Auschwitz, quel giorno
Luigina D'Emilio
L’Unità del 27 gennaio 2006 ricorda con più articoli il genocidio nazista, nell'anniversario dell'epifania
Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, durante l’avanzata verso Berlino, arrivarono nella città polacca di Oświęcim, meglio conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz, e scoprirono il più tristemente noto campo di stermino, facendo così conoscere al mondo gli orrori del genocidio nazista. Le testimonianze dei pochi sopravvissuti hanno rivelato realtà mostruose e inimmaginabili. A 61 anni da quell’avvenimento si celebra in Italia la giornata della memoria per ricordare tutte le vittime delle persecuzioni naziste. Non solo ebrei, ma anche oppositori politici, gruppi etnici e religiosi dichiarati da Hitler indegni di vivere. Come il Porrajmos, lo sterminio, di 500mila rom e sinti.

L’ideologia della razza ha origini antiche, ma trova legittimazione in Italia, con il decreto del 17 novembre 1938 che permise di scrivere alcune tra le pagine più scure della nostra storia. Nel 2000, il Parlamento italiano decise di istituire la giornata della memoria con una legge proposta da Furio Colombo, approvata all’unanimità. Scrive Colombo nella illustrazione della sua proposta di legge: «La Shoah non è soltanto la memoria di un immenso e meticoloso progetto di genocidio di tutto un popolo in tutta Europa. È memoria di un delitto italiano. Italiane sono le leggi razziali (tra le peggiori d’Europa) e italiane sono le firme di Mussolini e del re. Vittorio Emanuele di Savoia è stato il solo monarca d’Europa a firmare leggi di persecuzione contro i suoi cittadini».

Il ricordo di sei milioni di vittime è una memoria troppo importante per essere cancellata, per questo dopo 61 anni, si continua a parlare di shoah. La memoria deve essere tenuta viva per evitare che una tragedia così immane si possa ripetere. Non dimenticare significa anche mantenere vivo il ricordo di ogni singola persona che quegli orrori li ha subiti.
Trovare il coraggio di testimoniare certi orrori, per chi è sopravvissuto, non è stato facile. «Vivere nella colpa di essere sopravvissuti - scriveva Primo Levi - è un peso spesso troppo grande da portare. Meditate che questo è stato». Un carico pesante per i reduci dei campi di sterminio che quegli orrori li portano tatuati addosso e nell’animo. Ma tanti non si sono voluti sottrarre all’obbligo morale di far conoscere la verità a chi questa storia la ha conosciuta solo sui libri.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative da parte delle scuole. Protagonisti studenti e docenti di numerosi istituti italiani che si sono confrontati con oratori che di storie da raccontare ne avevano tante. Incontri tra studenti ed ex deportati, viaggi della memoria, letture di testimonianze, seminari, sono solo alcune delle tante proposte per far conoscere ai giovani gli orrori della shoah.

Da parte dei giovani c’è voglia di sapere, di conoscere e di partecipare. Queste le parole di una delle organizzatrici di
un treno della memoria e dei diritti umani Un esempio di progetto educativo organizzato dall’archivio storico della Cgil che ha coinvolto diverse scuole italiane con un numero di partecipanti sempre più ampio.

Un viaggio come quello di tanti altri ragazzi iniziato all’insegna della leggerezza e dello svago, ma terminato con la voglia di non dimenticare. I numerosi istituti coinvolti nell’iniziativa hanno lasciato testimonianza della loro esperienza, c’è chi come Marta M. di una scuola media di Firenze dice: l’esperienza più toccante e significativa della mia vita, oppure chi, come Giovanni del Liceo Parini Di Milano, si limita a citare gli scritti di Primo Levi tante emozioni, sensazioni e commenti raccolti in altrettanti siti internet. Ma c’è anche chi, come il comune di Campi Bisenzio, ha deciso di racchiudere in un libro le impressioni e le esperienze di 31 ragazzi delle scuole medie del territorio che hanno partecipato al progetto. Tanti ragazzi come Giada che parlano delle emozioni di questa esperienza vissuta: "Due ore la settimana non bastano per rendersi conto, la Prof. ci spiega bene la storia, ma poi è finita lì, si chiude il libro e si scorda tutto. Così invece non si dimenticherà mai, ci rimarrà sempre qualcosa dentro, una piccola piaga, che farà male ogni volta che si rammenterà il nome Auschwitz. Non avevo mai provato una cosa simile, ne sono fiera, così potrò dire, io sono stata ad Auschwitz e mi sono resa conto di che cosa è stata la persecuzione contro gli ebrei .

Questa è la spinta giusta perché i giovani devono sapere che quegli orrori erano veri, hanno tentato di cancellare l’identità di un popolo, la dignità di ogni individuo. Non c’è futuro senza memoria e quando non ci saremo più loro dovranno essere la nostra memoria. Questi i commenti di Bruno Venezia, ex deportato ad Auschwitz , dopo l’incontro con alcuni ragazzi prima che partissero per la Polonia.

Imparare dalla storia a non ripetere certi orrori vuol dire anche essere pronti al dialogo con gli altri popoli, educare al rispetto e alla tolleranza questo il messaggio che tanti educatori impegnati nelle iniziative per il giorno della memoria vogliono lanciare soprattutto ai giovani. La memoria di tante persone che certi orrori continuano a viverli. La storia, infatti, non sempre insegna e purtroppo si ripete. In questa giornata così significativa è bene non dimenticare anche i genocidi che sono avvenuti in diversi paesi del mondo come il Ruanda, il Kossovo, la Cambogia, l’ Afghanistan e tutte quelle persone che sono ancora vittime di vessazioni in nome di assurde ideologie. Accanto alle tante proposte in calendario anche iniziative orientate in questa direzione.

Nota

Ricordo che "epifania" significa "manifestazione". Ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945, si rivelò l'orrore dell'ideologia che considerava inferiori i diversi.

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