Il dibattito sulla politica territoriale
Fabio Poggioli
Una lettera inviata a Liberazione, e a Eddyburg il 23 febbraio 2005. Bene il programma comune del centro sinistra, ma intanto fermiamo la Legge Lupi
Sono uno degli Amministratori che ha aderito all’appello che qualche mese fa Marco Guerzoni ha lanciato dalle pagine di Liberazione. In quel documento veniva manifestata la necessità di allargare il confronto con il centrosinistra anche alla “questione territoriale”, partendo dall’esigenza di un recupero culturale rispetto questi temi. Già in precedenza, riferendomi alla proposta di confronto programmatico per le Sinistre avanzata da MicroMega, avevo lamentato una carenza proprio sulle questioni relative al governo del territorio, a conferma di una loro sottovalutazione anche a sinistra.

Su questi temi per battere Berlusconi non è sufficiente, seppur necessario, indignarsi per il condono o organizzare uno sbarco nella villa del Premier in Sardegna, è indispensabile costruire una proposta programmatica esattamente contraria allo slogan “padroni in casa nostra”; capace di fare comprendere l’aberrazione di Milano2, che troppo spesso ha rappresentato un modello anche da qualcuno all’interno del centrosinistra. Occorre un grande sforzo per promuovere questo processo poiché è necessario recuperare un’ arretratezza del nostro paese in questa materia sia dal punto di vista legislativo, con una riforma che non è arrivata, sia dal punto di vista economico e culturale.

Troppo spesso infatti per favorire la rendita immobiliare si è trattato il problema della casa come una questione privata, individuale e, di fronte alla carenza strutturale di iniziative pubbliche nel settore della casa, si consegna il cittadino nelle mani dell’immobiliarista, che a sua volta lo gira al sistema creditizio per un mutuo “agevolato” (a questo andrebbe aggiunto, come male minore, una qualità degli insediamenti quasi sempre scadente dettata da una visione esclusivamente domestica dell’abitare).

Questo blocco d’interessi non ha certo stimolato il varo di norme e interventi pubblici organici in questo settore tanto meno ha favorito la diffusione della qualità architettonica diffusa, al contrario ha spesso ridotto il piano regolatore ad un “affare” per pochi e provocato guasti che sono sotto gli occhi di tutti: dallo scempio architettonico e ambientale al congestionamento del traffico dovuto all’irrazionalità del sistema insediativo.

Occorre quindi anzitutto lavorare per superare quel blocco e al tempo stesso controbattere alla concezione che sta dietro a quello slogan: la libertà di chiudersi in casa per disinteressarsi a quanto accade fuori, salvo indignarsi quando si ritiene possa essere coinvolta la nostra sfera “domestica”. E’ necessario liberarsi dalla trappola che induce a considerare il piano regolatore come uno strumento riservato agli addetti ai lavori e ricominciare a discuterne, soprattutto con chi i terreni non li possiede, occorre rilanciare il Piano quale unico strumento capace di garantire l’interesse collettivo, superare politiche neo liberiste e derogatorie che hanno caratterizzato tutti gli anni 90, e che continuano ad imperversare, e su questo avviare un confronto a sinistra sul governo del territorio.

Sono anche questi i motivi che mi portano a condividere una recente intervista al Segretario Fausto Bertinotti in cui dice di immaginare, per un prossimo governo di centrosinistra, un Ministero dell’Economia e del Piano. Pur comprendendo che probabilmente in questo caso la mia è una lettura “interessata” ( mi rendo conto che il termine Piano va riferito prioritariamente all’esigenza di programmazione economica) è per me significativo che si torni a parlare in questi termini (di Piano). Procedendo nella lettura, mi conforta ulteriormente una serie puntuale di richieste che il Segretario avanza al centrosinistra fra cui “un piano per l’edilizia popolare che comprenda i bisogni degli immigrati”. Ritengo questi cotenuti estremamente qualificanti per il confronto programmatico in vista delle elezioni 2006, credo però che sia importante, nel frattempo, costituire un fronte comune per evitare che in questo lasso di tempo si approvino provvedimenti legislativi che possano pregiudicare un nostro futuro impegno di governo.

Finalmente questo dibattito, da più parti invocato, si sta attivando, in particolare sulle pagine del nostro giornale. Mi riferisco in particolare all’appello “Fermate la Legge Lupi”: speriamo di essere ancora in tempo per fermare una Legge che annichilisce il Piano anziché dargli centralità, subordina il potere Pubblico all’iniziativa privata, sottrae aree all’obbligo di pianificazione, cancella quelle poche conquiste degli anni 60 come la dotazione minima di spazi pubblici prevista per legge! E’ vero che il paese aspetta una riforma da sessant’anni ma non per questo dobbiamo avallare questa, come invece qualcuno sta dicendo, anche nel centrosinistra.

Sullo stesso tema
Antonietta Mazzette
Se confrontiamo l'urbanistica italiana con quella degli altri paesi...Una lezione al Centro studi urbani di Sassari. La Nuova Sardegna, 25 marzo 2009
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Una recensione di questo sito, da il manifesto del 31 dicembre 2004
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Un’analisi interessante e condivisibile, che però trascura un aspetto essenziale del problema: chi decide? con quali legittimazione? con quali procedure? Da la Repubblica del 29 agosto 2005
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