Che c'è di nuovo a Orosei?
Salvatore Dessena
Una corrispondenza per eddyburg (25 dicembre 2006) da Orosei, luogo bellissimo, geograficamente a sud-est dei villaggi turistici della Gallura, ma realmente molto più avanti
Aneddoto.

Una quarantina di anni fa, un vecchio buontempone del paese, nel guadagnare la quotidiana postazione al bar della piazza, scivola sui gradini della chiesa (una trentina, allora rivestiti in marmo liscio) e li percorre a rotoli rovinando dinanzi a un giovane che istantaneamente si preoccupa, lo soccorre e gli chiede: "Che è successo?"
E il vecchio: "Io non so niente; sto arrivando ora!"
Ecco: Orosei "sta arrivando ora"…

Orosei.

Orosei è una località in provincia di Nuoro, situata sulla costa orientale della Sardegna. La recente istituzione delle nuove quattro Province, con il conseguente ridimensionamento di quelle esistenti, la ha resa anche geograficamente baricentrica.
Dico "anche geograficamente", perché Orosei è baricentrica, dal punto di vista economico, già da un po’ di tempo.

Cosa è successo…

Incredibilmente e contro ogni previsione, dopo ben ventitre anni, Orosei è nuovamente governato da sinistra; centro-sinistra sardista, per la precisione; una maggioranza "under 40", che ha offerto e chiesto rinnovamento ad una cittadinanza disabituata a scommettere sulle intelligenze migliori, a tutto vantaggio di un establishment politico-imprenditoriale perpetuatosi sullo slogan: "Lasciateli fare chè danno da mangiare al paese…"

…fino ad oggi?

In questi ventitre anni, grazie a una fortuna sfacciata della quale ancora non ci capacitiamo appieno (Orosei è uno dei posti più belli e ricchi di complessità della Sardegna, e quindi del mondo…) a una grande laboriosità e ad alcune felici intuizioni dell’Amministrazione retta dal Sindaco Saba, primo e unico Sindaco comunista, il nostro paese si è trasformato negli anni, fino a cambiare radicalmente volto.
Da ridente borgo agricolo a centro costiero dalla vocazione economica multiforme;
- comparto lapideo del marmo esclusivo (il marmo di Orosei ha caratteristiche, e quindi mercato, unici);
- comparto turistico da 9000 posti-letto censiti, quasi esclusivamente a conduzione locale;
- comparto edilizio a dir poco sviluppato (così, a braccio, potrei citare venticinque imprese senza contare i muratori "in proprio");
- agricoltura che nonostante la sofferenza generalizzata del settore, mantiene caratteristiche di specialità (florovivaismo, olivicoltura, ortofrutticoltura)

E c’è da lamentarsi?

In effetti non ci sarebbe da lamentarsi; ad Orosei non esiste la disoccupazione, a meno che uno non la persegua per vocazione. Però…
Però, anche ad un occhio non particolarmente attento non sfugge un dato: le nuove attività economiche presenti sul nostro territorio sono tutte ad elevato consumo di suolo: esse necessitano quindi più di altre che qualcuno ne governi con attenzione i processi evolutivi.
Siamo al punto: lo sviluppo di Orosei, privo di un criterio ordinatore a garanzia di una qualche prospettiva di stabilità, è stato in tutto e per tutto simile a un immenso ruzzolone giù per le scale della modernità, intesa come affrancazione dalla generale arretratezza propria della condizione agricola della società oroseina fino agli anni ‘65/’70.
Non bisogna qui scomodare la contrapposizione fra le diverse scuole economiche, né l’idolatrìa del dio mercato, nè la globalizzazione. Semplicemente sono stati vent’anni nei quali le classi politiche e imprenditoriali, incarnate dai medesimi attori, si sono astenute, per incompetenza, negligenza o semplice tornaconto, dal governare lo sviluppo impetuoso del nostro paese.
Ed ora gli stessi, con la stessa faccia tosta e oramai privi delle leve del comando, straparlano di declino addossandone la responsabilità alla Regione, al suo Presidente Soru, a un Piano Paesistico Regionale di fatto non ancora dispiegato sul territorio e, vivaddio, ai comunisti!

