Il pessimo indotto dell’eolico
Carla Ravaioli
Quando leggo interventi come quello di Fabrizio Bottini ...
Quando leggo interventi come quello di Fabrizio Bottini del 17 scorso, mi si allarga il cuore. Perché le energie alternative, di qulsiasi tipo, sono diventate, in tutti gli ambiti dello shieramento politico e dell’opinione pubblica in genere, una sorta di luminosa stella cometa, che infallibilmente ci condurrà fuori dalle minacce della crisi ecologica planetaria e ci regalerà il sorriso di una natura ritrovata nel suo antico splendore. E sono rarissimi coloro che hanno il coraggio di sollevare qualche obiezione in materia, sfidando i fulmini, o nel migliore dei casi la paziente sopportazione che si riserva a vecchi e noiosi passatisti, privi di fede nelle magnifiche sorti e progressive, peraltro con clamorosa incongruità puntuali utenti (alla pari di qualsiasi altro abitatore del nostro tempo) di quanto la tecnica, sostenuta da massiccie dosi di energia, offre al nostro conforto. Bottini ha questo coraggio e ad esso aggiunge una buona dose di intelligente ironia, che non guasta mai.

Ma in particolare l’intervento di Bottini è apprezzabile perché non si limita a considerare, come non pochi già hanno fatto, il lato estetico dell’”operazione ventole”, cioè di interventi che in un paesaggio come quello italiano non possono non risultare un guasto, e (come commenta Eddy) rischiare un costo difficilmente compensato dai benefici. Considerazione che d’altronde Bottini accantona, con eleganza demandandone ad altri opportuna discussione. Solleva invece la questione decisiva dell’indotto, cioè di quanto la fabbricazione l’impianto e la messa in opera delle ventole, oltre al trasporto dell’energia prodotta al luogo del suo impiego, comporta di degrado dell’ambiente non solo circostante. Con un discorso generalmente trascurato e che invece, anche se in termini diversi, vale per ogni tipo di energia alternativa: e a questo infatti (benché polemizzando con Valentini si occupi soprattutto di windfarm) Bottini chiaramente allude quando accenna alla possibile riconversione di vaste culture agricole in vista di produzione di energia da biomasse.

Ma la critica all’impostazione del problema energetico, così come oggi da tutti praticamente viene affrontato, vale soprattutto in quanto alla sua soluzione si guarda come alla felice possibilità di seguitare ad alimentare e mantenere indefinitamente immutato l’attuale regime economico, anche in vista di un ormai prossimo esaurimento delle fonti energetiche fossili. Non è un caso che questo sia l’unico argomento di carattere ambientale che interessa anzi entusiasma Bush, affossatore di Kyoto e noto denigratore di ogni iniziativa ecologica. L’ha detto in tutte lettere ad uno degli ultimi G8: la nostra sfida è quella di sostituire i fossili, così da bloccare il mutamento climatico e serenamente continuare a puntare sulla solidità e l’espansione delle nostre economie.

Con la parola del leader non solo le destre, ma tutti più o meno sembrano concordare. Ignorando che l’inquinamento da idrocarburi è certo il più pericoloso per l’equilibrio ell’ecosfera, ma non è il solo; che ogni ritrovato capace di aumentare l’efficienza non serve gran che quando la produzione continua ad aumentare come accade, anzi come si vorrebbe accadesse; soprattutto che il pianeta Terra ha dei limiti precisi e non estensibili a piacere, e soltanto una politica mondiale che si fondi su questa incontrovertibile verità potrebbe (potrà?) evitare il peggio.

Ma non voglio insistere. Sono cose che ho detto più volte, sovente riprese anche da Eddyburg (ad esempio con un pezzo dell’8-4-05, titolo “Innovare non basta più”, un altro del 14-7-05, titolo “Energie rinnovabili e capitalismo”, ecc.) Comunque le battaglie mirate sono fondamentali e perfino più utili in quanto più facilmente accessibili a tutti. Un sentito grazie a Fabrizio Bottini.

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