L´Italia aggancia l´Europa solo se Milano risale la china
(red.)
Dopo circa un secolo, ci vuole un centro studi internazionale per scoprirlo: Milano non finisce ai Bastioni. La capisse chi di dovere! La Repubblica, 26 novembre 2006 (f.b.)
MILANO - La battaglia per rilanciare il paese agganciandolo all´Europa si vince o si perde a Milano. Ma non all´interno dell´angusta cerchia dei Navigli e nemmeno allargandone i confini a livello provinciale bensì rivitalizzando una «regione urbana» che ospita oltre 7 milioni di persone, produce il 17,2% del Pil nazionale e comprende un bel pezzo di Lombardia (Lodi, Pavia, Varese, Como, Lecco e Bergamo) oltre alla provincia di Novara in Piemonte. Solo così la città-regione milanese, oggi al trentesimo posto nella classifica mondiale stilata dall´Ocse del pil pro-capite (35,6 mila dollari) delle aeree metropolitane, potrà recuperare posizioni. E quindi completare il passaggio dall´economia manifatturiera a una società fondata sull´economia della conoscenza. A patto, però, di avere «una governance» capace di guidare politicamente lo sviluppo superando sia la dimensione cittadina sia quella provinciale e regionale.
A disegnare le linee guida per un riscossa possibile della «regione urbana» milanese, è stata la «Territorial Review», un poderoso studio di circa 200 pagine realizzato dall´Ocse e anticipato ieri da Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano. La stessa Ocse che ha già stilato una Review per la città di Helsinki, la conurbazione Copenaghen-Malmo e quella di Vienna-Bratislava, quindi per Melbourne, Atene, Montreal, Città del Messico. Più recentemente, negli ultimi 18 mesi, ci sono stati rapporti sulle due megalopoli coreane di Seoul e Busan oltre che su Stoccolma e Newcastle. In ognuno di questi studi sono stati indicati punti di forza e di debolezza con un´attenzione particolare allo scenario competitivo internazionale e alla capacità di attirare talenti e investimenti da tutto il mondo.

In questo quadro la sfida lanciata all´area metropolitana milanese e tramite Milano all´intero paese è da far tremare i polsi. Si tratta di conquistare sul campo il ruolo di capitale regionale dell´Europa meridionale nella produzione dei servizi avanzati (finanza, editoria, comunicazione, marketing, fiere) e di consolidare il ruolo di capitale globale nella moda e nel design. Per raggiungere questi traguardi la regione urbana milanese dovrà competere con una serie di concorrenti del calibro di Vienna-Bratislava, Lione, Barcellona e Monaco. Un compito arduo perché su 38 aree metropolitane censite dall´Ocse Milano si trova in 27ma posizione per quanto riguarda la produttività, dietro ad aree come Vienna, Lione o Francoforte.
Che cosa può imparare la regione-urbana milanese dall´esperienza dell´Ocse nello studio delle aree metropolitane? Gli economisti dell´Organizzazione citano quattro pre-requisiti indispensabili per accelerare una crescita virtuosa.

1. Milano ha bisogno di una «visione» complessiva del suo sviluppo futuro e quindi deve individuare una strada precisa per raggiungere i propri obiettivi. «Le numerose iniziative sviluppate nell´area metropolitana», ammoniscono gli economisti dell´Ocse, «non sono coordinate e questo riduce clamorosamente il loro effetto». I leader locali, spiegano ancora i ricercatori, utilizzando le risorse economiche per gli investimenti devono comunicare ai cittadini «un´idea chiara» dello sviluppo futuro.

2. L´area metropolitana milanese ha bisogno di «una politica di brand», per imporre una buona immagine sul mercato internazionale. «Essere considerata una città inquinata e congestionata», osservano ancora all´Ocse, «riduce le possibilità di sviluppare l´economia della conoscenza». Un punto dolente, quest´ultimo. Perché all´interno di una classifica europea delle 30 città meno inquinate, Milano si trova al ventinovesimo posto. Solo Mosca è in una posizione peggiore della metropoli lombarda. Un elemento che non incoraggia i migliori talenti presenti sul mercato a trasferirsi nell´area milanese.

3. La terza raccomandazione riguarda la necessità di stimolare la consapevolezza di «essere una comunità» all´interno dell´area metropolitana.

4. L´ultimo consiglio, strettamente legato al precedente, è la «definizione di una propria dimensione territoriale» adeguata allo sviluppo di politiche locali efficaci. Una nuova governance, dunque, capace di superare Comune, Provincia e Regione come «condizione necessaria ma non sufficiente» per innescare lo sviluppo locale. E ricominciare a correre.

Nota: l'articolo non è firmato a seguito di una protesta dei giornalisti; di seguito è scaricabile il documento originale OECD "Policy Briefing" della ricerca citata, che contiene anche le indicazioni per reperire quello integrale (f.b.)

OECD_Milan_policybrief

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