Risultati

Qual è la situazione oggi? È presto detto:
L’espansione incontrollata ha prodotto un paese con una qualità edilizia infima; da qualche anno gli "allerta meteo" della protezione civile non sono più privi di conseguenze; praticamente tutte le zone "C" sono a cavallo di ambiti a rischio idrogeologico.
Allo stato attuale (dati non ufficiali) sembra che Orosei possieda un patrimonio edilizio in grado di contenere 25.000 abitanti, a fronte dei 6.000 residenti…
L’obiettivo di creare un’immensa città lineare turistica, (fortunatamente scongiurato dal PPR, ma comunque già complicato dalla splendida conformazione morfologica del territorio), ha comunque favorito, unito al regime selvaggio delle deroghe ad personam e a un’abusivismo edilizio furioso, lo svuotamento del centro storico e il suo conseguente degrado.
Come se ciò non bastasse, abbiamo 4 comparti produttivi (PIP, zone artigianali, e quant’altro) di cui ben due a ridosso o dentro gli argini del fiume Cedrino, imprevedibile per natura.
Abbiamo anche un comparto estrattivo che stenta ad uscire dal pionierismo (dopo quarant’anni di attività); compra tecnologia per innovare i processi produttivi ma ancora non produce innovazione "interna" e quindi valore aggiunto.
Ma la cosa tragica è che nella quasi totalità dei casi (poniamo il 99,9%...) uno sviluppo di questo tipo innesca delle dinamiche sociali molto difficili da "raddrizzare". Orosei non sfugge a questo fenomeno; la difficoltà a intraprendere attività economiche "in proprio", (a meno che non si faccia parte di determinate consorterie e comunque ci si accontenti delle briciole) unita alla inevitabile saturazione che solitamente accompagna il monopolismo nelle piccole realtà come le nostre, ha prodotto un ceto di camerieri, operai e nulla più.
Completano il quadro la deriva dei costumi sui modelli televisivi e un degrado giovanile dai contorni preoccupanti.
Con tutto il rispetto, ritengo che i miei concittadini debbano aspirare a qualcosa di meglio.

E ora?

Anche volendo, non è più possibile continuare così.
Sgombrando il campo dai possibili equivoci, noi non vogliamo in nessun caso continuare così.

Che fare?

La nostra Amministrazione ha come punto qualificante del proprio programma una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche inerenti il governo del territorio; questo perché crediamo profondamente che un comportamento più responsabile in tal senso sia portatore di una generale "riqualificazione" economica e sociale.
D’altronde non è forse il perseguimento di una generale condizione di benessere lo scopo ultimo della pianificazione?

Il PPR e l’incapacità di guardare altrove

Il prof. Urbani, nel seminario illustrativo sul Piano Paesistico Regionale (il primo di una triade organizzata dagli Uffici Regionali) ha parlato, efficace metafora, di "torsione"; con ciò intendendo la capacità, da parte di amministratori e funzionari, di volgere la testa prima che lo sguardo verso un orizzonte altro rispetto a quello contemplato finora.
Inutile descrivere l’epidemia istantanea di torcicollo e patologie cervicali diffusasi in sala…
In effetti è comprensibile un certo scoramento: dopo anni di "deregulation paesistica", seguita alla bocciatura dei Piani Territoriali Paesistici da parte del Consiglio di Stato, arriva uno strumento puntuale, sostanzioso e profondamente innovativo.
Ma a fronte della parziale indulgenza che si può accordare ai funzionari degli uffici tecnici, pervasi da una sorta di angoscia interpretativa della norma, non credo sia più tollerabile l’ostinazione di tanti amministratori (anche di centro sinistra) che si rifiutano di prendere in considerazione anche solo l’idea del cambiamento.

