Tasse: 4 domande all’Unione
Carla Ravaioli
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Perché l’Unione sul tema tasse continua a rispondere alle brutali bordate di Berlusconi allineando numeri, spiegando che il suo programma non prevede stangate, promettendo che saranno colpiti solo i grandi patrimoni, ecc., col tono di chi si senta tenuto a discolparsi? Perché invece non sostiene con orgoglio la propria politica fiscale, e non dice che le tasse sono il necessario supporto dello stato sociale, cioè di un complesso di servizi destinati a correggere in qualche misura le disuguaglianze? Perché non ricorda che infatti nei paesi socialmente più avanzati, come quelli scandinavi e per buona parte quelli del nord Europa, le tasse sono molto più alte che da noi, e in qualche caso toccano il 50% dei redditi maggiori? E che proprio questo garantisce sistemi sanitari efficienti, asili per tutti, scuole di qualità, università e ricerca scientifica di buon livello, giustizia funzionante, città vivibili?

Perché non dice che la riduzione delle tasse è una politica tipica delle destre, che va a beneficio soprattutto, a volte soltanto, dei ceti più abbienti, con la difesa delle grandi fortune, delle rendite, della speculazione? Perché non grida che politiche di questo tipo non fanno che allargare la forbice tra ricchi e poveri, proprio come è accaduto e continua ad accadere negli Stati Uniti, e come è accaduto anche in Italia con il governo Berlusconi?

Perché non insiste a ricordare che Berlusconi non soltanto con una serie di condoni ha favorito e apertamente incoraggiato l’evasione fiscale, ma ha avuto l’impudenza di dichiarare pubblicamente il diritto all’evasione; diritto che ovviamente non può appartenere ai lavoratori dipendenti? Perché non mette sotto accusa quanti (a destra soprattutto, ma non solo) di fatto sembrano ritenere le tasse null’altro che un furto perpetrato dallo stato ai danni dei cittadini, e fanno di tutto per diffondere questa convinzione? Perché non denuncia l’uso corrente di frasi come “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”, che proprio questa convinzione più o meno consapevolmente esprimono e ribadiscono?

Perché non dice insomma con chiarezza e, ripeto, con orgoglio: le tasse non sono un furto, sono uno strumento necessario a ridurre, almeno un po’, la vergogna di enormi e crescenti iniquità sociali?

[testo pubblicato anche su l'Unità, 3 aprile 2006, p. 26 col titolo: "Lorgoglio di volere uno Stato Sociale"]

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