Perché non basta dire ‘riformismo’…
Mariangiola Gallingani
Il dibattito sul ddl Lupi si dipana dall’estate 2003 sino ad oggi...
Il dibattito sul ddl Lupi si dipana dall’estate 2003 sino ad oggi; in questo lasso di tempo, sul ceppo originario sono connfluiti diversi ddl, di maggioranza e di minoranza; la minoranza non ha ritenuto di presentare una mozione a sostegno di una propria distinta proposta di legge; la VIII Commissione della Camera ha licenziato il 2 febbraio 2005 un “testo unificato” in modo sostanzialmente unanime, salvo ripromettersi – da parte di taluni esponenti di minoranza – di approfondire e meglio discutere in aula alcuni passaggi e/o emendamenti che non avevano a loro giudizio trovato esito soddisfacente in Commissione.

In apertura della discussione sul ddl si fa riferimento da una parte alla riforma costituzionale del 2001 – dall’altra a quella in corso di elaborazione – che come è noto ha portato all’approvazione in seconda lettura da parte della Camera del ddl C 4862 il 15 ottobre 2004.

Anche nel caso del dibattito sulla legge costituzionale, la minoranza parlamentare ha, giustamente, operato per verificare i margini per possibili intese: il Parlamento esiste, e va fatto funzionare; qualsiasi seduzione che spiri dall’Aventino porta con sé una cattiva memoria.

Tuttavia nel corso del dibattito sulla nuova Costituzione, ad un certo punto di quel dibattito, la minoranza ha ritenuto di avere a che fare con un testo ormai inemendabile, di trovarsi di fronte ad un oggetto giuridico non migliorabile attraverso la mediazione del gioco parlamentare.

Ed il dibattito sulla legge costituzionale è solo uno tra i tanti fatti che sono accaduti fra l’estate del 2003 e il primo inverno del 2005 – ivi inclusa anche un’ampia consultazione elettorale; un altro importante appuntamento elettorale è alle porte: si può a giusta ragione ritenere di essere – e sarà così fino al 2006 almeno – nel corso di una campagna elettorale continua.

Benchè abbia poca risonanza mediatica – di gran lunga inferiore a quella di materie quali la bioetica, certo ‘universali’ sul piano dei principi, ma che interessano direttamente un numero ben più limitato di cittadini – il tema del governo del territorio è tema generale, anzi, per usare proprio le parole dell’articolo 42 della Costituzione, tema che può, in determinate condizioni, essere latore diretto dell’ “interesse generale” , né più né meno che l’ordinamento della Repubblica o i diritti e i doveri dei cittadini.

Resta da spiegare perché alla ‘presa di coscienza’ che ha caratterizzato il comportamento delle minoranze parlamentari nel caso della riforma della Costituzione non abbia fatto riscontro nulla di simile nel caso invece della legge per il governo del territorio: e resta da capire (o semplicemente da stare a vedere) quale sarà il comportamento che queste forze politiche assumeranno nella discussione in aula.

Ai cittadini piacerebbe sapere per chi votano, magari non solo guardando i talk show.

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