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I dati sul clima indicano un innalzamento dei mari irreversibile
Data di pubblicazione: 18.08.2006

Autore:

Gli scienziati discutono sui particolari, ma una cosa è certa: le calotte polari si sciolgono, e qualcosa bisognerà pur fare. The New York Times, 24 marzo 2006

Titolo originale: Climate Data Hint at Irreversible Rise in Seas – Traduzione per eddyburg_Mall di Fabrizio Bottini

Nei prossimi cento anni, il crescente influsso umano sul clima della terra potrebbe condurre a un lungo e irreversibile innalzamento dei livelli del mare erodendo l’ampia crosta glaciale polare, secondo nuove osservazioni e analisi condotte da parecchi gruppi di scienziati.
Un gruppo, utilizzando modelli computerizzati del clima e dei ghiacci, ha rilevato che entro il 2010, le temperature medie potrebbero essere di quattro gradi più elevate di oggi e nei prossimi secoli gli oceani salire da 4 a 6 metri: condizioni verificatesi per l’ultima volta 129.000 anni fa, tra le due ere glaciali.
I risultati, resi noti oggi dalla rivista Science, corrispondono ad altri recenti studi di scioglimento ed erosione ai poli. Molti esperti dicono che ci sono ancora incertezze riguardo ai tempi, alle dimensioni e cause del fenomeno.
Ma Jonathan T. Overpeck dell’università dell’Arizona, coordinatore di uno degli studi, afferma che i nuovi risultati confermano il pericolo di non agire per arginare le emissioni di anidride carbonica e altri gas che intrappolano il colore con l’effetto serra.
"Se non ci piace l’idea di sommergere completamente New Orleans, gran parte della Florida meridionale, e molte altre parti importanti della costa degli USA” sostiene il dottor Overpeck, “dobbiamo impegnarci rapidamente in un grande sforzo per bloccare la maggior parte delle emissioni nell’atmosfera”.
Secondo le simulazioni al computer, il carattere globale del riscaldamento da gas serra, che si diffondono in tutta l’atmosfera, potrebbe amplificare lo scioglimento attorno all’Antartide oltre quello dell’ultimo periodo caldo, determinato principalmente dalla maggior quantità di luce solare che raggiunge l’emisfero nord.
I ricercatori sostengono anche che le chiazze scure di inquinamento da impianti energetici e veicoli possono accelerare lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico aumentando le quantità di energia solare assorbita.

L’innalzamento del livello dei mari, determinato dallo scioglimento dei ghiacci dalla Groenlandia all’Antartico occidentale, durerà molti secoli e sarà in gran parte irreversibile, ma potrebbe essere ritardato arginando le emissioni di gas serra, dicono Overpeck e la coautrice Bette L. Otto-Bliesner del National Center for Atmospheric Research di Boulder, Colorado.
In un secondo articolo su Science, i ricercatori affermano di aver individuato un aumento nella frequenza di scosse di tipo sismico nella crosta rocciosa al di sotto dello strato di tre chilometri di ghiaccio della Groenlandia nella tarda estate, a partire dal 1993. Dicono che non esiste altra spiegazione ovvia per questo diversa da bruschi spostamenti del ghiaccio sovrastante, determinati dallo scioglimento.
Gli scossoni su questa isola gigante coperta di ghiaccio sono cinque volte più frequenti in estate che in inverno, e si sono fortemente intensificati dal 2002, rilevano i ricercatori. I dati corrispondono a quelli comunicati recentemente dal satellite e che mostrano come il ghiaccio si lanci verso il mare nella stagione dello scioglimento.
L’analisi è stata coordinate da Goran Ekstrom di Harvard e Meredith Nettles del Lamont-Doherty Earth Observatory di Palisades, New York, parte della Columbia University.
H. Jay Zwally, scienziato della NASA che studia la crosta di ghiacci polare attraverso il satellite, afferma che i segnali sismici di notevole movimento dei ghiacci corrispondono alla sua scoperta del 2002, che lo scioglimento estivo sulla superficie della Groenlandia poteva spingere a spostamenti significativi. L’acqua risultante si insinua nelle fessure e lubrifica l’interfaccia tra ghiacci e roccia sottostante.
"I modelli sono importanti, ma sono le rilevazioni a raccontare la vera storia" dice il dottor Zwally. "Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a solo il 10% del riscaldamento serra previsto per il prossimi cento, ma la crosta di ghiaccio polare sta reagendo in modo che non conoscevamo sino a pochi anni fa".
Sia in Antartide che in Groenlandia, sembra che siano in opera anche le acque più calde, che sciolgono le lingue sporgenti di ghiaccio verso il mare o si insinuano al di sotto della crosta, come nell’ovest Antartico, che si trova in gran parte sotto il livello del mare. Entrambi i processo possono causare un più rapido spostamento dei ghiacci, dicono gli scienziati.

Molti esperti del clima e dei poli, citando dati dei precedenti periodi di riscaldamento naturale, concordano sul fatto generale che in un mondo molto più caldo di oggi, indipendentemente dalle cause del riscaldamento, ci saranno livelli del mare più elevati.
Ma restano significative divergenze su quanto i citati innalzamenti di livello e trasformazioni nel sistema dei ghiacci possano essere attribuiti alla crescente concentrazione di gas serra, legata dalla maggior arte degli esperti alle attività umane.
I livelli del mare crescono da migliaia di anni, a seguito del riscaldamento e scioglimento polare successivo all’ultima era glaciale, conclusa circa 10.000 anni fa. Resta impossibile per il momento, sostengono molti esperti, distinguere fra questo effetto residuale e quello delle attività umane.
Le verifiche dal satellite e sulle maree mostrano che il mare è salito di circa 20 cm nello scorso secolo, e il ritmo è notevolmente aumentato a partire dagli anni ‘90.
Overpeck, co-autore del saggio sui livelli crescenti del mare, riconosce che esistono incertezze sulle cause. Ma afferma che in un mondo dove gli esseri umani, ricchi e poveri, si concentrano sempre di più lungo le coste, i rischi hanno dimensioni sufficienti a giustificare un rapido intervento.
"Chi guida il proprio grosso vecchio fuoristrada per andare alla spiaggia preferita o al campo da golf sulla costa” dice, dovrebbe “iniziare a pensare due volte a quello che sta facendo”

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