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Come chiudere fuori dalla porta i poveri di New Orleans
Data di pubblicazione: 18.08.2006

Autore:

Migliaia di sfollati dalle case popolari di New Orleans dopo Katrina aspettano da mesi e mesi di sapere se e quando potranno mai rivedere le proprie case. C'è un progetto per tagliarli fuori dalla città? Salon, 13 giugno 2006

Titolo originale: Locking out New Orleans' poor – Scelto e tradotto per eddyburg_Mall (http://mall.lampnet.org) da Fabrizio Bottini


NEW ORLEANS – Seduti sotto uno striscione fatto in casa, “ Survivors Village” steso fra due pali della luce, gli ex abitanti delle case pubbliche di New Orleans hanno promesso di star qui accampati sullo spartitraffico di fronte al complesso abbandonato di St. Bernard finché i funzionari dello U.S. Department of Housing and Urban Development non metteranno a disposizione un piano di ripristino dei loro appartamenti. Mentre gli avvocati che rappresentano gli inquilini sgombrati tenteranno di muovere una causa per discriminazione di classe contro lo HUD fra qualche giorno, i manifestanti, che hanno piantato le loro tende sotto il sole cocente del primo fine settimana di giugno, dicono che intendono abbattere la recinzione eretta dal governo il 4 luglio, per iniziare da soli le riparazioni se gli uffici responsabili non risponderanno.
“Nessuno vuole rovinarsi l’esistenza andando in prigione o facendosi del male, ma il 4 luglio per noi significa agire o morire” dichiara Endesha Juakali, attivista ed ex abitante del St. Bernard che gestiva un centro comunitario e day care nel quartiere. “Questa gente ha dei contratti, ed è stata sgombrata illegalmente dalla propria casa. Entreremo, siamo pronti a dozzine di arresti, non torneremo indietro”. Gli ex inquilini avevano minacciato di abbattere la recinzione il fine settimana precedente, provocando una dichiarazione pubblica da parte del segretario HUD Alphonso Jackson perché non infrangessero la legge o si esponessero ai pericoli negli appartamenti dell’edificio danneggiati dall’uragano.
Il sostegno FEMA per l’abitazione su cui si sono appoggiati molti inquilini evacuate per pagare gli affitti in altre città, scade il 30 giugno. I funzionari HUD sostengono che gli ex abitanti delle case pubbliche di New Orleans hanno diritto ai propri programmi per continuare a ricevere aiuti. “Quello che sembrano non capire, è che la gente vuole tornare a casa a New Orleans”, dice Juakali. “Non vogliono firmare un contratto a Houston o in un altro posto”.

Dieci mesi dopo Katrina, almeno l’80% delle abitazioni pubbliche di New Orleans resta chiuso. Sei su dieci dei più grossi quartieri popolari della città hanno gli ingressi sbarrati, e gli stri sono in vari stadi di riparazione. Meno di 1.000 delle 5.100 famiglie che abitavano nelle case più vecchie prima della tempesta, sono tornate, secondo la Housing Authority di New Orleans. La HANO, come è normalmente conosciuta, è sotto il controllo diretto dello HUD da quando è entrata nei programmi federali nel 2002. Jackson ha annunciate lo scorso mese che lo HUD investirà 154 milioni di dollari nella ricostruzione di abitazioni pubbliche a New Orleans, e che collaborerà con l’amministrazione cittadina per riportare a casa gli sfollati. Ma i critici sostengono che si vede cattiva gestione e abbandono, a ripetere la disastrosa risposta del governo nei primi giorni dopo la catastrofe. Alcuni temono che funzionari governativi e uomini d’affari stiano silenziosamente progettando la demolizione dei vecchi complessi e la privatizzazione delle case pubbliche.
Ex inquilini e attivisti affermano che molti appartamenti con pochi danni potrebbero essere riparati rapidamente, come nel caso del secondo e terzo piano nel complesso St. Bernard. Con più di 3.000 persone che ci abitavano prima dell’uragano, il St. Bernard era il principale quartiere di case popolari della città.
“Alfonso Jackson non dice la verità quando afferma che c’è piombo in questi appartamenti” dice Walter Smith, impiegato trentenne della HANO licenziato da settembre. “Ero uno dei primi ispettori, e non ci sono vernici al piombo in questi edifici. Per quanto riguarda la muffa, è quello che succede se c’è un allagamento e non si ripuliscono gli appartamenti per nove mesi. Ma la muffa è sempre stato un problema al St. Bernard anche prima di Katrina. La gente ha imparato a viverci insieme”.
Gli avvocati che rappresentano gli inquilini sgombrati pensano di istruire una causa per discriminazione di classe contro lo HUD e l’ufficio case popolari, affermando che entrambi hanno mancato alle proprie responsabilità, di rispondere alle gravi carenze abitative in città, e aiutare gli I residenti a tornare. “Gran parte delle persone a cui non è stato concesso di tornare sono titolari di contratti, ed esistono leggi federali che regolano in quali circostanze lo HUD può togliere la gente dalle proprie case e mantenerla fuori”, spiega Bill Quigley, direttore della public law clinic alla Loyola University e uno degli avvocati che lavorano alla causa. “Anche se il ruolo di HUD è quello di dare casa alle persone, dopo Katrina hanno agito in modo da tenerle fuori. La HANO ha licenziato una enorme parte del personale di manutenzione e si è concentrata sul recintare il complessi”.

