Poveri obelischi ostaggi degli spot
Adriano La Regina
A Roma, Capitale del Belpaese, governata da un Sindaco illuminato, il Mercato ha sconfitto ogni decenza. Da la Repubblica, edizione di Roma, 30 settembre 2005
OBELISCHI con spot: teli pubblicitari, dunque, annunciati a piazza del Popolo, a San Giovanni, al Pantheon, alla Minerva, e ancora in tante altre piazze monumentali di cui le antiche cuspidi costituiscono il fulcro visivo. Con buona pace del paesaggio urbano e di tutti coloro che da ogni parte del mondo giungono in questa città per compiere il proprio pellegrinaggio nella storia e nell'arte!
E' ripresa dunque in grande l'offensiva delle aziende che producono pubblicità. Già da tempo si erano guadagnate il consenso di alcuni degli uffici ai quali spetta il compito di concedere o di negare il permesso di installare i giganteschi impianti recanti messaggi pubblicitari.
Il dilagare dell'iniziativa, che l'anno scorso aveva minacciato addirittura di occupare la facciata del Pantheon e che si era annunciata anche nei confronti dell'obelisco di piazza del Popolo, e poi di quello del Laterano, suscitò scandalo sulla stampa internazionale e trovò un freno nella tutela archeologica. I monumenti antichi di Roma, infatti, sono rimasti indenni da questo flagello. Anche quest'ultimo ostacolo ora sembra però aggirato, come apprendiamo dal servizio pubblicato ieri da Repubblica.
Nel 2004 la Soprintendenza regionale dei beni culturali (in realtà è un ufficio ministeriale), fortemente impegnata nel sostenere la pratica delle concessioni di spazi monumentali per la pubblicità, impedì alla Soprintendenza archeologica di eseguire verifiche sulla proclamata necessità di restauro per l'obelisco di Piazza del Popolo.
Ora l'intento di installare un telo pubblicitario nel centro della piazza per sei mesi o per un anno viene riproposto, senza pudore, per «verifiche preventive» sulla stabilità dell'obelisco in relazione al rischio sismico.
Chi conosce i monumenti antichi di Roma sa bene che si tratta di un ingenuo pretesto: gli obelischi hanno peraltro superato il collaudo sismico nel corso dei terremoti degli ultimi secoli. Il reale pericolo che incombe su di essi è costituito dai fulmini. Lo stesso obelisco di piazza del Popolo ne fu danneggiate un paio di decenni fa, e molto più recentemente anche l'obelisco di Axum, come molti ricorderanno. Su questo problema erano in corso ancora durante l'anno passato indagini condotte dall'architetto Giangiacomo Martines con la collaborazione di importanti centri di ricercò scientifica.
DOPO aver devastato per anni l'immagine della città, oscurando le facciate delle chiese (si veda ora il Gesù, o la Trinità dei Monti perpetuamente mortificata dalla pubblicità e dalle finte architetture dipinte sui teli), alterando incomparabili contesti monumentali (piazza di Trevi, tenuta a lungo nascosta da obbrobriosi teloni, piazza Navona che per anni non è stato possibile ammirare libera da volgari quinte), l'attacco viene ora rivolto agli obelischi. Certamente: mediante il loro impiego grandi pontefici e architetti avevano saputo dare forma ad un mirabile paesaggio urbano affinchè i nostri tempi possano facilmente trame lucro.
Quando si sostiene che queste alterazioni dei monumenti per tempi più lunghi di quelli necessari al restauro servono per ottenerne i finanziamenti si dimentica, evidentemente, che il paesaggio è un bene di interesse pubblico tutelato nel nostro sistema giuridico tanto quanto al bene monumentale, e che i provvedimenti a favore di questo non possono costituire detrimento per l'altro.
Abbiamo raggiunto evidentemente i livelli più bassi da quando, agli inizi del Novecento, lo Stato italiano aveva cominciato a costruire il proprio sistema di tutela del patrimonio storico e artistico.

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