La cronaca e un’intervista del Sindaco
Eddyburg
La cronaca dell’adozione del nuovo PRG e l’intervista rilasciata dal Sindaco Walter Veltroni ad Alberto Mattone, su Repubblica del 21 marzo 2003.

La cronaca

ROMA - Solo Ernesto Nathan era riuscito a farlo approvare, all´inizio del Novecento. Anche se, allora, c´era una Roma piccola piccola, che non arrivava oltre le Mura Aureliane. Il consiglio comunale della capitale, dopo cento anni, vota il nuovo piano regolatore alla fine di una maratona d´aula durata tutta la notte. Il sindaco Veltroni parla di «giornata storica» per la città più grande d´Italia che, dopo quasi dieci anni di lavoro e una larga consultazione dei municipi, disegna le linee del proprio futuro urbanistico.
Tutela integrale dell´agro, riduzione delle previsioni di nuovi edifici da 120 a 61 milioni di metri cubi, vincolo definitivo di 87mila ettari di territorio verde, istituzione di venti "centralità". Insediamenti, questi, che mescolano residenza, uffici, e commercio. E che dovrebbero ricucire, con buone architetture, zone periferiche sfilacciate e prive di servizi. E infine, la "cura del ferro", col permesso di costruire case solo se la più vicina fermata del metrò è a non più di un chilometro di distanza.
Il nuovo piano (il Polo ha votato contro) è una sfida ai costruttori e una scommessa sul futuro di Roma. Smentite le previsioni espansive (la capitale ha perso 300 mila abitanti negli ultimi dieci anni), il Prg sancisce la fine della rendita fondiaria e chiede agli imprenditori progetti per la demolizione e la ricostruzione di interi quartieri.
A seguire il lungo cammino del progetto, iniziato con l´amministrazione Rutelli, sono stati un giovane assessore, Roberto Morassut, e un vecchio urbanista, il bolognese Giuseppe Campos Venuti, punto di riferimento di generazioni di tecnici. Che però, a sorpresa, ha annunciato al sindaco Veltroni di voler ritirare la propria firma in calce al documento. Il motivo? L´abbandono dello strumento delle compensazioni, una delle novità del testo. In pratica un meccanismo per cui il proprietario di un´area verde cede al Comune l´80 per cento del terreno, in cambio del permesso di costruire sul restante 20.
L´innovazione non è piaciuta a Rifondazione, che ha scelto il più costoso strumento dell´esproprio. Non si tratta, però, di uno strappo definitivo. Campos Venuti loda il piano, giudicato «un disegno che innova radicalmente l´urbanistica italiana». E non esclude di riappropriarsi della paternità del Prg nel caso, in fase di osservazioni, venissero reintrodotte le compensazioni.

L’intervista a Walter Veltroni

ROMA - Sindaco Veltroni, perchè ci sono voluti decenni per approvare il nuovo piano regolatore?
«Per la prima volta dai tempi di Nathan, il consiglio comunale, l´organismo eletto dai romani, decide il proprio destino. Con il voto sul piano abbiamo assistito a una pagina confortante di democrazia».
Roma, però, ha già avuto altri piani regolatori.
«Sì, ma non sono mai stati approvati dal consiglio. Ce ne furono vari, tra cui quello del '62, ma fu adottato dal commissario prefettizio. Per effetto di questo non governo del territorio Roma, la città più bella del mondo, ha subito ferite profonde. Ancora oggi investiamo molto per portare acqua e fogne nelle borgate cresciute senza regole e infrastrutture».
Milano, invece, non adottando il piano ha deciso di non darsi queste regole.
«Roma ha scelto di ridisegnare la città lungo alcune direttrici di moderna cultura urbanistica: non crescerà più alcun insediamento lontano da una stazione. La città storica viene allargata e ingloba quartieri come Eur e Garbatella. Mettiamo in campo investimenti per le infrastrutture, che serviranno per dotare la città di 600 chilometri di binari ferroviari e del metrò. Gli ettari vincolati diventano 87mila e Roma si riorganizza intorno a venti "centralità" con servizi dislocati nelle periferie. Tutto questo è un segnale per il Paese».
Perché?
«Il piano è il contrario della logica dei condoni. Ed è la dimostrazione che si possono fare regole leggere e flessibili. Noi crediamo che possano convivere la difesa della qualità ambientale e lo sviluppo economico. Grazie a una maggioranza unita, abbiamo approvato il bilancio e la più grande una manovra urbanistica fatta da decenni a questa parte. E che porterà investimenti per 5 miliardi di euro e 100 mila unità lavorative».
Storace aveva proposto di rimandare il voto del Prg a dopo le Provinciali.
«Storace, legittimamente, non voleva che si approvasse né il piano né le successive attuazioni. La destra ha annunciato ostruzionismo, ma la maggioranza ha avuto la forza e la determinazione di aprirsi al dialogo. Non si approva un testo così importante ignorando l´opposizione. Che, con senso di responsabilità, ha abbandonato il muro contro muro».
Campos Venuti, però, non si riconosce più nel "suo" piano.
«È naturale che in un organismo democratico come il consiglio il testo sia stato modificato. I cambiamenti sono frutto di un´ampia consultazione in città, e sono contento che il piano sia stato apprezzato dal mondo ambientalista e dai settori più moderni dell´imprenditoria».
Da parte dell´urbanista restano le critiche sulle compensazioni.
«Gran parte di quell´ispirazione è stata confermata, e lo stesso Campo Venuti loda il piano. La sua è una critica seria, su un punto particolare, e sarà un tema di discussione dei prossimi passaggi del piano. A cui Campos Venuti parteciperà con quell´affetto e quell´amicizia per Roma e la sua giunta che mi ha confermato al telefono».

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