La forma delle città sarà ancora una volta determinata dalla guerra? (1943)
Raimondo Campanini
Teorie di "urbanistica antiaerea", che singolarmente difendono l'insediamento compatto contro la città giardino. Per difendere il suolo in tutti i sensi. Da Lo Stile, agosto-settembre 1943 (f.b.)
Le antiche guerre hanno “formato” le antiche città murate
”La città non deve essere quadrata, né con angoli acuti, ma circolare, acciocché sia il nemico da più luoghi scorto, imperciocché da quelle muraglie, nelle quali sorgono molti angoli acuti riesce malagevole le difesa perché l’angolo ripara più il nemico. che il cittadino”, così Vitruvio Pollone nel libro primo del Trattato d’architettura, riguardante la costruzione della città.
Entro questo spazio il cittadino viveva nella sicurezza dalle invasioni nemiche, e la sua proprietà era preservata e salva; su questo principio delle cerchia murarie sino al dominio della polvere da sparo si studiò la città come luogo dove averi e vita delle genti fossero al riparo dal nemico.
Le artiglierie distrussero quel primo disegno di protezione e i successivi: e nulla poté più resistere a queste nuove catapulte.

La guerra “diversa” ha determinato forme diverse alle città, poi le ha liberate delle mura, portandole ai confini della nazione
La città, con l'evoluzione storica che comporta la creazione delle nazioni, perdè la figura di roccaforte; le città si conquistarono “indirettamente” con battaglie combattute in aperta campagna; e da ultimo con l’avvento rivoluzionario delle ferrovie, con le possibilità di spostamenti rapidi e lunghi, la guerra veniva portata ai confini delle Nazioni ove si creavano le trincee, le piazzaforti, insomma la linea di resistenza.
L’agglomerato cittadino fattosi estraneo alla guerra, divenne entità commerciale, industriale, politico-sociale, culturale; la città pacifica si sciolse dalla armatura delle forme planimetriche che le guerre avevano dato alle città nelle successive età storiche.
Mura di Babilonia, mura di Roma, ritorte planimetrie medievali, classici schemi del cinquecento, o del seicento, grandiosi esempi di sistemi difensivi, ecco l’antica arte militare-urbanistica.
Il sistema difensivo è stato creato alla frontiera; l’esempio della Muraglia cinese, si è rinnovato nei leggendari bastioni delle Linee e dei Valli Maginot, Sigfrido, Stalin, Atlantico, Alpino.

Contro l’arma aerea la guerra torna adeterminare una forma della città
Ma se l’uomo ha creato linee di protezione contro l’invasore di superficie, non ha pensato, o non ha osato pensare, benché ve ne fosse la possibilità nell’arma aerea, che uno dei principi fondamentali della guerra sarebbe diventato quello di portare la distruzione nell’interno del Paese, valicando ogni difesa.
La guerra, col bombardamento aereo, torna dunque ad agire sulle città, la città torna ad essere un obbiettivo di guerra. La forma delle città deve tornare ad essere studiata in funzione della guerra.
Ciò non si è ancora osato di fare, sia perchè la mente rifuggiva dal misurare la violenza di una guerra aerea, sia per la poca conoscenza del mezzo aereo, ma anche per la caparbia opposizione della gente alle previsioni che una tragica realtà s’è incaricata di confermare.

Come l’arma aerea trova oggi le città
La città d’oggi è un agglomerato di costruzioni, nato in altri secoli, sviluppato socialmente in epoche recenti ed infine cresciuto con ritmo affannoso nei tempi moderni, con un incremento estraneo ad ogni logica.
Se pensiamo che dalla Grande Guerra, dove l’arma aerea ha avuto il suo primo impiego contro le città, sono passati ben ventiquattro anni, e se pensiamo all’iperbolico progresso dell’aviazione, dobbiamo constatare che una totale incomprensione di un pericolo avvenire ha dominato i colossali sviluppi urbanistici, quasi escludesse l’ipotesi della guerra.
Quale infatti il panorama aereo delle città?
Qui una abitazione, qua una fabbrica, accanto un giardino, poco discosto un deposito di carburante, poi una caserma, quindi ancora una casa, indi un opificio, e non lungi un piccolo deposito con la sentinella, sì, con l’incarico di difendere il difendibile dall’eventuale ignoto o dall’ipotetico cerino, e poi ancora case, case, case ammassate, alte, basse, ricche e povere, vecchie e nuove: tra questo soffoco di alveari umani, alti come goffe cattedrali, i gasometri.
Panorama incredibile, concezione disordinata di fabbricati senza parentele che li avvicinino.
Spettacolo miracolosamente brutto da terra e intrico irrisolvibile dal cielo per chi volesse solo colpire obbiettivi di guerra.

