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L’Hudson di nuovo a una svolta decisiva
Data di pubblicazione: 20.07.2008

Autore:

Un fiume faticosamente risanato dall’inquinamento (con le casse pubbliche) attira nuovi insediamenti (privati). Fino a che punto la cosa è positiva? Se lo chiede The New York Times, 20 luglio 2008

Titolo originale: Once Again, the Hudson Is at a Turning Point – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

La riva orientale dell’Hudson, dove Tarrytown incontra Sleepy Hollow, offre un’immagine significativa della storia recente del fiume.
Qui, dietro a un nuovo complesso di condomini, ci sono i resti dell’industrializzazione della prima metà del XX secolo: gli spazi di un ex impianto della General Motors, dove la bonifica ambientale è così impegnativa che il costruttore selezionato per realizzare case, uffici e commercio si è ritirato, e un ex fabbrica di asfalto, i cui scarti appiccicosi galleggiavano fin dentro l’Hudson.
Un po’ scostato c’è un edificio ad appartamenti per famiglie a basso reddito realizzato nel 1966, in un’epoca quando chi poteva permetterselo se ne stava ben lontano da quel fiume impestato da scarichi fognari, oli e spazzatura.
Ma più di tutto brillano le promesse per il futuro di questo affaccio sul fiume: i condomini — due nuovi complessi di lusso (uno ancora in corso di costruzione) — che sono i primi dei 17.000 interventi previsti su entrambe le sponde, da Yonkers a Albany, secondo i calcoli di Scenic Hudson, gruppo ambientalista di Poughkeepsie.

L’Hudson probabilmente è nelle condizioni migliori e più auspicabili da quando la prima legge federale sulla qualità delle acque è stata approvata quasi 40 anni fa, concordano stato e ambientalisti, ma la sua salute per il futuro non è certa.
Stato e ambientalisti concordano anche sul fatto che il fiume, il suo ambiente, i suoi abitanti, sono minacciati dagli impianti fognari e di depurazione vecchi, realizzati secondo i criteri degli anni ’70, e che ora subiscono livelli di edificazione senza precedenti e cose globali come il cambiamento climatico.
Anche se i costruttori oggi hanno la possibilità — e l’obbligo secondo le norme statali e locali — di realizzare trasformazioni ecofriendly, edificare le sponde comporta implicitamente rischi ambientali, spiega Wendy Rosenbach, portavoce del Dipartimento statale per la Conservazione dell’Ambiente.
Costruire lungo il fiume, là dove e superfici assorbono naturalmente acqua, aumenta il rischio di inondazioni, che riversano poi scarichi fognari bianchi e neri non trattati direttamente nel fiume. Una maggiore edificazione minaccia poi gli ecosistemi come le zone umide, il che significa distruzione di habitat, conclude la Rosenbach.

Quindi il dilemma, per governo, ambientalisti e costruttori, è come rimediare agli abusi del passato, preparando piani futuri per un waterfront economicamente praticabile e amico dell’ambiente.
“Noi e i costruttori consideriamo la presenza dell’acqua un valore” spiega Chuck Lesnick, presidente del consiglio municipale a Yonkers, dove si affronta la valutazione degli impatti ambientali delle grandi trasformazioni proposte per il waterfront. “E nessuno ovviamente vuole uccidere un valore. Si vuole aumentarlo”.
E pure non esiste nessun intervento risolutivo che possa mettere insieme uno Hudson sostenibile e il fiume in quanto punto di attrazione economica e per il tempo libero, spiegano i funzionari statali.
“Anche se sono stati fatti molti progressi significativi, esistono acnora grossi problemi” commenta William C. Janeway, direttore regionale del Dipartimento per la Conservazione dell’Ambiente per a bassa valle dell’Hudson e Catskills, fra i cui compiti c’è la tutela della salute del fiume.

