Norberto Bobbio, "Nè ateo né agnostico"
Eddyburg
Da la Repubblica del 10 gennaio 2004 la cronaca del funerale di Bobbio e il suo testamento.
TORINO - Chiede "Funerali semplici, privati, non pubblici", "civili", anche se afferma di non considerarsi "nè ateo nè agnostico". Sono alcune delle ultime volontà che Norberto Bobbio ha stabilito prima di morire e che sono state lette oggi pomeriggio nella camera ardente, chiusa al pubblico e alla presenza del presidente della Repubblica Ciampi, del rettore Rinaldo Bertolino e delle altre autorità, da uno dei figli, Luigi.
Sullo sfondo la musica della "Passione secondo san Giovanni" di Bach, così come indicato dal filosofo e senatore a vita.
"Ho compiuto 90 anni il 18 ottobre. La morte dovrebbe essere vicina - scrive Bobbio - A dire il vero l' ho sentita vicina tutta la vita. Non ho mai neppure lontanamente pensato di vivere così a lungo. Mi sento molto stanco, nonostante le affettuose cure di cui sono circondato, di mia moglie e dei miei figli. Mi accade spesso nella conversazione e nelle lettere di usare l'espressione 'stanchezza mortale'. L'unico rimedio alla stanchezza mortale è il riposo della morte. Requiem aeternam dona eis Domine. Nell'ultimo bellissimo coro della Passione secondo San Giovanni di Bach, il coro subito dopo la morte di Cristo canta: 'Ruht wohl' (riposa in pace)".
"Desidero funerali civili in comune accordo con mia moglie e i miei figli - aggiunge nel suo 'testamento' Bobbio - in un appunto del 10 maggio 1968 'più di 30 anni fa trovo scritto: 'vorrei funerali civili. Credo di non essermi mai allontanato dalla religione dei padri, ma dalla Chiesa si'. Me ne sono allontanato ormai da troppo tempo per tornarvi di soppiatto all'ultima ora. Non mi considero nè ateo nè agnostico. Come uomo di ragione non di fede, so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare fino in fondo, e le varie religioni interpretano in vari modi".
"Funerali semplici, privati non pubblici. Raccomando caldamente ai miei familiari questo mio desiderio - insiste Bobbio - ho avuto nella mia vita, anche in occasione dei miei 90 anni, pubblici riconoscimenti, premi, varie forme di onoranze che ho accettato pur essendo convinto che eccedessero i miei meriti. Alla morte si addice il raccoglimento, la commozione intima di coloro che sono più vicini. Il silenzio. Breve cerimonia in casa o, se sarà il caso, in ospedale. Nessun discorso. Non c' è nulla di più retorico e fastidioso che i discorsi funebri. E poi il trasferimento a Rivalta per essere sepolto nella tomba di famiglia".
Sulla lapide "soltanto nome e cognome, data di nascita e di morte, seguiti da questa unica dicitura 'figlio di Luigi e Rosa Caviglia'. Mi piace pensare - conclude Bobbio - che sulla mia lapide il mio nome compaia insieme a quello dei miei genitori".
"Mio padre, alessandrino, è stato il capostipite dei Bobbio di Torino; la tomba è stata fatta costruire da lui nel paese, che ha molto amato, di sua moglie. Il mio nome, unito a quello dei miei genitori, oltretutto, dà il senso della continuità delle generazioni. La famiglia dia la notizia della morte a funerali avvenuti con un necrologio composto con le parole semplici con cui sono in genere scritti i necrologi della gente comuni".

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