Coste e campagne, costruire sarà più difficile
Filippo Peretti
Renato Soru ha mantenuto l’impegno: alla scadenza del termine dei vincoli temporanei sulla fascia di 2.000metri, ecco adottato il Piano paesaggistico regionale. Da la Nuova Sardegna del 14 dicembre 2005


CAGLIARI. Tutela assoluta delle zone costiere che si sono salvate dal cemento, riqualificazione delle aree degredate, riconversione dei villaggi di seconde case in alberghi, recupero del ruolo dei centri urbani e misure drastiche contro l’aumento delle abitazioni in campagna. Sono i principali contenuti del Piano paesaggistico regionale approvato ieri dalla giunta Soru: ora, prima dell’adozione definitiva, scatta la fase istruttoria, della durata complessiva di tre mesi, con la consultazione dei Comuni. Primo si anche alla riforma della legge urbanistica. La giunta ha approvato «in via preliminare» anche la nuova normativa generale sul «governo del territorio». Dopo la fase di consultazione, il provvedimento andrà al Consiglio regionale per il varo definitivo. Mentre il Piano paesaggistico, conclusa la fase istruttoria con i Comuni, andrà al Consiglio solo per un parere della commissione Urbanistica e sarà poi adottato dalla stessa giunta. Ieri in giunta i relatori del Piano sono stati gli assessori all’Urbanistica Gian Valerio Sanna (principale protagonista) e al Paesaggio Elisabetta Pilia.

Per ora si parte con la fascia costiera. Come si può vedere nella cartina allegata (che indica i 27 ambiti costieri in cui è stata divisa l’isola), il Piano paesaggistico, rispettando il criterio di procedere per «aree omogenee», non riguarda tutta la Sardegna: la parte delle zone interne sarà elaborata dallo stesso gruppo di lavoro. Alcune norme generali introdotto nel Piano «costiero », tuttavia, entreranno in vigore in tutta l’isola: ad esempio la disciplina sulle zone agricole.

I quattro livelli di vincoli di salvaguardia. All’interno dei 27 ambiti territoriali in cui è stata divisa la fascia costiera, sono stati introdotti i vincoli: il livello 4 di «integrità, unicità e irripetibilità» (tutela integrale) ed eventuali recupero di insediamenti nel rispetto storico-culturale; il livello 3 di «forte identità ambientale e insediativa »; il livello 2 di «modesta identità ambientale» e in «assenza di profili di pregio »; il livello 1 di «identità compromesse o del tutto cancellate ». Gli obiettivi sono quelli della «conservazione» nelle aree di pregio, di «trasformazione » e «recupero» nelle altre, secondo diverse gradualità. Prima applicazione del decreto Urbani. E oltre. Il Piano paesaggistico disciplina la tutela dei beni ambientali e degli altri beni pubblici secondo le direttive del decreto legislativo del 22 gennaio 2004 (coste, dune, aree rocciose, grotte, monumenti naturali, zone umide, fiumi, alberi monumentali, aree gravate da usi civici). La giunta ha inoltre ricompreso le aree sottoposte dalla Regione a vincolo idrogeologico e quelle dei parchi nazionali e regionali.

Tutela assoluta nella fascia costiera. Il Piano esclude la possibilità di realizzare interventi nelle aree non edificate ad esclusione di pochi interventi pubblici privi di impatto ambientale. E sono vietate nuove strade extraurbane con più di due corsie, insediamenti industriali o della grande distribuzione commerciale, campeggi, campi da golf e aree attrezzate per camper.

Disciplina transitoria solo per aree urbane. Sino all’adeguamento dei Piani comunali alle previsioni del Piano paesaggistico, nei territori costieri è consentita l’attività edilizia nelle zone omogenee A e B dei centri abitati e delle frazioni indicate come tali nelle cartografie, nelle zone C immediatamente contigue alle zone B di completamento e intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte realizzati. Nelle zone C, D, F e G possono essere realizzati gli interventi previsti nel Puc e con convenzione efficace alla data del 10 agosto 2004 (decreto salvacoste) purché alla stessa data le opere di urbanizzazione siano state legittimamente avviate, si sia determinato un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi e per le zone F (turistiche) siano stati rispettati i parametri restrittivi dello stesso decreto.

Escluse le vecchie concessioni. Nel testo originario andato all’esame della giunta era previsto che per i piani attuativi vigenti alla data di entrata in vigore del Piano paesaggistico, ci fosse questa normativa: nel caso di concessioni «già rilasciate» i lavori devono terminare entro tre anni (con decadenza delle volumetrie non realizzate); le volumetrie possono essere spostate in altre aree (con premio di cubatura) per tutelare meglio l’ambiente. Ma queste possibilità sono state escluse e quindi stralciate. Contro queste previsioni si era subito schierato lo stesso presidente Soru, che aveva visto il rischio di recuperare vecchie lottizzazioni che erano state bocciate dal decreto e poi dalla legge salvacoste. Alcuni assessori avevano però denunciato un altro rischio, sottolineato dal parere dei giuristi: il rischio di ricorsi presso il Tar nell’ipotesi che non siano tutelati i «diritti acquisiti» dei titolari delle concessioni.