Segnate per anni da criminalità e droga, e un tempo luogo di intensi programmi comunitari, le case pubbliche di New Orleans erano piuttosto lontane dall’essere l’abitazione per i poveri della città. Comunque gli attivisti e gli ex inquilini considerano che le barriere erette attorno alle St. Bernard e ad altri complessi a partire da marzo sono un chiaro segnale del fatto che le agenzie non hanno alcun progetto di riaprirli.
“Quello a cui stiamo assistendo è una spinta alla privatizzazione delle case per i redditi bassi di New Orleans, usando Katrina come scusa e River Garden come modello”, dice Jay Arena, attivista per la casa. River Garden, un intervento di riurbanizzazione per redditi misti iniziato alla fine degli anni ‘90, ha sostituito alle 1.500 abitazioni dell’ex complesso popolare di St. Thomas olter 1.600 appartamenti. Alla fine, solo 120 sono stati classificati case pubbliche, e solo il 40% sinora sono state occupate da inquilini a basso reddito. Sia il segretario Jackson che il sindaco Ray Nagin hanno esaltato River Garden come modello per la ricostruzione delle case pubbliche di New Orleans.
“HANO e HUD stanno giocando al rinvio con gli inquilini sfollati” continua Arena, “nella speranza che più tempo si aspetta a riaprire, meno inquilini si ripresenteranno”.
I funzionari HUD sostengono che siano problemi sanitari e di sicurezza a impedire l’accesso a St. Bernard. “Nostra prima preoccupazione è sempre la salute dei nostri inquilini, e gli studi ambientali hanno rilevato la presenza di muffa nel 90% delle case pubbliche danneggiate di New Orleans” dichiara Donna White, portavoce per gli affari pubblici dello HUD a Washington. “Abbiamo anche dei problemi con la condizione dei quartieri in cui si trovano i complessi. La gente deve avere a disposizione negozi, scuole e trasporti pubblici, e molti di questi servizi non sono ancora ripristinati”.
Attivisti per la casa ed ex dipendenti HANO rispondono che lo HUD sta esagerando i problemi di sicurezza. Marty Rowland, ingegnere civile che persta servizio volontario con un gruppo locale per la casa, afferma di aver condotto un’analisi informale su cinque edifici del St. Bernard lo scorso inverno, rilevando che se se i primi piani si erano allagati, gran parte di quelli superiori sembravano poco danneggiati dall’acqua. “L’acqua è entrata, ma non più che in zone come Gentilly dove gli edifici sono stati ripuliti e sono in via di rinnovo” dice Rowland. “Se si riallaccia l’elettricità, le persone possono rientrare a tempi brevi a quei piani”.

Sia che abitino in alloggi temporanei a New Orleans o che si spostino qui in auto da altre città come Baton Rogue, Houston e Atlanta, gli ex inquilini si sono organizzati nelle settimane recenti per fare pressione sugli uffici responsabili cittadini e federali.
“Sono tornata a New Orleans perché è qui che voglio stare, ma la HANO non ce ne dà la possibilità” racconta Stephanie Mingo, ex abitante delle St. Bernard tornata da Houston la scorsa settimana. Mingo ha perso la madre durante Katrina e si è salvata insieme a due figlie e un nipote galleggiando aggrappata un frigorifero fino al vicino sovrappasso della Interstate 10. Dall’ultimo fine settimana sta accampata sullo spartitraffico di fronte al complesso.
“I miei figli sono in tensione, io sono in tensione” dice la Mingo. “I nostri giovani vengono uccisi a Houston. I nostri anziani si ammalano e muoiono. Sono partita giovedì, e non ho intenzione di tornare in quel posto. Ci siamo offerti di entrare in questi appartamenti e ripulirli da soli, ma non vogliono ascoltarci”. Decine di migliaia di evacuati sono stati spostati in abitazioni temporanee a Houston lo scorso settembre. Coi mesi che passano, raccontano di sentirsi poco accettati come gente da fuori, e di trovare più problemi con la criminalità di quanto non accadesse a New Orleans.
Con l’atmosfera di una festa di ritorno, griglie di barbecue fumanti e musica battente dagli stereo portatili, la protesta alle St. Bernard ha attirato alcune decine di ex inquilini e centinaia di sostenitori, come il deputato William J. Jefferson, il cui collegio comprende la 7th Ward. “Avete tutti il diritto di tornare” ha dichiarato Jefferson alla folla, chiedendo ai responsabili di riaprire appena possibile glia appartamenti non allagati (Jefferson è attualmente indagato in un processo federale per corruzione di rilevanza nazionale). “Non ci può essere un settore turistico senza lavoratori, qui, e la gente che ora è fuori città e vuole tornare ha fatto funzionare questo posto per anni”.