Arma aerea e città future
Facile profezia è che l’arma aerea sarà domani ancor più forte e determinante. Non è quindi più concepibile che nel pensare alle città non si tenga conto di ciò.
Costi quel che costi, meglio spendere oggi per la sicurezza del domani, che non aspettare una seconda rovina con distruzioni irreparabili. Spendere però creando anche un ordine be nefico alla vita di pace.
Aristotele affermava che la “felicità dei popoli alberga nella bellezza delle sue città”, ma aggiungeva che “la città ha da essere munita di mura ... poiché la difesa è tanto utile quanto l’ornamento”.
Da questo asserto portiamoci a considerare dunque l’impianto di una città nuova, di una città ideale per la difesa: poi si arriverà alle possibili correzioni di attuali città.

Zone a sviluppo lineare
Mi rendo conto perfettamente che certe mie vedute contrastano con quelle diffusissime, di assoluta maggioranza, che preconizzano il diradamento delle città, l’allontanamento delle industrie. Contrastano con le tendenze che vogliono “sfollare le città”, creare la “città invulnerabile” nella città sparsa, regionale (idea espressa con ammirevole costanza da Vincenzo Civico).
Io come architetto non concepisco una simile città, perchè non è più una città: come aviatore, ed anche come architetto, poi, vedo determinarsi - attraverso le zone - la forma futura difensiva e difendibile delle città.
Un principio fondamentale dove imperniare la nascita e lo sviluppo di un aggregato cittadino è la formazione e delimitazione delle sue zone. Tipicamente: la zona residenziale, la zona d’affari, la zona culturale e di svago, la zona industriale.
Questo schema non è tassativo; può variare secondo caratteristiche di vita di diverse città, assumendo particolari sviluppi. (Vi sono città portuali, commerciali, centri agricoli, città culturali, città balneari, climatiche, turistiche, ecc.). Ma questo schema concerne particolarmente le grandi città, le metropoli industriali o commerciali, che sono gli obiettivi più importanti e dannosi dell’arma aerea.
La distribuzione in zone è logica sia negli sviluppi, sia nel determinare una estetica, sia nel coordinare una gamma organizzata di trasporti; infine, questa è la mia opinione, è più logica per la difesa aerea.
Zone, significano nel loro risultato una città lineare con le due zone residenziale e industriale ad un capo ed all’altro della città, e tra queste le altre zone sviluppate secondo le diverse caratteristiche possibili di un agglomerato cittadino.

La zona residenziale sviluppata in altezza
Per zona residenziale intendo quella dove han luogo le abitazioni in genere di ogni categoria di cittadini, perchè considero che una urbanistica veramente civile non deve considerare che possano esistere quartieri ricchi e quartieri poveri, ma che debbano esistere città per uomini, e che si debba provvedere alle abitazioni con il concetto di una pari dignità, per ogni uomo, anche se nella società essi possono avere diverse attribuzioni. Nelle scuole, nell’esercito, nei trasporti, nelle chiese, ecc. non siamo arrivati a questa civile parità?
Nelle zone residenziali saranno le scuole primarie e medie, le chiese ed istituti religiosi, le sale degli spettacoli e divertimenti, l’artigianato minuto, le istituzioni sociali necessarie per la vita di una collettività.
Pur sapendo di essere contro a larghe correnti di idee, scarto a priori per la sistemazione di questa zona il concetto della città-giardino per l’eccessivo e costoso sviluppo in estensione, e, in quanto a difesa, per la spesa antieconomica della costruzione di un numero elevato di ricoveri per ogni singola abitazione, fatalmente, poi, insufficienti; vedo invece la zona residenziale sviluppata in altezza, con costruzioni in cemento armato, le migliori contro l’offesa aerea. Meno spazio coperto, più verde.
Fabbricati aperti; insolazione e orientamento esatti, collegamenti rapidi e semplici, minori spese per gli impianti generali, e, venendo sempre alla difesa, economia per la costruzione di ricoveri, che debbono essere pubblici, collettivi, e come tali efficienti e perfetti. I rifugi sotto le case sono imperfetti e pericolosi e costituiscono un onere a fondo perduto per il costruttore. I rifugi collettivi sotto le strade possono essere adibiti a comunicazioni (vedi Metrò: Londra, Berlino ecc.).
È secondo questo orientamento che bisogna provvedere; il ricovero deve essere accessibile subito anche dalla strada a tutti e su questa deve avere possibilità sicure di uscita. Le fotografie dei crolli dovuti a bombardamento dimostrano, senza possibilità di smentita che il rifugio, posto nei sotterranei di una casa è un errore, poiché non è una casa sola che crolla, ma un gruppo, e generalmente l’edificio si siede, ricoprendo tutto e non dando scampo alle eventuali persone rifugiatesi sotto. E ciò oggi mentre si adoperano ancora esplosivi di relativa potenza.

