Senza tempo né legge
Valerio Calzolaio
Nuove norme ministeriali in materia di ambiente, senza alcun dibattito. Arriveranno mai in porto? Da Avvenimenti, 23-29 settembre 2005 (g.p.)
Lo scontro si annuncia aspro e di merito. Di qui al voto politico, nel paese e in Par­lamento, centrodestra e centrosi­nistra parleranno soprattutto con i “fatti”. Sul piano istituzionale le due questioni più grandi fino alla fine dell'anno sono la finan­ziaria 2006 e l’eventuale riforma elettorale. La prima si deve co­munque fare, la seconda non si dovrebbe comunque fare (non si cambiano le regole, da soli e alla vigilia del voto). C’è una terza questione alla quale vi invito a dare uno sguardo non troppo di­stratto: il governo Berlusconi propone di riformare l'intera le­gislazione ambientale italiana. Questa settimana avrà il parere formale della commissione scel­ta da Matteoli, poi inizierà il suo iter fino ad avere il bollo delle compiacenti maggioranze di centrodestra delle commissioni parlamentari. Infine raccoglierà osservazioni pubbliche (varie amministrazioni) e private (alcu­ni gruppi d'interesse), subirà un ultimo passaggio parlamentare per un parere definitivo; poi do­vrebbe emanare i decreti con i nuovi testi. Tutto questo percor­so potrebbe essere chiuso in cir­ca cento giorni.

Le bozze circolano da neanche un mese, le strutture ministeriali competenti non le hanno mai vi­ste: sono affidate, finora, solo ad amici e consulenti fidati. Sono state inviate ai 24 commissari il 2 settembre, via email. Se le hanno stampate occupano migliaia di fogli e vari chili di carta. La ri­unione della commissione era prevista per il 7 settembre, la maggioranza dei presenti non le aveva nemmeno sfogliate, il mi­nistero ha chiesto di an­dare avanti comunque, una settimana per le osservazioni, quindici giorni per il varo, previsto a giorni. Con coraggio e intelligenza il Wwf ha fatto circolare in rete i testi già dall’8 settembre, inviandoli anche agli ignari deputati e senatori. Già li avevo scorsi ma è stata una scel­ta intelligente. Pensate, ho con­tato in 5 decreti 214 articoli e ol­tre 30 allegati. Dovevano essere 7 decreti, ma due sono stati ac­corpati (tutela delle acque e di­fesa del suolo) e uno non è pronto (gestione delle aree protette). Articoli spesso molto lunghi, con tanti commi. Allegati enormi pieni di schede ed elenchi. E come si fa? Immagino i 24 commissari, almeno quelli davvero competenti, con un po’ di coscienza. Che osservazioni possono fare? Conosceranno bene alcune ma­terie, si limiteranno a qualche articolo di un solo decreto. Avrebbero bisogno di consulta­re altri esperti, di simulare alcu­ni effetti, di verificare stati di at­tuazione della legislazione vi­gente, nelle regioni ad esempio, di comparare direttive comuni­tarie e norme di altri paesi, di raccogliere spunti di docenti, ri­cercatori, amministratori, operatori. La democrazia parlamentare serve a questo. C’è un percorso trasparente: istruttoria in commissione, tempi per gli emendamenti, audizioni, dos­sier dei servizi studi, note degli uffici, comitati ristretti, valuta­zioni politiche nei gruppi, pareri delle altre commissioni, lettura in aula, discussione, sì discus­sione, su ogni tema, su ogni arti­colo, su ogni comma. Solo alla fine di tutto questo dovrebbe es­serci un voto. Poi passaggio al­l’altra Camera, stesso iter, mo­difiche. Ci si arriva lentamente a norme generali ed astratte. Non sempre perfette o coerenti, limitando però il rischio di pia­ceri frettolosi, di passaggi se­greti, di interessi privati. E si è arrivati così alle decine di leggi che ora Berlusconi e Matteoli vogliono cambiare per intero, in legislature diverse, con finalità specifiche, correggendo e affi­nando, attraverso complesse at­tuazioni. Quei soli 24 commis­sari hanno avuto 20 giorni per tutti i testi, le commissioni par­lamentari avranno un solo mese. Su testi che già si dicono di vo­ler cambiare, su testi che per ora nemmeno ci sono. Chi ha stu­diato i decreti ha già denunciato i pericoli di sostanza, sui rifiuti come sulla valutazione di im­patto ambientale. Magari ci sarà anche qualche osservazione che verrà recepita. Ma è l’impianto che ha bisogno di una lunga, ap­profondita, discussione. Sugge­risco alla commissione e al mi­nistro di riflettere bene. La leg­ge dice che nei due anni succes­sivi all'emanazione il (nuovo) governo e il (nuovo) Parlamen­to possono riscrivere tutto. For­se è meglio allora prendersi qualche mese in più, predispor­re schemi sui quali Camera e Senato possono lavorare con calma nei primi due anni della prossima legislatura. Altrimenti, se dovremo prendere o lasciare, dovremo proprio lasciare.

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