E noi?

Come ho detto qualche tempo fa a Nuoro, ad un incontro sulla co-pianificazione disseminato di colleghi sospettosi, l’Amministrazione di Orosei è avvantaggiata, non foss’altro che per la "mancata contaminazione": essendo alla prima esperienza amministrativa, nessuno di noi ha mai provato l’ebbrezza della pianificazione "vuoto a perdere".
Ma oltre a questo c’è il fatto che il Piano Paesistico offre la possibilità, su base concreta, di invertire pericolose tendenze in atto, come quella di un’economia che pur fondando la propria ragion d’essere sui valori di pregio del territorio, continua a mortificare questi ultimi in un furore autolesionistico incomprensibile.
Senza un Piano così, nessuna battaglia a difesa del patrimonio collettivo sarebbe possibile; di questo siamo coscienti, e siamo estremamente grati alla Regione e a tutti quelli che hanno contribuito alla stesura del Piano.

Ora viene il bello.

Orosei va a redigere il PUC; l’ultima variante al PRG risale, se non ricordo male, al 1985.
Pur non avendo ancora dati ufficiali a disposizione qualcosa mi dice che non ci sarà molta trippa per gatti; perlomeno per un certo tipo di gatti…
Proprio per questo l’Amministrazione è chiamata a dare delle risposte che non si potranno trovare nel classico armamentario del politico locale: volumetrie da regalare a Tizio o Caio, con il pennarello rosso pronto a ritagliare zone "C" o zone "F" ove necessario…
Si configura la necessità di un Piano Urbanistico Comunale in grado di interpretare ad un livello alto e con strumenti appropriati le indicazioni "politiche" del PPR, e quindi:
- Rivalutazione del centro storico come cuore pulsante di tutte le esperienze;
- Ripensamento delle politiche turistiche in chiave di sostenibilità, attraverso la valorizzazione delle specialità ambientali e la premialità per chi "scommette" ancora sul centro abitato;
- Sottrazione delle aree edificabili (o almeno parte di esse…) alle crude leggi di mercato, per il diritto delle giovani coppie ad avere una casa dignitosa e a prezzo equo;
- Riqualificazione degli spazi di relazione, dei monumenti, della viabilità e dei relativi parcheggi, in funzione di una vivibilità oggi negata.
Gli oppositori più fieri di questo nuovo corso saranno le "lobby edilizie"; muratori, imprese, agenzie. A loro dovremo spiegare (come stiamo già facendo) che per sostenere un’attività edificatoria come quella in atto ( che peraltro, con parecchi immobili invenduti mostra già un mercato asfittico…) occorrerebbe un PUC ogni tre anni, e che ciò non sarà possibile a meno di spianare il Monte Tuttavista (splendido massiccio calcareo in condominio con il Comune di Galtellì, che peraltro ospita il comparto estrattivo e dunque vi sarebbe conflitto di interessi…).
Questo bisognerà spiegare; il resto lo farà il mercato che interviene, cinico come sempre, a decretare la fine di un processo. Indipendentemente da Piani Paesistici, Presidenti di Regione, e ininfluenti Assessori come il sottoscritto.

Perché Orosei?

In effetti Orosei non è Monticchiello, e qui non c’è neanche un Asor Rosa; il nostro è né più né meno uno dei tanti esempi di vicissitudini minori del territorio delle quali la Sardegna e l’Italia in generale sono disseminate.
Nonostante ciò ritengo sia utile parlarne per tanti motivi; uno di questi è, secondo me, il ruolo che Orosei avrà nelle vicissitudini del Piano Paesistico Regionale, nella misura in cui si riuscirà a dimostrare qui che la politica della Regione è non solo giusta ma concretamente realizzabile.
Chi conosce Orosei sa che questa è una grossa sfida; sicuramente vale la pena coglierla, e in tal caso più siamo e meglio è…

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