il Governo impugna la legge per le coste della Sardegno
Emanuele Dessì
Ieri avevo dato la notizia con il titolo: Banditi in Sardegna. Oggi riporto questi tre articolo da l’Unione sarda del 15 dicembre 2005.
La legge per le coste sarde ora al vaglio della Consulta
Soru difende la sua creatura: «Ci proibiscono di far bene» La Corte costituzionale avrà tre mesi per decidere sul ricorso

Cinque minuti prima delle 13 il Consiglio dei ministri si è messo di traverso alla legge sulle coste voluta, primo fra tutti, da Renato Soru. Come anticipato ieri dall'Unione Sarda, il Governo Berlusconi, a dieci giorni dalla decorrenza dei termini per opporsi alla legge regionale 8/2004 ("Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica"), ha sollevato la questione di legittimità.

Uno scontro vero e proprio tra poteri dello Stato. L'articolo 127 della Costituzione affida alla Corte costituzionale il compito di dirimere la controversia. L'altro giorno erano stati tredici sindaci della Sardegna (in testa i primi cittadini di Olbia e Cagliari, Settimo Nizzi ed Emilio Floris) a sollecitare una presa di posizione del Governo. Per il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, che ha proposto il provvedimento, approvando la legge sulle coste la Regione è andata oltre le sue competenze.

Il ministro. A chi ci vede uno scontro politico bello e buono il ministro di Forza Italia replica sostenendo che «il Governo non poteva fare diversamente che impugnare la legge, così come si è fatto per qualunque altra materia e per qualsiasi altra Regione di qualunque colore. Semplicemente», afferma La Loggia, «abbiamo fatto un'analisi molto scrupolosa di decisioni prese dalla Regione che presentavano evidenti aspetti di illegittimità costituzionale perché sforavano di molto le competenze dello statuto regionale della Sardegna e abbiamo agito di conseguenza».
La notizia, già prima dei lavori del Consiglio dei ministri, era data per scontata, ma nessuno ha voluto fare commenti prima dell'ufficialità. Alle 15.06 un flash dell'Ansa scatena le reazioni del centrosinistra e degli ambientalisti, per lo più a livello nazionale. Parla solo Soru. La maggioranza alla Regione si astiene dal fare commenti. Poco prima delle nove di sera la replica è in un comunicato del presidente della Giunta.
«Dalla lettura delle motivazioni non si capisce che cosa vuole dire il Governo. La Regione», scrive Renato Soru, «tutela troppo o troppo poco il suo territorio? Può disporre di una delle sue risorse fondamentali, l'ambiente, oppure non deve farlo perché il Governo pensa di poterne fare una tutela migliore? E in attesa che lo faccia, dobbiamo assistere impotenti alla distruzione definitiva di questo bene?». Il presidente della Giunta aggiunge: «Credevo che il compito del Governo fosse quello di sopperire a una mancanza di tutela, e non di proibire a una Regione di farlo bene e per proprio conto. Mettono in discussione i poteri e la nostra autonomia speciale in maniera anacronistica, quando una Regione a statuto ordinario, la Toscana, solo pochi giorni fa ha avuto riconosciute le competenze in materia di tutela del patrimonio artistico e culturale, e ha ottenuto questo risultato nonostante l'opposizione del Governo. Questo ci incoraggia nella rivendicazione del nostro diritto di programmare responsabilmente l'uso delle nostre risorse in funzione dello sviluppo».
Ancora Soru: «Credo che siamo dalla parte giusta e a leggere le motivazioni non mi viene nessun dubbio su quello che abbiamo fatto. Il ricorso è così singolare in quella prima parte, che spinge a pensare che l'intento del Governo sia quello di bloccare la norma che impedisce che la Sardegna diventi la piattaforma eolica del Mediterraneo. Dopo le servitù militari non può esserci imposta anche la servitù eolica nazionale. E dopo, cos'altro?».

