Soru raggiante: «Adesso la Sardegna è salva»
Eddyburg
Approvato in via definitiva il Piano paesaggistico regionale. Confermate tutte le scelte fondamentali:l’abolizione delle lottizzazioni nella fascia costiera, la tutela dei paesaggi intatti o non compromessi, la riqualificazione dei centri interni, la scomparsa del turismo delle ”seconde case”. Abolita l’inutile tabella dei “livelli di valore”. Da la Nuova Sardegna del 6 settembre 2006


CAGLIARI. E’ fatta. La Sardegna ha il Piano Paesaggistico, strumento-principe di pianificazione territoriale che fissa regole certe e soprattutto impone vincoli severi alle costruzioni negli oltre 1800 chilometri di coste dell’isola. Il sì della giunta, che ha cominciato i suoi lavori alle 20,30 (l’esecutivo era stato convocato per le 14), è arrivato alle 21,40. Poco prima dell’inizio della seduta, è giunto il parere della Commissione che aveva lavorato in contemporanea con l’esecutivo.
«Sono molto felice - ha dichiarato, a caldo, un raggiante Renato Soru -. La giunta e la maggioranza hanno tenuto fede a un impegno preso in campagna elettorale, che per noi era un punto fondamentale del nostro programma. La Sardegna, adesso, è salva: esiste mediamente una fascia costiera di tre chilometri dal mare dove non si potrà costruire nulla. Il territorio sardo non sarà più consumato».
La giunta. Alle 21, Gian Valerio Sannaha svolto la sua relazione. L’assessore ha ripercorso le tappe del lunghissimo iter che trae origine dalla bocciatura (per difetto di tutela) da parte del Consiglio di Stato di 13 dei 14 Piani Paesistici della Sardegna.
Le variazioni. Sanna ha poi illustrato le modifiche contenute nel testo finale rispetto alle norme già adottate dalla giunta, che non tenevano conto delle novità introdotte dal Codice Urbani. E’ così scomparsa la tabella dei livelli di tutela paesaggistica (motivo di contrasto con la Commissione), ed è stato introdotta una sorta di flessibilità nei vincoli, a seconda della natura e della posizione delle aree rispetto al mare. C’è un punto fermo, però: nelle zone in cui non esiste una volumetria, non si potrà costruire nulla (è il caso di Costa Turchese del gruppo Berlusconi e di Cala Giunco, dell’editore Sergio Zuncheddu), mentre sarà possibile intervenire nei centri abitati per riqualificare cubature esistenti, per le quali è anche previsto un premio pari al 25 per cento (via libera a Tom Barrack e alla nuova Costa Smeralda, e ai siti minerari del Sulcis). Terminata la relazione, Sanna ha risposto ad alcune domande degli assessori, e alle 21,40 il Ppr è stato varato, dopo le conclusioni del presidente della Regione.
Tempi rispettati. Non c’è stato lo slittamento del voto a stamattina (Renato Soru era nettamente contrario), come era stato ipotizzato durante una giornata caratterizzata dall’annunciato vertice di maggioranza e dalla riunione della Commissione Urbanistica, conclusasi con l’abbandono dell’aula da parte dei partiti di centrodestra. Non c’è stato bisogno di alcun rinvio proprio perché il parlamentino, dopo l’audizione dell’assessore all’Urbanistica, ha avuto la possibilità di esprimere un parere compiuto prima che la giunta cominciasse la sua riunione. Il presidente Giuseppe Pirisi e i commissari non hanno potuto prendere visione del testo finale della delibera, ma ogni polemica è stata bandita. «L’assessore - ha dichiarato Pirisi - ha fornito in modo esauriente tutti i chiarimenti richiesti dai commissari e dunque anche da parte nostra c’è stato il via libera».
Restano, è vero, alcuni punti non completamente condivisi. Superato lo shock per la mancata consegna della carta dei livelli, l’impegno della giunta è quello di venire incontro alle osservazioni del parlamentino soprattutto sulle costruzioni nell’agro, e sugli interventi di riqualificazione dei siti che dispongono già di una volumetria. Per gli aggiustamenti s’interverrà attraverso circolari esplicative e la riforma della legge urbanistica regionale.
La giornata. La scansione degli appuntamenti annunciati da giorni è stata rispettata alla lettera. Alle 9,30 la maggioranza (capigruppo e consiglieri della Commissione Urbamistica) ha cominciato a discutere, dopo aver ascoltato Giuseppe Pirisi, che l’altro ieri mattina aveva incontrato l’assessore all’Urbanistica per poi, nel pomeriggio, riferire al direttivo dei Ds. Il via libera della Quercia nel cuore della notte ha giovato all’intera coalizione al cui interno non esistevano altre posizioni contrarie all’approvazione del Ppr nella giunta di ieri.
Alle 11, ecco la Commissione. Protagonista della seduta, ancora Pirisi, che ha illustrato i chiarimenti fornitigli da Sanna sulle osservazioni del parlamentino. Si è poi reso necessaria l’audizione dello stesso titolare dell’Urbanistica, il quale ha ribadito il motivo per cui le tabelle dei livelli di tutela paesaggistica non avevano più ragione di esistere, alla luce delle nuove norme del Codice Urbani. Le zone agricole, poi. Gian Valerio Sanna ha confermato la scelta politica dell’esecutivo che intende vietare ogni tipo di costruzione nelle aree ricadenti nelle zone costiere. Si è anche parlato della riqualificazione delle costruzioni nei centri abitati (è previsto un premio di cubatura pari al 25 per cento di quanto già edificato), che sarà possibile solo con i piani di risanamento previsti dai Puc (se il Puc manca, scatta un’Intesa tra Regione, Provincia e Comune).
Soddisfatti ma non entusiasti, i consiglieri di maggioranza hanno apprezzato l’accoglimento di numerose osservazioni, e hanno poi accettato di rimandare a una seconda fase la definizione dei punti su cui non esiste il consenso.
All’audizione di Sanna, ha fatto seguito la svolta. La Commissione ha infatti deciso di proseguire a oltranza i suoi lavori per esprimere nella stessa serata di ieri il parere da inviare alla giunta per il varo definitivo del Ppr. La cosa non è piaciuta all’opposizione che ha abbandonato l’aula.