Zona industriale e sua difesa attiva e fattiva
La zona industriale avrà una sistemazione studiata con un piano generale, ma che dovrà essere concretata secondo le eventualità di sviluppo di una industria rispetto ad un’altra.
In questa zona, alla quale i lavoratori affluiranno, con una gamma di trasporti, dalla zona residenziale, risiederà il possibile obbiettivo bellico.
Ma questo obbiettivo concentrato, può avere una difesa concentrata ed efficiente, può essere occultato con accorgimenti rivelatisi eccellenti, può infine essere costruito “per resistere” alle incursioni. Il prezzo pagato varrà la pena, se eviterà distruzioni. Costruzioni mimetizzate, difficili da individuare, costruzioni in altezza difficili da mirare, costruzioni in profondità, irraggiungibili, dove le bombe torpedini non recano danno se la copertura è costruita sul tipo di ricovero antiaereo, e la bomba perforante o ritardata provoca, al caso, solo danno parziale.
Creare una zona industriale, fa subito pensare che l’individuare l’obbiettivo da parte degli aerei sia più facile, perchè consente di trovare senza troppe ricerche l’area da colpire, ma se ciò è vero è anche vero che sarà anche più facile il concentramento della difesa contraerea e della difesa da caccia in volo, in quanto può essere realizzato nella migliore maniera il complesso protettivo a terra e si può neutralizzare l’attacco in volo data l'esiguità della zona.
Quindi concentramento efficace del tiro antiaereo sia di giorno che di notte, o intervento decisivo dei velivoli da caccia in ogni momento; oppure sbarramento luminoso dei riflettori, abbagliamento per l’invasore, poiché rimane sotto il tiro delle batterie e non può controbattere il caccia intercettatore che si trova avvantaggiato dal combattere dal buio alla luce. Questo accentramento di forze ha un valore altamente demoralizzante per il nemico.

Città aperta
Inoltre solo realizzando la zona industriale, che volente o nolente, in qualsiasi punto si trovi, raggruppata o no, deve essere considerata obbiettivo militare, si ha la possibilità di dichiarare effettivamente (durante lo stato di guerra) città aperta la zona residenziale, zona che effettivamente esclude obbiettivi bellici, ma che in ogni odo se anche questa civile ipotesi non si avverasse sarà più efficiente come difficile bersaglio, col suo sviluppo in altezza, sarà resistente se costruita in cemento armato, sarà sicura ai viventi se provvista di rifugi concentrati, consentirà una sua efficiente difesa attiva ed una sufficiente difesa passiva.
Tra la residenziale e l’industriale, troveranno posto le zone d’affari, sportive, culturali, di svago, e le stazioni (sotterranee) ecc. Esse non hanno necessità costruttive evidenti o diverse dalla residenziale circa la difesa dall’arma aerea: durante il giorno mentre l’attività si svolge intensamente, l’attacco aereo è assai difficile per la facilità d’avvistamento e le conseguenti contromisure; durante la notte le zone si troveranno quasi deserte, e se alcuni enti pubblici devono continuare la loro attività, sarà facile organizzare loro ricoveri perfettamente efficienti.
La zona sportiva e di svago, che non avrà valore come obiettivo bellico, non costituisce problemi difficili.
Organizzate le zone se ne coordineranno le comunicazioni, con trasporti rapidi sotterranei (metropolitane) diretti da punti di maggiore distanza, accelerati tra le zone intermedie, dentro le zone con mezzi normali, sostituendo ai tram i filobus, smistatori ottimi e veloci, e con impianti meno vulnerabili. Aeroporti civili, stazioni (sotterranee) saranno intermedi fra le zone.[...]

Conclusione
Suddividere dunque in zone, creare ricoveri comuni, mimetizzare, sono i problemi che bisogna affrontare e risolvere. Le incognite non esistono più e quindi la soluzione esiste.

Nota: è forse utile un confronto del presente testo, con la cultura anglosassone contemporanea della “urbanistica antiaerea”, nella versione della Commissione Barlow(f.b.)

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