La legge. Dopo un primo vincolo imposto dalla Giunta con una delibera del 10 agosto, i provvedimenti sulle coste sono diventati legge con un voto del Consiglio il 25 novembre scorso, arrivato dopo un aspro confronto in aula. Il centrodestra, prima ancora del dibattito, aveva contestato la legittimità del provvedimento. Per la Giunta il provvedimento è nato dall'esigenza di riempire il vuoto normativo determinato dall'annullamento da parte del Tar e del Consiglio di Stato di 13 dei 14 Piani paesaggistici territoriali.
Stando alla legge 8, la Giunta dovrà approvare entro un anno il Piano paesaggistico regionale. Il terzo di dieci articoli dispone il blocco degli interventi nella fascia costiera dei 2 chilometri, ad eccezione dei Comuni con il Puc approvato e del Ptp del Sinis. La legge fissa limiti anche per l'installazione di nuovi impianti eolici.I tempi.
Il Governo ha dieci giorni per depositare il ricorso nella cancelleria della Corte costituzionale. La Consulta fissa l'udienza in discussione entro novanta giorni dal deposito del ricorso stesso. Solo nel caso in cui la Corte ritenga che «l'esecuzione dell'atto impugnato possa comportare il rischio di un irreparabile pregiudizio all'interesse pubblico», accorcia i tempi. Nel caso la discussione viene fissata in 30 giorni e il dispositivo della sentenza depositato entro 15. Per la legge sarda si seguirà certamente la prassi ordinaria.

Pioggia di commenti
Gli ambientalisti: uno scandalo Pili: legge dannosa

Il mondo ambientalista è in subbuglio, a Cagliari e a Roma. «La decisione del Governo è semplicemente scandalosa», afferma Ermete Realacci, dirigente di Legambiente e membro dell'esecutivo della Margherita. «Il Governo dei condoni e della sanatoria dell'abusivismo edilizio impugna una legge che tutela il paesaggio, la bellezza e l'identità dell'Isola. Chiederemo un immediato confronto in Parlamento».

Non è più tenero Alfonso Pecoraro Scanio, presidente del Verdi. «Siamo al salva-cantiere, ovviamente quello di casa Berlusconi. Il centrodestra mostra, ancora una volta, una straordinaria miopia nei riguardi della questione ambientale». Parla di «vergogna» anche Sergio Gentili, esponente della direzione nazionale Ds e portavoce di Sinistra Ecologista. «È un atto di prepotenza che colpisce l'autonomia di una Regione a statuto speciale». Per il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, ieri a Cagliari, «non sarebbero intervenuti se avessero deciso di devastare le coste con la speculazione. Il loro federalismo è laissez faire, la devastazione dell'economia e della società. La nostra difesa dell'autonomia è la difesa della terra».
Il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia parla di «polemiche strumentali e becere». Per il leader del centrodestra sardo, Mauro Pili, «è un atto dovuto per una legge fatta dal centrosinistra contro la Sardegna e contro i sardi. I personaggi che si ergono a difensori della Sardegna sono gli stessi che hanno imposto il parco del Gennargentu fatto di vincoli capaci solo di bloccare lo sviluppo contro le popolazioni locali. Ai signori del centrosinistra nazionale che si occupano della Sardegna solo per le vacanze», aggiunge Pili, «dico che non ci saranno oasi di Stato, così come hanno sempre pensato di trasformare la Sardegna in questi anni».
Per Eugenio Murgioni, sindaco di Castiadas e consigliere regionale di Fortza Paris, «la Giunta, nonostante i proclami e le belle parole, ha operato in questo campo con troppa fretta e superficialità. Al nuovo esecutivo manca un progetto globale e anche la capacità di perseguire singoli obiettivi». Diversa la posizione di Linetta Serri, presidente dell'Anci Sardegna: «Non conosco le motivazioni, anche se mi sembrano difficili da trovare. Un'impugnativa all'Alta corte può avvenire solo per un eccesso di potere. Non mi sembra che questo sia avvenuto. Parlerei piuttosto, anche per la competenza esclusiva della Regione in materia urbanistica, di una volontà centralistica che non è condivisibile. Un rigurgito di centralismo che giudichiamo in modo del tutto negativo».
Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, si gode il momento: «Siamo assolutamente felici, soprattutto perché si farà finalmente chiarezza. Da subito noi abbiamo sollevato il problema dell'incostituzionalità della legge. Quando un Governo impugna un provvedimento, non lo fa a cuor leggero, ma con il supporto degli uffici, che non danno una lettura di parte. Sarà la Corte costituzionale, nella quale riponiamo la massima fiducia, ora, a poter decidere liberamente».