«Siamo all’emergenza istituzionale»
Il centrodestra abbandona la seduta della commissione Urbanistica

CAGLIARI. «Siamo all’emergenza istituzionale». Si fa sempre più dura l’offensiva politica del Centrodestra nei confronti di Renato Soru. Ieri pomeriggio in consiglio regionale l’opposizione ha abbandonato la seduta della commissione Urbanistica dopo che la maggioranza aveva deciso di andare avanti per dare immediatamente alla giunta il parere sul Piano paesaggistico. Il vice presidente Fedele Sanciu (Forza Italia), che sta per trasferirsi al Senato, ha affermato che «il marionettista Soru non si accontenta più di mettere a tacere il Consiglio, ora umilia e mortifica anche la sua maggioranza». Sanciu ha inoltre detto che con l’approvazione del Piano «si scrive la parola fine all’operazione volta al controllo totale da parte del presidente di tutti gli atti di programmazione e pianificazione urbanistica del territorio regionale, scippando di fatto alle amministrazioni locali delle loro prerogative e avvilendo l’operato di Province e Comuni». L’esponente di FI ha concluso: «Sotto la maschera di un falso ambientalismo viene impedita qualsiasi attività turistica dei piccoli e medi imprenditori sardi dando spazio solo ai grandi gruppi nazionali e internazionali, che nutrono le “simpatie” del presidente della giunta».
In mattinata tutto il Centrodestra (oltre ai capigruppo e ai membri della commissione c’erano anche parlamentari, segretari regionali e il sindaco di Cagliari Emilio Floris) ha tenuto una conferenza stampa d’attacco, dimostrandosi compatto. Durissime le critiche sia sul merito del Piano sia sul metodo «imposto dal governatore». L’opposizione ha ribadito il giudizio negativo sullo strumento paesaggistico che «blocca lo sviluppo turistico», «attribuisce al presidente della giunta il ruolo di «centro decisionale unico» in modo anche «arbitrario», «espropria di competenze le autonomie locali» e, nelle parole del capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa, «trasformerà la Sardegna in un museo, da cui tanti sardi saranno costretti ad andare via». Soffermandosi sulla «discrezionalità» riservata all’esecutivo, La Spisa ha parlato di «contraddizione fra un Piano che dice di volere conservare il paesaggio e dall’altro lascia aperte tante possibilità, stravolgendo il sistema delle autonomie locali» e di scelte che «portano a compimento quanto già delineato nella legge 8 che affida alla giunta il potere di approvare strumenti urbanistici senza coinvolgere il consiglio regionale». Per il componente della commissione Urbanistica Franco Ignazio Cuccu (Udc) «nulla è consentito ma contemporaneamente tutto lo è, se di gradimento di chi comanda la partita. Nessun sardo che vorrà intraprendere iniziative imprenditoriali potrà avere conoscenza delle regole del gioco perchè tutto passerà attraverso il governatore». «Il messaggio peggiore - secondo Pierpaolo Vargiu, capogruppo dei Riformatori - è la divaricazione totale fra ciò che si è detto e ciò che si è fatto. Da un’impostazione rigida ispirata quasi a un’etica calvinista è disceso invece uno strumento che somiglia alla vendita delle indulgenze». I dissensi interni al Centrosinistra sullo strumento urbanistico sono il sintomo di una «crisi politica della maggioranza» per il capogruppo di An Ignazio Artizzu, che in riferimento al metodo seguito alla giunta ha parlato di «non ascolto e non condivisione che avrà conseguenze pesanti anche sul lavoro e l’economia di molte famiglie sarde».
Giudizi molto severi sul piano politico e istituzionale («siamo all’emergenza») sono stati dati anche dai coordinatori di FI e An (i senatori Piergiorgio Massidda e Ignazio Delogu), dal coordinatore dei Riformatori Michele Cossa, dal capogruppo di Fortza Paris Silvestro Ladu e dal rappresentante del Nuovo Psi, Raffaele Farigu.

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