Non volete la Resistenza? Allora volevate Hitler?
Norberto Bobbio
Un discorso inedito di Norberto Bobbio del 1955, pubblicato da la Repubblica, 11 gennaio 2004.


Pubblichiamo per gentile concessione del Centro Studi Piero Gobetti parte del discorso inedito sulla Resistenza tenuto daNorberto Bobbioil 20 aprile ‘55 al Centro Universitario Cinematografico di Torino.

Vi sono alcuni giovani, a quanto leggo in una lettera pubblicata su Ateneo, i quali vorrebbero si mettesse una pesante pietra tombale sulla Resistenza, perché è stata una «guerra fratricida», come se colui che difende la libertà potesse riconoscere come fratello colui che la opprime, o colui che sofferse nei campi di sterminio nazisti potesse riconoscere come fratello colui che aiutava in patria i nazisti a prolungare il loro dominio in Europa. «Fratricida» solo nel senso che tutti gli uomini sono fratelli; ma allora tutte le guerre, e non solo la Resistenza, sono fratricide. Orbene vorrei invitare uno di questi giovani, che ostentano tanta saggezza, di andare a leggere uno dei quei giornali studenteschi che si stampavano nel periodo «glorioso» del fascismo, quando questi giornali erano diventati «politici», ma di quella sola politica che piaceva ai gerarchi e il loro compito principale era di attaccare, con maggiore accanimento e maggiore improntitudine di quel che fosse lecito ai rispettabili quotidiani, i nemici che di volta in volta i gerarchi indicavano loro. Se non prova vergogna o orrore, vuol dire che la sua testa è ermeticamente chiusa a comprendere i problemi della democrazia e del progresso civile (…). Ma se arrossisce, o magari scoppia in una risata, o ammette che ora si possono scrivere cose magari non sempre sublimi, ma non si cade più nella cieca faziosità o nella ciarlataneria di venti anni fa, vuol dire che anch´egli ormai respira, magari senza accorgersene, o non volendolo riconoscere, la nuova aria creata dalla Resistenza. E quest’aria poi, creata dalla Resistenza, è semplicemente l’aria della libertà. Se dovessi dire in breve quel che distingue un regime di libertà da un regime di servitù direi che mentre la servitù è un malanno per tutti, anche per coloro che ne traggono vantaggio, la libertà è un beneficio per tutti, anche per coloro che la sconfessano.
Oltretutto, coloro che rifiutano la Resistenza italiana devono rifiutare il grande moto storico di liberazione che ha scosso tutta l’Europa. La Resistenza italiana è solidale con la Resistenza europea. Gli apologeti del fascismo come gloria nazionale, si rassicurino: il fascismo nel 1943 era diventato un moto quasi universalmente europeo, e ovunque sinonimo di violenza e terrore. L’Italia ha avuto un indiscusso primato; ma la gloria di essere stata fascista l’ha poi dovuta dividere, fortunatamente, con gli altri paesi. Ebbene, la Resistenza rappresenta l’inserimento di una parte degli italiani nella lotta europea per la libertà. Vogliamo respingere la resistenza italiana? Dobbiamo allora, se vogliamo essere coerenti, respingere anche la Resistenza europea. Ma chi respinge la Resistenza europea, dovrà assumere su di sé la responsabilità di dichiarare che il suo ideale di vita sociale sono i campi di sterminio e la discriminazione razziale. Non volete la Resistenza? Allora volevate Hitler. La storia è una selva intricata, dove non vi è talora che un piccolo sentiero che conduce all’aperto. Nei momenti cruciali ci pone di fronte a dure alternative. O di qua o di là. (…)
A coloro che non vogliono più saperne della Resistenza perché in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare, c’è da rispondere che la nostra non sempre lieta situazione presente dipende da una ragione soltanto: che non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà. E siccome l’inizio di questo nuovo corso della libertà è stata la Resistenza, si dovrà concludere che i nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata.
Dopo dieci anni cominciamo soltanto ora a comprendere di quali enormi difficoltà sia irta la vita di un regime libero. Abbiamo imparato che un regime di servitù, quand’è giunto al momento della sua esasperazione, si può strozzare in poco tempo, ma la libertà per consolidarla ci vogliono decenni. Per uccidere un malvagio, basta un tratto di corda. Ma per fare un uomo onesto, quante cure, quanti affanni, quanti sacrifici. E poi, qualche volta, nonostante la buona volontà, non ci si riesce neppure.

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