Secondo i responsabili dell’agenzia, prima di Katrina nelle case pubbliche abitavano 49.000 persone, 20.000 nei più vecchi complessi a grandi edifici come St. Bernard, e 29.000 nelle case d’affitto Section 8, pure devastate dalla tempesta. La HANO ha smantellato le case pubbliche tradizionali per oltre un decennio prima dell’uragano, attraverso il programma Hope VI dell’epoca Clinton, che favorisce i buoni casa e gli interventi per redditi misti. Tormentata per anni da problemi di cattiva gestione la HANO è stata assorbita nel 2002 da un gruppo di riorganizzazione dello HUD, che prima di Katrina aveva dato buona prova secondo molti osservatori nella riforma di un’agenzia considerata una delle peggiori del paese.
Ma dopo l’uragano la HANO è stata aspramente criticata per la gestione e il trattamento degli ex inquilini. Gli abitanti evacuati in abitazioni temporanee sparse i tutto il paese hanno ricevuto comunicazione da parte delle autorità lo scorso autunno, di aver tempo sino al 31 dicembre per rimuovere dagli appartamenti le loro cose, altrimenti sarebbero state messe per strada, la scadenza è poi stata spostata al 15 gennaio, e successivamente eliminata. Anche se non è stato fatto nulla per ripulire o drenare gli edifici allagati, le autorità hanno speso centinaia di migliaia di dollari per realizzare le recinzioni e sbarrare le porte con lastre d’acciaio a sigillare i complessi: e questo soltanto dopo che per mesi centinaia di case erano state saccheggiate e derubate. Nel frattempo, i gruppi di sostegno hanno fatto causa alla HANO per aver affittato appartamenti delle River Garden a 35 propri dipendenti e 11 poliziotti di New Orleans, nonostante la lunga lista d’attesa per le abitazioni pubbliche.
Nel dopo Katrina alcuni rappresentanti in Louisiana hanno fatto alcune sconvolgentemente chiare dichiarazioni. “Alla fine abbiamo ripulito le case pubbliche di New Orleans. Noi non riuscivamo a farlo, ci ha pensato Dio”, come recita sul Wall Street Journal dello scorso settembre una dichiarazione del deputato Richard H. Baker, Repubblicano di Baton Rouge. L’ex presidente del Consiglio municipale di New Orleans Peggy Wilson, candidata nelle recenti elezioni a sindaco, ha dichiarato che la città deve tener fuori “ruffiani” e “regine dell’assistenza pubblica”, mentre l’attuale presidente, Oliver Thomas, afroamericano, dice che le case pubbliche sono per chi lavora, non per chi “guarda le soap opera”.
Thomas, che più tardi si è scusato della propria dichiarazione, ha proposto di monitorare gli inquilini che rientrano riguardo a curriculum lavorativo e disponibilità. “Dobbiamo costruire una comunità di lavoratori in grado di badare a sé stessa” ha dichiarato Thomas agli evacuati di New Orleans a Houston in marzo. “Usciamo da tre generazioni di povertà con la gente che non si aspettava di migliorare. Se ce la possibilità di farlo e farlo meglio, lo faremo”.

