Costolette
Fabrizio Bottini
Prima che l’alto dibattito in corso tra i riformisti nostrani arruoli anche George Dabliù fra le costole della sinistra, mi sia consentito spezzare una lancia a favore almeno di una costoletta: Terminator Schwarzenegger, che nelle scorse settimane ne ha fatta una buona.
Lo Stato della California ha infatti emendato la propria legge urbanistica, accogliendo le proposte stese in uno "White Paper" a cura del new urbanism. Evidentemente, anche a livello istituzionale e anche in una maggioranza repubblicana le meraviglie dello sprawl stanno smettendo di essere considerate tali, e il paesaggio di freeways, centri commerciali e villette, tutti rigidamente separati e connessi dalla sola automobile, diventa insostenibile.
L'insediamento diffuso nelle sue forme estreme non è però solo il frutto dell'intreccio fra le perversioni del mercato e l'inerzia progettuale, ma anche figlio della tradizione normativa americana, basata sullo zoning.
E la maggior parte delle ordinanze di zoning sono basate solo e rigidamente sulle destinazioni d’uso: la principale preoccupazione è di riunire usi dello spazio simili e correlati, separandoli da altri considerati incompatibili. Queste regole rendono impossibile realizzare qualcosa di simile agli spazi di alta qualità urbana che caratterizzano le parti storiche consolidate delle città. Edifici come quelli tradizionali coi portici o coi negozi sul fronte sono di fatto illegali, e i parcheggi davanti alle case sono non solo consentiti, ma in pratica obbligatori. In alcune zone degli Stati Uniti si sono sviluppati negli ultimi anni regolamenti basati sulla forma anziché sull’ uso. Si tratta di un approccio multidisciplinare che lega la rete della circolazione e degli spazi pubblici alle forme degli edifici e dei lotti edificabili, cercando esattamente quello stretto e virtuoso rapporto fra ambito pubblico e spazio privato che è la caratteristica peculiare delle città, e che manca totalmente nell’insediamento suburbano. Il codice basato sulla forma è stato definito nel documento preliminare redatto dal gruppo di new urbanists: “una scatola di montaggio dotata di istruzioni ... una ricetta per realizzare interi quartieri che comprendano ogni tipo di abitazione, e insieme i necessari usi commerciali per i suoi bisogni”. Ovvero, l’esatto contrario della segregazione funzionale che caratterizza lo sprawl, che è anche il frutto di una pianificazione frammentata fra i vari approcci dell’ambientalista, dell’ingegnere stradale, dei progettisti edilizi e di quelli dell’arredo a verde.
Finalmente, "Terminator" ha davvero terminato qualcosa, e la legge urbanistica californiana, nella sezione 65302(a) ha avuto inserito:
Testi e diagrammi sull’uso dello spazio, la localizzazione e dimensioni dei vari usi del suolo, le regole di azzonamento urbano attuative, possono anche esprimere le intenzioni della comunità riguardo al progetto delle forme urbane. Possono differenziare quartieri, distretti, corridoi, prescrivendo I vari usi misti e tipi residenziali, e regolare le correlazioni fra edifici e tra essi e lo spazio pubblico della strada.
In altre parole, le città se vogliono possono suggerire “schede progettuali” nei propri strumenti urbanistici, e nessuno può fare ricorso dicendo che così si va contro i valori dell’Occidente, la libertà di libero arbitrio, eccetera.
Scherzi a parte, e precisando per chi non l’avesse capito che non intendo arruolare nessuno: una buona cosa, pragmatica, e che delega alle comunità locali la scelta sulla qualità del proprio spazio.
Il che non c’entra nulla con destra e sinistra, né coi “valori” di cui tanto si parla in terra di Vanvera. Ma vallo a spiegare ai mozzi che si improvvisano grandi timonieri.

Nota: Sul sito della American Planning Association il dibattito della scorsa primavera sul tema. I particolari (e il documento tecnico preliminare redatto da Andrés Duany e altri del Congress for the New Urbanism) di questo emendamento californiano si raggiungono da un testo introduttivo del sito Planetizen (fb)

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