Conferma tutto questo, secondo i responsabili, un recente rapporto pubblicato a maggio da Riverkeeper, gruppo di studio ambientale con sede a Tarrytown, dove si afferma che 10 su 13 specie ittiche fondamentali dello Hudson risultano diminuite da quando è iniziato il monitoraggio negli anni ‘80.
Subito dopo la pubblicazione del rapporto, il governatore David A. Patterson ha annunciato piani di ripristino della popolazione ittica, fra cui l’aringa americana che un tempo alimentava un fiorente settore della pesca.
La quantità di licenze commerciali per la pesca nell’Hudson, che avevano raggiunto un massimo di 1.000 al’inizio del ‘900, è ora scesa a sole 30, di cui sole quattro dedicate all’aringa, racconta John Mylod, ex direttore esecutivo del gruppo ambientalista Clearwater di Poughkeepsie.
C’è una moratoria sulla pesca dello storione atlantico, la cui popolazione era tanto ricca nella valle dell’Hudson all’inizio del XX secolo da farlo chiamare “manzo di Albany”.
Alex Matthiessen, presidente di Riverkeeper, attribuisce la diminuzione del pesce alle cinque centrai energetiche lungo il fiume, fra cui quella nucleare di Indian Point. Riverkeeper sostiene da lungo tempo che queste centrali non hanno adottato le tecnologie necessarie a ridurre le uccisioni dei pesci, mentre gli studi condotti dai gestori delle centrali dicono che le popolazioni ittiche stanno benissimo.

Ci sono altri elementi che contribuiscono alla moria di pesci, continua Matthiessen, fra cui il cambiamento climatico che ha fatto aumentare le temperature dell’Hudson, e gli eccessi della pesca al largo, che riducono le quantità di pesci che risalgono per riprodursi. Le aringhe sono scese del 90% negli ultimi vent’anni.
Anche gli scarichi fognari non depurati e altri inquinanti danneggiano la fauna, spiega Matthiessen. Entrano nel fiume principalmente quando le forti piogge intasano i depuratori vecchi di decenni e che devono essere modernizzati.
Nessun condizionamento ambientale del fiume è più vistoso dell’ondata di edificazione destinata a interessare le sponde di tutta la valle.
Le proposte di trasformazione delle rive, a nord di Yonkers — dove i progetti comprendono di tutto, da residenze sviluppate in altezza a impianti sportivi — sono in corso di realizzazione. C’è domanda: non è facile trovar posto ai tavoli con vista sul fiume dei ristoranti di Hastings-on-Hudson, Irvington o Dobbs Ferry. Tutti gli appartamenti dell’edificio Hudson South a Yonkers sono occupati.

Anche se amministrazioni municipali, ambientalisti e costruttori in genere concordano sull’opportunità di realizzare quartieri vitali nelle aree di sponda sottoutilizzate o inquinate, si tratta di una cosa molto più facile a dirsi che a farsi.
I comuni spesso vedono le sponde del fiume come strumento per iniettare nuova vita in territori ristagnanti, mentre qualcun altro paga la bonifica ambientale e le opera pubbliche necessarie alla riuscita dei progetti. Gli ambientalisti mirano alla tutela del paesaggio fluviale, al controllo sulle densità edilizie, al mantenimento dell’accesso pubblico alle sponde.
Il Dipartimento per la Conservazione dell’Ambiente ha adottato nuove linee guida per le trasformazioni edilizie. Che comprendono misure di tutela del fiume dagli inquinamenti e per il rafforzamento di insediamenti di tipo urbano, anziché uno sprawl suburbano, oltre alla conservazione e ripristino delle linee naturali di sponda e dei sistemi ecologici del fiume, spiega Janeway.
Ma i costruttori non sempre riescono a permettersi, di fronte ai costi di bonifica ambientale degli spazi ex industriali, arretramenti tali da mantenere visuali e garantire accesso pubblico alle sponde, spiega Geoffrey Thompson, portavoce degli operatori.

Un dilemma ben esemplificato dalla decisione della Roseland Properties di rinunciare al progetto Lighthouse Landingnelle ex aree General Motors di Tarrytown, continua Thompson, che ha già lavorato per Roseland.
“Chiunque voglia intervenire sui waterfront sa quello che deve affrontare” in termini di ambiente, dice. “Ma si spera sempre che gli investimenti rendano quanto basta a farne valere la pena”.
Con tutti questi conflitti potenziali, Janeway spiega come i sostenitori di un fiume più pulito siano ora in una posizione più difficile di quanto non fossero quarant’anni fa, quando ci si trovava di fronte a un corso d’acqua trattato a lungo come uno scarico di fognature e scarti industriali.
Nondimeno, si spera di poter celebrare con un sistema in grado di far prosperare il fiume, il quattrocentesimo anniversario dello storico viaggio di Henry Hudson, così come i parchi statali di Bear Mountain e Harriman restano a ricordare il trecentesimo.
“La cosa più semplice” — ovvero le strutture per un’acqua più pulita — è fatta, spiega. “A questo punto di svolta, dopo 100 anni, dobbiamo cominciare un importante lavoro per il futuro sostenibile del fiume Hudson”.

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