I critici, a New Orleans e in tutto il paese, hanno definito quello delle case popolari un esperimento fallito, che ha fomentato l’uso di droga, criminalità e povertà. Eppure, prima di Katrina, la criminalità nei quartieri popolari di New Orleans era bassa se paragonata a quella dei decenni precedenti. I dati del censimento 2000 mostrano che la maggioranza degli abitanti delle case pubbliche lavora. L’occupazione fra i residenti delle St. Bernard era del 60%, mentre nella città complessivamente percepisce un salario o ha un reddito da occupazione il 73% (gli abitanti delle case popolari comprendono anche molti bambini e inquilini oltre l’età pensionabile).
“Non sto dicendo che le case popolari sono la cosa migliore del mondo, o che le rivogliamo esattamente come erano, ma questa città è affamata di qualunque tipo di abitazione ora, abbiamo bisogno di riavere la massima quantità di alloggi il più presto possibile” afferma Laura Tuggle, avocato di interesse pubblico che lavora sulle questioni della casa alla New Orleans Legal Assistance. Cita una recente chiamata da parte del direttore del personale dello Harrah's Casino. “Hanno dipendenti che abitavano nelle case pubbliche e li rivogliono, ma non sanno dove abitare ora”.
Dopo mesi di esilio gli ex abitanti sono più che mai ansiosi di tornare e stanno assumendo un atteggiamento sempre più contrapposto rispetto alla HANO. Durante una protesta alle St. Bernard in aprile, numerosi funzionari HANO e una decina di poliziotti hanno assistito alla scena di un gruppo di abitanti e attivisti che apriva con la forza un passaggio nella recinzione di sicurezza, rientrando brevemente all’interno del complesso. Gloria Irving, 70 anni, nonna relegata a Houston, ha guidato i dimostratori sulla sua sedia a rotelle oltre lo schieramento di polizia e guardie HANO. Non sono stati effettuati fermi.
Più tardi, lo scorso mese, il segretario HUD Jackson ha sostituito il gruppo di partecipazione federale HANO. Alla prima riunione del comitato in maggio , Donald Babers, funzionario HUD di carriera consigliere per gli aiuti, e William Thorson, nuovo responsabile federale, hanno tenuto la prima ora e mezzo di assemblea pubblica dopo essere stati chiamati a gran voce dagli abitanti delle case popolari. Una scena simile si è ripetuta alla recente riunione del comitato cittadino per la casa, dove gli inquilini hanno chiesto di sapere quando HANO e HUD presenteranno un calendario di riapertura delle case come le St. Bernard. I rappresentanti della agenzie hanno sostenuto di aver bisogno di altri 12-18 mesi per le verifiche e la redazione di un piano. Ma gli attivisti credono che lo HUD un piano l’abbia già, e che rifiuti di renderlo pubblico. Alla medesima riunione del consiglio cittadino, I responsabili per la casa hanno annunciato che stavano per presentare 11 richieste di crediti fiscali destinati ai bassi redditi alla Louisiana Housing Financing Agency per la ricostruzione di case pubbliche. “Se si va dalle agenzie statali a chiedere crediti fiscali del valore di milioni di dollari, ci deve già essere un piano per cosa farne” ha commentato la Tuggle. “Per come la vedo io, il Segretario Jackson sembra prendere tutte le decisioni su New Orleans, mentre al pubblico qui non viene spiegato molto”. L’avvocatessa Tuggle, che segue da vicino le questioni delle case, afferma di ritenere che ci sia in vista “qualche intervento di ricostruzione piuttosto grosso”.

Se la ricostruzione può richiedere decenni, il vecchi complessi – alcuni dei quali come il St. Bernard, sono stati realizzati come progetti WPA [ Works Progress Administration] fra la fine degli anni ’30 e i primi ’40 – erano il fulcro sociale dei propri quartieri, e l’unico tipo di casa che molti abitanti di New Orleans avessero mai conosciuto.
“Sono qui, oggi, perché la mia famiglia ci viveva. Siamo nati e cresciuti in questo posto” dice Kenneth Simms, 34 anni, ex inquilino delle St. Bernard venuto a New Orleans da Baton Rogue. “Mia sorella maggiore viveva lì, l’altra sorella là in fondo, mio fratello maggiore lì, e le zie sul retro. Ci sono centinaia e centinaia di persone che conosciamo e a cui vogliamo bene, e anche loro vogliono tornare a lavorare. Che dobbiamo fare?”.
Jualaki, che gestiva il centro comunitario, dice di aspettarsi il ritorno di parecchi ex abitanti sfollati in città quest’estate. Si è associato ad alcuni pastori del luogo per realizzare abitazioni temporanee nelle chiese ripulite.
“Prepariamo rifugi per la gente. Sono persone che abitavano a New Orleans con redditi minimi e non sono riuscite a tornare” dice Juakali, che abita in un trailer FEMA parcheggiato di fronte alla propria casa danneggiata dall’uragano, sulla strada davanti alle St. Bernard. “Ne aspettiamo centinaia, se non migliaia, che inizieranno a tornare a casa. Cosa dobbiamo farne? La città non ha un progetto. Lo stato non ha un progetto. Le autorità federali non hanno un progetto”.

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