I mille villaggi di Francia
Mirella Bersani Calleri
Un testo che propone la pianficazione territoriale (inusualmente, per noi) entro un sistema complesso di presenza pubblica. Con una comparazione franco/italiana un po' scivolosa sul tema pubblico/privato. Da Dedalo, gennaio 2005 (f.b.)
Grazie alla collaborazione tra Stato e Regioni, la Francia può vantare uno sviluppo dei Comuni più piccoli che attirano i giovani a risiedervi e lavorare e, nello stesso tempo, offre ai turisti interessanti soluzioni fuori dalle grandi mete classiche. Il segreto sta nell’aver predisposto delle leggi di pianificazione territoriale e di sviluppo che non fanno appello genericamente ad un coordinamento ambientale tra centro e periferia, come dettava la vecchia legge italiana sul decentramento , ma fissa dei chiari paletti per uno sviluppo durevole.
Certo Cartesio e la sua razionalità sono nati in Francia; ma in Italia si potrebbe fare ancora meglio, se si tenesse oggi conto degli strumenti di accantonamento finanziario più moderni, che consentirebbero agli enti locali, ma ancor più ai singoli abitanti una compartecipazione agli utili generati dallo sviluppo culturale ed economico possibile anche nei centri minori; aggiungendovi il vantaggio di ridurre il debito pubblico italiano con l’aggancio alla cessione dei beni del demanio, una volta definite per questi a priori le formule del ritorno economico. Molta meno fiducia sembrano, viceversa, offrire le iniziative finanziarie che oggi i Comuni mettono in campo, a fronte di non si sa quali strategie future. La Corte dei Conti potrebbe, nel primo caso non avere nulla a ridire; e lo Stato potrebbe ritrovarsi con delle entrate in più e delle uscite, per provvidenze, in meno.

Partendo dalle Leggi nazionali, la Francia ha creato, nell’ambito del Ministero dell’Ambiente, una Strategia nazionale di sviluppo durevole (Sndd) che si muove lungo alcuni assi portanti cui si devono attenere tutti i contratti locali (Cper - Contrats de Plan Etat-Region). Essi sono: solidarietà interna e intergenerazionale; razionalità nella promozione dello sviluppo da parte dei poteri pubblici; efficacia, trasparenza e sinergia nelle scelte; ispirazione ad Agenda 21 di emanazione comunitaria. Ricordiamo che l’Unione europea con il programma Leader + si muove proprio in questa direzione. Il ministero della Pianificazione e dell’Ambiente (Mate) francese ha così dato luogo dal ‘99 al 2000 ad alcuni provvedimenti legislativi: Loi d’orientation sur l’amenagement e le developpement durable du territoire (Loaddt o Legge Voynet); Loi de simplification et de modemisation administrative du territoire français (Legge Chevènement), Loi sur la solidarite et le renouvellement urbanistique (Sru). Tutte le leggi sono marcate da una forte presenza ordinatrice dello Stato che si muove tuttavia in spirito di partenariato, favorendo il raggruppamento dei piccoli Comuni in strutture intercomunali di cooperazione, all’insegna di uno schema di coerenza territoriale (Scot). Lo schema tende a superare le logiche settoriali della programmazione all’interno e fra generazioni, in modo da favorire un armonioso ed equilibrato sviluppo dell’intera nazione. I programmi approvati sono finanziati dallo Stato e dalle imprese del commercio e dell’artigianato.

Ad alimentare il positivo viaggio dei piccoli Comuni verso l’inserimento in una rete di sviluppo efficiente e durevole oltre che equamente distribuita, opera, infatti, la collaborazione delle associazioni del commercio e dell’artigianato, a partire dall’entrata in vigore delle leggi, fin dal 1992. Gli interventi di questi organismi si sono rivelati indispensabili per animare e rendere migliore la qualità della vita ai residenti e ai candidati al trasferimento nei centri minori. Anche queste associazioni conoscono e fotografano i Comuni montani e quelli minori attraverso le delegazioni tecniche assicurando un servizio commerciale e imprenditoriale ai cittadini toccati dal calo demografico o economico. La delegazione, con il suo carattere di parità fra amministrazioni centrali e locali, permette ai gruppi tecnici di entrare nell’amministrazione locale senza forzarne i piani, ma anzi esercitando un’azione equilibrata di sostegno e di stimolo alle iniziative delle singole amministrazioni: solo i piani efficaci vengono finanziati. Una serie di agenzie vigilano sui piani di settore (ad es. per la distribuzione delle fonti energetiche, comprese quelle alternative). Finanziamenti statali e agevolazioni fiscali camminano di pari passo con l’approvazione dei piani di sviluppo, più legati alle particolari esigenze dei piccoli centri.

Il ministero del Commercio e dell’ Artigianato è, a sua volta, operativo, per mezzo di incentivi finanziari, nel generare iniziative che assicurino ai cittadini di ogni zona reti commerciali adatte, nei confronti delle ristrutturazioni in atto, in modo da salvaguardare il commercio minore, più prossimo ai consumatori; ed equilibrare le forme distributive differenti. Tra l’altro, e nello stesso spirito, è attivo il piano Coeur de Paris dedicato al risanamento di quartieri in città con oltre 30.000 abitanti.
Questo intenso lavoro di raccordo fra centro e periferia, se pure è nella tradizione francese dall’epoca di Carlomagno in poi, con i suoi missi dominici, si giova di un elemento di base: l’istituto del contratto sociale ( Contrats de Plan). Lo spirito del contratto genera molto spesso il consenso, e porta a lavorare verso obiettivi comuni: condizione indispensabile, tuttavia, è la parità fra i contraenti e la definizione articolata dei punti d’arrivo. Questa condizione si affaccia ora da noi, nel momento in cui sta nascendo il polo italiano del turismo, con la partecipazione di Banca Intesa, Ifil e gruppo Marcegaglia, a fianco di Sviluppo Italia. Il programma, molto impegnativo, si gioverà di elementi fondamentali della logica industriale immessa dai privati nella miniera di iniziative che il Mezzogiorno può offrire allo sviluppo integrato, turistico e immobiliare insieme. Si potrebbe anche ricordare la possibilità, introducendo i warrants, di agevolare il continuo flusso di risparmi delle famiglie verso le società di ottimizzazione che ne scaturiranno. Per creare consenso, e continuità di impegno, infatti, è indispensabile il coinvolgimento finanziario degli abitanti che, interpellati in pubbliche assemblee (in centri minori questo è ancora possibile), collaboreranno più volentieri alla buona realizzazione dei programmi.

In Italia qualcosa si è tuttavia già mosso. La Confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa della Liguria ha creato negli anni un raccordo con i vicini francesi: Eurazur, legato alle attività transfrontaliere. La legislazione italiana ha di recente elaborato una legge sullo sviluppo incentivato di Comuni minori, con altre caratteristiche, quali un maggior accentramento in mani statali delle scelte di fondo che gli amministratori locali potrebbero fare, a vantaggio della propria zona. L’ultima nata, l’iniziativa Piccola Grande Italia, divulgata attraverso la televisione, ha un merito: avere risvegliato l’orgoglio dei piccoli Comuni verso le tradizioni enogastronomiche locali, qualità che è anche culturale e storica. L’incontro del marzo 2004 fra tutti i piccoli Comuni ha avuto grande successo.

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Negli ultimi 20 anni in Francia la pianificazione territoriale e urbanistica è stata oggetto di numerose riforme legislative: mai di ‘controriforme’, come invece è avvenuto in Italia.
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