I piani attuativi a regia regionale. Gli interventi ammissibili saranno co-pianificati da Regione, Provincia e Comune verso «obiettivi di qualità paesaggistica basati su valenze storico-culturali e ambientali ». Dove è possibile intervenire, si possono prevedere «trasformazioni finalizzate alla realizzazioni di residenze, servizi e ricettività solo se contigui ai centri abitati, risanamento e riqualificazione urbanistica e architettonica degli insediamenti turistici esistenti, riuso a scopi turistici di edifici, nuovi insediamenti alberghieri solo se di qualità elevata in aree «già antropizzate», infrastrutture per migliorare la fruibilità dei litorali.

Norme rigide nelle zone agricole. Sino all’adeguamento dei Puc al Piano paesaggistico, i Comuni non potranno rilasciare nuove concessioni residenziali né aprire nuove strade. Per le future concessioni, le prescrizioni sono rigide: il lotto minimo per le residenze è di 10 ettari (per colture intensive) o di 20 ettari (per colture estensive). Per il rilascio, dovranno essere seguite procedure di verifica dell’equilibrio tra residenze e contesto ambientale e del piano aziendale di conduzione del fondo. L’obiettivo - indicato proprio da Soru - è far sì che le residenze in campagna servano a chi in campagna produce. Norme di particolare tutela sono state elaborate anche per tutelare gli stazzi, le diverse architetture rurali, i muretti a secco, gli alberi monumentali (ne sono stati indicati cento), gli uliveti con almeno trent’anni di vita, eccetera. E non potranno essere asfaltate né ricoperte di cemento le vecchie e le nuove strade di penetrazione agraria.

Rilanciare il ruolo dei centri abitati. Sia per le città sia per i paesi si prevede un recupero delle periferie, dal punto di vista architettonico e da quello sociale. In sostanza, per migliorare la qualità della vita non dovrà essere necessario - questa è la filosofia - «emigrare » nelle zone agricole vicino alle zone urbane.

Le direttive per gli insediamenti turistici. Nell’adeguare i Puc, i Comuni dovranno non solo riqualificare gli aspetti urbanistici e architettonici, ma anche prevedere nuova potenzialità turistica mettendo in relazione i centri urbani, i paesi, gli insediamenti sparsi e i grandi complessi minerari. Bisognerà «riprogettare lo spazio pubblico», favorire la trasformazione delle «seconde case » in «alberghi diffusi» con aumento di volumetria (20%) per i servizi. Premio di cubatura per un massimo del 100% per favorire il trasferimento dalle zone costiere più pregiate verso centri residenziali preesistenti.

Campeggi e camper lontano dal mare. Non solo le aree attrezzate per i camper, ma anche i campeggi - secondo il Piano paesaggistico - devono essere «preferibilmente ubicati al di fuori dei territori costieri». I Comuni dovranno «individuare localizzazioni alternative per il loro trasferimento». Insediamenti produttivi e commerciali. Norme rigidissime (anche per i cartelli pubblicitari) nelle zone pregiate. Per gli insediamenti produttivi bisognerà puntare al loro trasferimento nelle aree attrezzate e prevedere nei centri urbani e nelle periferie degradate l’insediamento di attività artigianali compatibili con l’attività residenziali e con le tipologie preesistenti.

I casi particolari di La Maddalena e Carloforte. L’istruttoria pubblica si svolgerà nei 27 ambiti costieri. Una riunione specifica sarà riservata alle isole minori e in particolare alle situazioni dell’arcipelago maddalenino e di San Pietro. Per le quali, tuttavia, non sono previste nel Piano normative preferenziali.

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Sotto attacco in Sardegna quanto resta della svolta impressa 14 movimento Progetto Sardegna, per difendere della tutela le qualità del paesaggio minacciati dagli interessi affaristici dei cementificatori dello coste. Con commento (e.s.)
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Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2018. Imbrogli, imbroglietti e imbroglioni per tentar di cancellare il piano di Renato Soru per la difesa delle coste della Sardegna. Da che parte sta l'attuale presidente della Regione?
Costantino Cossu
il manifesto, 20 aprile 2018. Niente da fare. Da quando Renato Soru non c'è più le coste della Sardegna sono governate dagli "sviluppisti", più o meno aggressivi: il paesaggio è una variabile subordinata. con postilla
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