.opposizione di questi giorni di campagna elettorale è «non siete migliori di noi» - ladri come noi - e il paradigma ritorna, letale, in questo azzeramento etico delle parti.
La superiorità della giustizia che non pratica la vendetta è finita. Occhio per occhio dente per dente. Eppure i fautori della legge esultano e sostengono che finalmente un aggressore e un aggredito non sono più sullo stesso piano. Invece è vero il contrario, l.uno è uguale all.altro come succede al boia di fronte al condannato a morte. È la stessa logica della guerra che scarta il negoziato, e sceglie l.arma non della politica, ma quella da taglio. Così il ministro Castelli è fuori di sé dalla gioia e dichiara: questo è «un passo avanti per Abele», quando tutti sono potenzialmente Caino. Non erano i leghisti che incitavano a sparare agli immigrati come ai conigli? L.Italia intera è proprietà privata degli Abele di Castelli.
C.è chi evoca il Far West e un numeropi ù alto di vittime in una corsa probabile al possesso di armi, visto che il tabaccaio o il gioielliere che spara per primo non avrà più da giustificarsi. Ma più che il FarWest, che almeno aveva le sue regole d.onore, qui siamo nel territorio luccicante del supermercato berlusconiano, uno scenario da brivido nel quale ognuno avrà paura di essere scambiato per potenziale malvivente, che solo tocchi il bene privato del più forte e del più ricco. Noi siamo lo «zingarello» sorpreso nel giardino del «giustiziere della notte», noi cittadini precipitati in uno stato di insicurezza nelle ultime ore di questo governo moralmente golpista.

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