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Orti e schiscetta, è l’austerity
Data di pubblicazione: 14.07.2008

Autore:

Fra le infinite tristezze dell’epoca di crisi che stiamo vivendo, anche qualche spunto per la vita urbana. Che probabilmente svaporerà finita la contingenza. Il Corriere della Sera ed. Milano, 14 luglio 2008

Ve la ricordate la battuta sul denaro di Totò nel film I due orfanelli?
Vale la pena ricordarla, anche se risale al 1947, perché è particolarmente attuale: «Chi dice che i soldi non fanno la felicità, oltre a essere antipatico, è pure fesso». La utilizziamo per ricordare che la mancanza di quattrini è di nuovo un problema per buona parte della popolazione. Milano offre, come di consueto e secondo le sue tradizioni, gli esempi più significativi per capire l'aria che tira.
Ci sono dei campanelli d'allarme che non si possono ignorare e che avvertono di un cambiamento sociale in corso. Per non limitarci ai concetti generali, basterà ricordare che sono rinati in questi tempi gli orti metropolitani: non si tratta di una trovata degli ecologisti ma di una necessità, caratteristica di un'economia da ricostruzione, se non di guerra. Frutta e verdura hanno raggiunto prezzi sproporzionati agli stipendi e alle pensioni e allora si provvede direttamente. E questo accade in una città che ha visto (e vede) gli indigenti raccogliere gli avanzi dei mercati.
L'esempio che dovrebbe indurre il palazzo a una maggiore riflessione è però il ritorno della «schiscetta», vale a dire del cibo portato da casa per la pausa pranzo. Si era persa la memoria di questa pratica, che finì sostanzialmente negli anni Settanta, quando Milano era ancora — almeno nella sua cintura — una città operaia. Oggi la «schiscetta » è del terziario, di coloro che lavorano con uno stipendio che non può permettersi i 10/13 euro richiesti per un piatto (o un panino), una bibita e un caffè. Si interrompono i languori con meno della metà e, soprattutto, si evitano sorprese.
Ma non è finita. Mentre i prezzi delle case sono in flessione e si comincia a preferire l'affitto all'acquisto (i mutui in troppi casi fanno paura), ci si accorge che è in corso una nuova tendenza, ormai diffusa a Milano: i separati — non sono pochi — tornano per un certo periodo dai genitori. Soltanto chi dispone di uno stipendio interessante può insomma dire all'ex grande amore: «Riprendo la mia libertà »; gli altri devono, per utilizzare una battuta, risorridere a papà e mamma facendosi andare bene tutto, compresa la qualifica di «bamboccioni».
A questo si aggiungano il costo della benzina, l'aumento a pioggia dei prezzi, il fatto che ogni cosa diventa difficile proprio perché la differenza tra quanto si guadagna e quello che si può spendere si fa sempre più sottile. Proprio il contrario di ciò che avviene nella società, dove i ricchi hanno sempre maggiori mezzi, mentre i poveri ogni mese ne scoprono di meno. Milano è la vetrina italiana di questa differenza. Ormai visibile e pericolosa.









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