Vincenzo Tiana e Roberto Della Seta, presidenti regionale e nazionale di Legambiente, pongono la stessa fiducia nella Consulta, «affinché venga garantita, come impone la Costituzione, la tutela del territorio e del paesaggio». Per Wwf Italia «si è scatenata la pretestuosa polemica di tutte quelle forze politiche che hanno rifiutato qualsiasi seria limitazione alla politica del cemento».

Ma per Giorgio La Spisa, capogruppo di FI in Consiglio regionale, «l'impugnazione è un atto che il Governo nazionale ha sicuramente valutato con la massima attenzione, per verificare la fondatezza dei rilievi di illegittimità da più parti segnalati. Adesso la competenza a giudicare passa dalle sedi politiche a quelle della giurisprudenza costituzionale: una sede autorevole e neutrale rispetto alla dialettica tra i partiti».

Per Gianni Biggio, presidente di Confindustria Sardegna, «il Governo si è preso un bel rischio. Se la Consulta dovesse dar ragione alla Regione, per Soru sarebbe un colpo eccezionale. Non sono comunque sorpreso dalla decisione del Governo, troppi i dubbi sollevati da più parti. Di sicuro», conclude Biggio, «questo gran parlare non ci giova. Servono dialogo e serenità. Per il bene di tutti». (e. d.)

Le motivazioni del Consiglio dei ministri: nel mirino il blocco della fascia costiera e l'eolico
«Quelle norme sono illogiche e irrazionali»

Il Governo mette all'indice, al primo punto del provvedimento di impugnazione, alcuni passaggi degli articoli 3 (Misure di salvaguardia) e 4 (Interventi ammissibili), commi 1 e 2, della legge regionale 8/2004. L'articolo 3 stabilisce il blocco di 18 mesi nella fascia di 2 chilometri dalla battigia, che scende a 500 metri nelle isole minori. Fanno eccezione i Comuni con i Puc approvati e il Ptp 7, nel Sinis. Il divieto (articolo 3) riguarda «nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia», nonché «quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione».

Per il Governo queste norme «risultano illogiche e manifestamente irrazionali», in contrasto con l'articolo 3 (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge) e 97 (imparzialità dell'amministrazione) della Costituzione. «I criteri adottati», si legge nel provvedimento del Consiglio dei ministri, «che non trovano giustificazione in alcuna valutazione paesistica, non sono tali da soddisfare le finalità di tutela perseguite, sia per quanto riguarda i limiti fissati entro i quali è vietata la realizzazione di nuove opere, sia per la previsione delle deroghe ad esclusione da tali divieti».

Per gli stessi motivi «è censurabile» l'articolo 7: dice che gli interventi pubblici possono essere autorizzati dalla Giunta. Contestato, al punto 2 del provvedimento, il comma 3 dell'articolo 8: dispone che fino all'approvazione del Piano paesaggistico regionale, «è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia eolica, salvo quelli precedentemente autorizzati», nel caso in cui, però, lo stato dei lavori abbia già comportato un'irreversibile modificazione dello stato dei luoghi. In caso contrario, anche se autorizzati, gli impianti devono essere sottoposti a valutazione di impatto ambientale.

«Tali disposizioni», sostiene il Governo, «eccedono dalla competenza statutaria di cui agli articoli 3 e 4 dello Statuto speciale di autonomia, ponendosi in contrasto con l'articolo 117, comma 2, lettera s, della Costituzione, che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dei beni culturali». La legge regionale 8 viola il decreto legislativo 387/2003, che recepisce una direttiva europea sulla promozione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, «laddove prevedono che tali fonti sono considerate di pubblica utilità». (e. d.)

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