Eolico, la battaglia di Italia Nostra
Antonio Cianciullo
Un'abberrante sentenza e il MoSE sono i primi bersagli anche del nuovo presidente di Italia Nostra. Da la Repubblica del 27 luglio 2005
ROMA - Un attacco frontale contro l´energia dolce del vento. Una critica durissima ai magistrati, accusati di voler imporre per legge l´«osceno oltraggio» delle pale eoliche. Un´arringa a difesa delle ragioni del paesaggio contrapposte alle ragioni dell´ambiente. E´ questo il biglietto da visita con cui Carlo Ripa di Meana, ex commissario europeo all´Ambiente, ex ministro dell´Ambiente, si è presentato nella veste di presidente di Italia Nostra.
Nella conferenza stampa di debutto, Ripa di Meana ha glissato sul ribaltone che a fine giugno ha portato alle dimissioni in blocco della presidente di Italia Nostra Desideria Pasolini dall´Onda, del segretario Gaia Pallottino e di otto membri del consiglio direttivo tra cui nomi di spicco come Gianfranco Amendola, Vezio De Lucia e Arturo Osio. Ripa di Meana ha invitato la vecchia guardia a tornare al suo posto indicando un programma in tre punti: modifica del codice Urbani per bloccare la vendita di beni culturali pubblici; battaglia contro il Mose, le dighe mobili a Venezia; recupero di monumenti minori trascurati.
Ma inevitabilmente l´attenzione si è concentrata sul maggior elemento di novità legato all´elezione del nuovo presidente di Italia Nostra. Abbandonata la scena politica (dopo il periodo craxiano era stato portavoce dei Verdi), Carlo Ripa di Meana aveva dedicato tutte le sue energie alla guerra contro l´eolico fondando un´associazione ad hoc, il Comitato per il paesaggio. Ora questa bandiera viene issata sulla sede della più antica associazione ambientalista italiana.
Anche la precedente gestione di Italia Nostra era stata critica nei confronti dell´eolico, arrivando a uno scontro aperto con la Legambiente, più attenta allo sviluppo delle rinnovabili. Ma il protocollo d´intesa firmato dai produttori dell´eolico e dal Wwf a garanzia di un basso impatto ambientale e paesaggistico degli impianti aveva aperto le porte a un ampio accordo per una realizzazione corretta delle centrali a vento.
Ora il quadro cambia. Ripa di Meana ha optato per lo scontro diretto con il Consiglio di Stato colpevole di aver affermato «senza mezzi termini che, dato che l´Italia deve conformarsi al protocollo di Kyoto, i vincoli paesaggistici cedono di fronte ai programmi d´installazione di torri eoliche». Secondo Ripa di Meana, queste sentenze sono frutto di «clamorosi salti logici» e costituiscono un precedente di una «gravità enorme»: «Se non si interviene con una norma ad hoc, è assai facile che nel nostro paese ci si troverà di fronte a un´opzione eolica imposta per sentenza dai giudici, non dalla volontà popolare». Il che «a memoria d´uomo, rappresenterà il più grave vulnus che mai sia stato inferto alla tutela costituzionale del paesaggio voluta a chiare lettere dall´articolo 9 della Costituzione».
Resta da vedere se quest´impostazione che fa dell´eolico il nemico pubblico numero uno troverà un consenso maggioritario all´interno dell´associazione chiamata tra pochi mesi a un congresso per eleggere il nuovo presidente. Il dissenso espresso nei giorni scorsi da trenta sezioni tra le più attive lascia pensare che la battaglia sarà vivace.

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