La penisola di cemento
Sergio Frau
Il nuovo Atlante del prestigioso IGM, nella sua neutralità, documenta il disastro. La politica se ne accorgerà? Da la Repubblica del 2 febbraio 2006


Metti il suolo... Uno non se lo pone mai il problema di sapere che suolo è quello che sta calpestando. Eppure da noi esistono entisuoli, inceptisuoli, vertisuoli, mollisuoli, alfisuoli, Ultisuoli, aridosuoli, spodosuoli, oxisuoli, histosuoli, andisuoli... A guardarsela così quest´Italia appena riapparsa sulle pagine del nuovo Atlante dei tipi geografici dell´Istituto Geografico Militare, evoca prima il sogno borgesiano della mappa uno a uno. Subito dopo, però, è l´Oscar Wilde del Ritratto di Dorian Gray che ti viene in mente...
Il Vesuvio? Lo sanno tutti che è vivo, pieno di fuoco e, se vuole, sa farsi assassino: eppure una cintura recente di case, ormai, lo strangola da presso.
Chiasso e Como? Erano due paesoni, in mezzo c´erano solo i campi. Oggi, a vederli, sono un´unica distesa di case e villette, spalmata tra Italia e Svizzera.
Le coste? Qualche porto, sì, qualche borghetto a mare, le grandi città portuali, ma tutto il resto era natura, l´Italia. Oggi - e lo si vede - di litorale intatto ce ne rimane pochino assai...
E il mare? Cos´è quel rosa pazzo che colora le onde? Mucillagini, che però al satellite e alle sue tecnologie di termoluminescenza non lui: oggi, però, c´è. Lago di Lavarone si chiama. Lo ha creato la frana precipitata nell´invaso del Vajont.
Riappare così l´Italia, ma tutta nuova, come l´abbiamo fatta noi, nell´ultimo mezzo secolo: è quella del III millennio.
Italia, istruzioni per l´uso si chiama, quest´Atlante (Igm, 100 euro). A firmarlo, è - per la terza volta, da quando l´Italia è unita - l´Istituto Geografico Militare. La prima volta - era il 1922 - l´Atlante IGM uscì a firma di Olinto Marinelli. Una seconda volta, nel 1948 venne affidato a tre scienziati: Roberto Almagià, Aldo Sestini e Livio Trevisan. Ora - coordinato dal direttore della Scuola Superiore di Scienze Geografiche, Salvatore Arca, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica e finanziato dalla Cassa di Risparmio di Firenze ricompare l´Atlante per raccontarci come, dove e quanto l´Italia è cambiata dal 1948 a oggi. Le sue 680 pagine patinate, formato A3, con oltre 2000 illustrazioni, tra mappe, grafici, tabelle, carte d´epoca ma anche satellitari, multispettrali, tridimensionali, termoluminescenti, tutte spiegate da 116 professori di 39 università italiane e da 16 specialisti, ne fanno un kolossal di informazioni aggiornatissime.
E´ stato presentato a Palazzo Vecchio, e ora sta arrivando nelle librerie per geologi, geografi, sociologi, escursionisti... «E anche amministratori pubblici, spero» dice Arca «Ormai è indispensabile che chi decide sul territorio, prima lo conosca davvero. Vi si vede tutto. Quasi un check up: non è un atlante geografico come lo s´intende comunemente ma piuttosto è una raffica di zoomate tematiche sulle caratteristiche peculiari della superficie terrestre: monti, pianure, fiumi, paludi. E, su quest´organismo vivo, mobile che è l´Italia, le opere fatte dall´uomo aggiungendo meraviglie, togliendole, talvolta massacrando. Ecco, noi geografi, tutte queste particolarità, le chiamiamo "tipi geografici"».
Il Viaggio nel Belpaese è esperienza emozionante. Nello spazio, ma anche nel tempo. Passato remoto, 1922: nel Marinelli 1 si vede un´Italia selvatica, ancora contadina: mezza romana, mezza medievale; le città sono dentro le loro mura, i campi sono ancora campi... Passato prossimo, 1948: è un´Italia devastata dalla guerra e plasmata dalle bonifiche, ma comunque è ancora l´Italia di sempre, si vedono ancora le centuriazioni romane... Presente, 2004, oggi: molte zone, troppe, non sembrano più le stesse...
Case, doppie case, triple case: eccola qua quella crosta di cemento e asfalto che angosciava Cederna e che ora ci cambia il clima, ci dirotta i venti. Eccoli - grazie ai «tipi geografici», immortalati in pagina - i mille nuovi errori commessi dall´uomo dell´ultimo mezzo secolo in nome di un progresso spesso scortato da ignoranze e condoni suicidi.
L´uso ritmato di sguardi satellitari e di zoomate ravvicinatissime, paradossalmente rende quest´Atlante assai simile alle primissime carte geografiche. Dice Luciano Lago dell´Università di Trieste: «Le antiche mappe erano già carte antropologiche e culturali, perché vi si trovavano segnati animali, mostri, usi e costumi. È stato solamente quando la geografia comincia a diventare scientifica che gli Atlanti divennero muti. Arrivati, oggi, alla massima perfezione dell´Atlante, c´è un interessante ritorno all´antico».

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