Centro storico, quale futuro
Paolo Berdini
Il testo aggiornato dell'erticolo uscito su il Corriere della sera, cronaca di Roma, dell'11 settembre 2005
Il centro storico romano continua a conseguire due primati negativi. Il primo è l’aumento dei livelli di inquinamento atmosferico; il secondo riguarda l’inquinamento acustico. I provvedimenti fin qui presi dall’amministrazione comunale hanno una logica emergenziale e non colgono la complessità del problema che ha un’unica motivazione: l’eccesso di funzioni lavorative e di svago che si svolgono nel centro storico. Da moltissimi anni vige il provvedimento di divieto di accesso ai non residenti nelle ore diurne. Da pochi mesi, per contrastare l’invasione turistica che ogni sera soffoca ogni strada, il divieto di accesso vige –soltanto per i fine settimana- anche nelle ore notturne. Dopo il primo periodo “sperimentale” la Giunta comunale ha deciso di rendere definitivo il provvedimento. Il rinnovo della Ztl notturna è certo un fatto positivo; ma è pur sempre un provvedimento d’emergenza che non affronta fenomeni che hanno radici lontane.

La causa più remota risale agli anni 60-70, quando il sistema amministrativo dello Stato e il settore del credito hanno costruito il grande polo direzionale. Convivevano con esso un equilibrato settore commerciale e una rete artigianale legata alla forte quota di residenti: nonostante i primi processi di espulsione, in quegli anni vivevano nel centro storico circa duecentomila abitanti.

L’aumento della domanda di mobilità generato dai nuovi posti di lavoro fu combattuto attraverso due strumenti: con politiche di limitazione di accesso privato e con il rafforzamento del sistema di trasporto pubblico su gomma. La domanda di mobilità era infatti limitata nel tempo -essendo legata allo spostamento da casa a lavoro- ed era tutto sommato controllabile. Ciononostante, è appena il caso di ricordare che l’inquinamento aveva comunque raggiunto livelli di guardia.

Da oltre un decennio è emerso un altro fenomeno. Il centro storico di Roma, (ma il processo riguarda tutte le città d’arte nazionali e mondiali) sta diventando un grande palcoscenico ad esclusivo uso del turismo di massa. La domanda di spostamento indotta non è più limitata nel tempo, ma si mantiene elevatissima per quasi tutte le 24 ore, come sa bene la sempre più esigua ed insonne pattuglia dei residenti nel centro.

Questa nuova domanda di mobilità si somma a quella precedente. Che nel frattempo è aumentata vertiginosamente sia per il continuo trasferimento di attività dello Stato, sia per l’aumento del terziario minuto che sta occupando tutti gli spazi disponibili. Tanto che i residenti sono ormai vicini ai 100.000. Il rinnovo della Ztl serve a limitare la domanda di accesso turistico e svago notturni, ma non servirà a risolvere il problema della mobilità e della salute delle centinaia di migliaia di cittadini che quotidianamente lavorano in centro.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo occorre recuperare un’idea del futuro del centro storico. Decidere se abbandonarlo ad un uso turistico incontrollato che sta minando la stessa identità di molte strade ormai perennemente occupate da pizzerie e tavolini selvaggi o se è invece giunto il momento di definire politiche pubbliche in grado di riequilibrare la vita urbana. Un programma finalizzato alla creazione di una rete tranviaria che integri la più remota linea “C” di metropolitana; al decentramento delle funzioni amministrative dello Stato ed alla reintroduzione della residenza negli immobili liberati; alla tutela delle attività commerciali non omologate dalla globalizzazione. Un’idea complessiva in grado di recuperare il riequilibrio delle funzioni urbane, aria pulita e, perché no?, un po’ di silenzio.

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