Un piccolo gioiello dell'inganno
Roberto De Benedictis
Ancora a proposito del disegno di legge sui "poli turistici" nei parchi siciliani. Da Idea solidale, ottobre 2005 (g.p.)
L'ultimo assalto del centrodestra al territorio siciliano si chiama "polo turistico" dell'Etna. In effetti, proprio per non farsi mancare niente, il disegno di legge in discussione nei prossimi giorni all'ARS di "poli turistici" ne istituisce quattro: uno dentro il parco dell'Etna, un altro nel parco dei Nebrodi, il terzo in quello delle Madonie e l'ultimo a cavallo fra quelli dell'Etna e dei Nebrodi. L'ambizione è quella di realizzarvi quattro stazioni sciistiche invernali (funivie, seggiovie, impianti sportivi, alberghi, strade, parcheggi, ecc.), obiettivo che ha fatto sollevare non solo tutte le associazioni ambientaliste ma anche tutti gli studiosi, vulcanologi, botanici, zoologi, geologi e persino urbanisti ed economisti, i quali non solo hanno spiegato come questa ipotesi comprometterebbe la salvaguardia dell'ambiente nei parchi, ma sarebbe anche economicamente destinata al fallimento. Giacché la Sicilia non è il Trentino né la Valle d'Aosta e piuttosto che inseguire modelli oggettivamente impraticabili, proprio la valorizzazione del parco, se attentamente condotta, ne farebbe quell'unicum anche turisticamente redditizio.

Ciò detto, il disegno di legge, bisogna ammetterlo, è un piccolo gioiello dell'inganno. Non solo perché di tutto questo non c'è scritto nulla (lo si apprende bene solo dal dibattito sulla stampa, dai lavori parlamentari e se ne trova appena la traccia nella relazione allo stesso ddl) ma perché è costituito da un solo articolo che a prima vista può sembrare perfino innocuo. Proprio per questo è molto interessante analizzarlo. I quattro poli turistici vengono infatti istituiti in zone cosiddette "di protezione di tipo C", già previste nella norma fondativa dei parchi in Sicilia, la famosa L.R. 98/81, poi modificata dalla 14/88. In quella erano ammesse "soltanto costruzioni, trasformazioni edilizie e del terreno rivolte specificatamente alla valorizzazione dei fini istitutivi del parco quali strutture turistico­-ricettive, culturali, aree di parcheggio"; nel ddl in oggetto vi è consentito "realizzare strutture turistico-ricettive, culturali, aree di parcheggio, nonché tras­formazioni edilizie fina­lizzate esclu­sivamente alla valorizzazione dei fini istitutivi dei parchi". Stessa cosa, come si vede. Il trucco dov'è? Nella perimetrazione di queste nuove zone "C", che il ddl evita di compiere ma rimanda ad una subdola procedura definita alla fine dell'articolo. Mentre la legge attuale prevede l'approvazione di un piano territoriale esteso all'intero parco in cui individuare le zone A, B e C organicamente relazionate fra loro sulla base di accurati studi e progetti, unitamente ad un regolamento che disciplina tutti i lavori di costruzione all'interno del parco, il ddl esplicitamente deroga a tale procedura prevedendo che l'Assessore regionale al Territorio ed Ambiente, con proprio decreto e senza alcuna pianificazione, catapulti dentro i parchi le zone "C" desiderate. Esattamente come sostituire ai piani regolatori delle città i decreti dell'assessore regionale che, accontentando il sindaco suo amico, decide qua un'area artigianale e là una zona di espansione edilizia. C'è anche un paravento, apposta per la bisogna: la proposta la formulano ufficialmente i sindaci dei comuni interessati (gli stessi, in massima parte di Forza Italia, che ce l'hanno già pronta e volevano l'istituzione delle zone C direttamente per legge) e vanno acquisiti i pareri dei comitati esecutivi e di quelli tecnico-scientifici dei parchi, da rendersi entro 30 giorni, decorsi i quali si intendono favorevolmente resi. Pareri, manco a dirlo, non vincolanti. Come si vede, più una finzione che altro.

Se, come si è visto, il ddl è un capolavoro di dissimulazione, sul piano politico è la summa delle ipocrisie. Indigna il governo regionale, che non ha un minimo di linea politica né di coerenza programmatica, che per sua natura dovrebbe avere un’idea e per ciò governare, e invece lascia fare senza intervenire. La proposta è infatti “di iniziativa parlamentare”, firmata da Forza Italia e questo gli dà l'alibi per dire che non c'entra nulla. Così il ddl va avanti e supera l'esame della IV commissione dell'ARS, grazie alla presenza massiccia, assolutamente insolita ma organizzata per l'occasione, dei deputati del centrodestra. La polemica gonfia, poi esplode. Con le semplificazioni di sempre: "cementificatori" contro "imbalsamatori". E ancora una volta il miracolo: dentro il governo c'è posto per tutti e il contrario di tutto, l'assessore Cascio da una parte, Granata dall'altra. Con Cuffaro che fino ad ora tace, solo per annusare da quale parte spira il vento migliore e poi dichiarare ad hoc una presa di posizione salvafaccia. Cascio è quello stesso che in queste settimane racconta la favola della riforma urbanistica e poi appoggia un disegno di legge che, prima ancora che compromettere i parchi siciliani, si mette sotto i piedi il principio stesso di pianificazione territoriale. E Granata va declamando poesie per i suoi viaggiatori mentre la Regione investe cifre colossali per cofinanziare impianti da golf e incredibili parchi di divertimento come quello di Regalbuto, vere truffe ai danni dei siciliani. Noi non stiamo meglio: la matrice culturale sembra essere la stessa, la superficialità delle analisi pure. Non vogliamo uno sfruttamento che comprometta l'ambiente, ma il nostro "sviluppo sostenibile" è ancora tutto da sviluppare.

Per questo sono convinto che dal prossimo governo la Sicilia debba attendersi una marcia in più ed in una direzione ben precisa, non un’altra marcia e basta.

Sul ddl ora in discussione si veda anche, in questo sito, l’articolo di Maria Zegarelli.

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