PRG di Napoli: Strategia vincente
Antonio di Gennaro
L’intervento è stato svolto al forum “Napoli e la sua vocazione euromediterranea: dalla programmazione urbana alle politiche per lo sviluppo e l’occupazione”, tenuto a Napoli il 31 gennaio 2006


L’approvazione definitiva del piano regolatore è uno dei risultati più importanti conseguiti dall’amministrazione in carica. Dopo l’entrata in vigore della legge sull’elezione diretta dei sindaci, Napoli è a scala nazionale l’unico grande capoluogo che è riuscita a dotarsi di un nuovo piano regolatore generale. Un piano basato su una strategia che è un buon punto di equilibrio tra due esigenze: da un lato quella di arricchire la dotazione cittadina di beni comuni, di spazi e funzioni pubbliche; dall’altro quella di favorire l’iniziativa privata nei processi di rigenerazione urbana, con regole e procedure trasparenti e certe.

Napoli è una città povera di beni comuni, di spazi pubblici qualificati che sono poi quelli che consentono alla gente di vivere insieme, sono quelli che “fanno città”, costituendo anche un fattore di attrazione proprio per le aziende che operano nei settori più avanzati e innovativi

Un grande bene comune è, ad esempio, il sistema di aree verdi miracolosamente scampate alla speculazione, gelosamente tutelato dal piano regolatore, e a partire dal quale è nato il Parco delle colline, un esperimento unico in Europa, un nuovo grande quartiere verde che occupa un quinto della città. E’ uno dei pochi casi in Italia in cui una nuova area protetta non nasce in opposizione alla pianificazione ordinaria ma in attuazione di essa.
Beni pubblici sono la linea di costa nella sua interezza; il centro storico (“patrimonio dell’umanità” secondo l’UNESCO), le piazze e le strade, sempre più liberate dalle auto; i parchi di quartiere e i due nuovi grandi parchi territoriali a oriente e a occidente della città.
Tutto questo, messo in comunicazione e innervato capillarmente dalla grande rete di trasporto su ferro, che rappresenta un’alternativa sempre più competitiva all’auto privata.

Dicevamo che il piano di Napoli si regge su un equilibrio tra produzione di beni pubblici e promozione dell’iniziativa privata. Proprio in questi giorni l’Acen (Associazione costruttori edili napoletani) presenta il documentario dal titolo “Un salto nel futuro”. Il video illustra i 20 grandi progetti di infrastrutturazione e riqualificazione in corso di attuazione nell’area napoletana “resi possibili - cito testualmente - grazie all’attuazione del Piano regolatore”, con investimenti pubblici e privati pari a complessivi 3 miliardi di euro. Insomma, come ha osservato nei giorni scorsi il presidente Squame, contrariamente alle preoccupazioni di quanti affermano che il prg avrebbe “ingessato” la città, sembra invece che l’imprenditoria e gli investitori gradiscano di operare in un ambiente regolato, nel quale sia possibile contare su scenari di azione certi, su norme e procedure trasparenti.
Una strada differente da quella scelta per esempio a Salerno, dove si è scelto di procedere caso per caso con varianti ad hoc, con risultati e problemi che sono sotto gli occhi di tutti.

Tutto bene dunque? No, perché nonostante la rilevanza dei progetti in fase di realizzazione, ci sono ancora troppe resistenze, difficoltà e lentezze che devono essere superate.

C’è innanzitutto un problema politico: anche in questi giorni, leggendo alcune dichiarazioni dissonanti di esponenti della maggioranza, si avverte l’esigenza che l’amministrazione dia all’esterno segnali più chiari ed univoci. E’ assolutamente necessario che nelle parole e negli atti di tutti gli esponenti dell’amministrazione, seguendo l’esempio del sindaco, i cittadini e gli operatori possano cogliere un atteggiamento di fiducia e di sincera condivisione nei confronti delle strategie e delle regole che la città si è data, che non sono un’inutile zavorra ma un patrimonio di tutti. Senza riserve mentali, e restituendo all’istituto dell’accordo di programma la sua vera funzione: che è quella di strumento utile per accelerare l’attuazione della strategia, piuttosto che di grimaldello derogatorio per disfare nottetempo la tela faticosamente tessuta alla luce del giorno.

Un segnale forte e univoco è necessario anche per migliorare il gioco di squadra tra l’amministrazione da un lato e gli enti, le agenzie e le società strumentali dall’altro – mi riferisco alle società di trasformazione urbana, all’autorità portuale, le grandi concessionarie ecc. Un gioco di squadra nel quale i ruoli sono chiari: dove sono il sindaco con i suoi assessori e il consiglio a definire con chiarezza le strategie, fornendo l’indispensabile impulso politico per la loro attuazione: e dove sono gli enti di settore ad attuarle, con lealtà, prontezza, efficacia, evitando sia incertezze che protagonismi difficilmente comprensibili.

Signor Sindaco, la richiesta di porre saldamente al centro del suo programma per la prossima consiliatura l’attuazione spedita e convinta della strategia che la città si è data, non si basa sulla difesa di questa o quella tendenza o impostazione urbanistica (tutte cose che al cittadino giustamente non interessano affatto), ma su una certa idea di cittadinanza, di rappresentanza politica, in definitiva di democrazia.

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