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Aree a sviluppo sostenibile per porre fine allo sprawl urbano
Data di pubblicazione: 12.07.2008

Autore:

Per la città dei paesi in via di sviluppo pare inizi a delinearsi una specifica strategia di controllo dell’espansione, pensata per le sue caratteristiche peculiari. Era ora, anche se dall’articolo in realtà non si capisce molto. The Hindu, 12 luglio 2008

Titolo originale: Sustainable development zones to end urban sprawl – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

É stato introdotto dall’architetto Jaigopal G. Rao, presidente del gruppo consultivo tecnico sull’urbanistica per lo Stato, il concetto di zone a sviluppo sostenibile (SDZ), meglio adatte ad ospitare la crescita edilizia e demografica, dotate di infrastrutture.
Rao, che sostiene da vent’anni la necessità di edifici e strutture ecologicamente sostenibili, spiega come con le attuali modalità di sviluppo appaia inevitabile una crescita delle città per aree suburbane. La città si diffonde, e lo fa anche il traffico di persone e veicoli, secondo il modello dello sprawl urbano. É successo a Mumbai, Delhi e Chennai nella loro trasformazione in metropoli. Al punto che spostarsi da una estremità all’altra di Delhi o Mumbai diventa arduo. E quando questi spostamenti diventano parte della vita quotidiana, si annulla tutto il vantaggio di vivere in città.
La cosa sta succedendo anche in tutti centri minori del paese. Bangalore è cresciuta sino a diventare una grande città, e Kochi la segue dappresso. In tutto il mondo, la pianificazione urbana ha subito una radicale trasformazione. Per usare le parole di Rao, vanno ridotti al minimo i tre grandi mali: l’aumento nell’uso dell’auto, le distanze che si percorrono quotidianamente, lo sprawl urbano. Il nodo centrale dell’urbanistica è di fare delle città dei luoghi accoglienti, non un’esperienza esasperante, simile a quella di attraversare una giungla densa e ostile.
Progettando nuovi insediamenti, amministratori e tecnici devono tener conto di questi elementi base in modo tale che la città possa accrescersi verso un domani migliore, afferma Rao. Quello della SDZ è un modello sia spaziale che economico, a promuovere una crescita equilibrata. La città deve essere suddivisa in una serie di zone, a seconda delle previsioni di investimento, dell’uso attuale, della densità di popolazione e delle capacità insediative.
Di norma una SDZ ottimale si pensa per un incremento di popolazione di 12.000 persone su 20 anni.

Zone di attività

Il passo successivo è quello di dividere ciascuna SDZ in sotto aree sulla base delle attività. In un caso studio proposto da Rao, viene predisposto un modello tecnico-economico per una superficie di 3,1 kmq nella circoscrizione di Kochi, che comprende Kadavanthara e Chilavannoor.
L’idea è di semplificare le procedure urbanistiche. Una città può essere suddivisa in moduli, entro cui organizzare ad esempio le reti elettriche e idriche per la popolazione di quell’area. Occorre anche prevedere la quantità di veicoli che entrano ed escono da ogni singolo modulo. Ocorre sviluppare una serie di standard.
In definitiva si tratta di privilegiare la crescita verso il centro della città anziché un’edificazione diffusa all’esterno. Rao definisce la zona principale di ciascuna SDZ il nucleo pedonale ad alta densità, dove il 60% della popolazione svolge le attività quotidiane di lavoro, acquisti essenziali, fruizione di servizi, sport, tempo libero, cultura, tutto entro un raggio di 500 metri percorribili a piedi. Si tratta di un’area ad elevato indice di fabbricabilità, pari a 5, e rapporto di copertura inferiore al 25%. Quindi ci saranno ampi spazi aperti e per il gioco entro quella distanza di mezzo chilometro.
Nessuna automobile entro quell’area: solo biciclette, o tricicli per le merci, i disabili, gli anziani. Ci saranno strutture a parcheggio ai margini.
Rao spiega che le strutture principali nel nucleo centrale devono avere buoni collegamenti stradali e coi trasporti pubblici rapidi di massa. L’amministrazione locale può vendere l’area infrastrutturata e con le previsioni ad alta densità a costruttori che realizzino complessi residenziali o a funzioni multiple più o meno sviluppati in altezza. É così possibile coprire poi i costi delle zone economicamente meno appetibili, per i servizi come la gestione rifiuti, scarichi e altro.
Nei quartieri più poveri ci saranno comunque servizi per il tempo libero, l’istruzione, e posti di lavoro.
In queste zone, dette economicamente deboli (EWS) si prevede una superficie di territorio edificata pro capite di circa sette metri quadrati, con un indice di edificazione di 2.
A conservare i caratteri naturali, un’area totalmente inedificata (NDZ) con boschi, zone umide, spiagge, sponde, risaie, corsi e specchi d’acqua. Ai proprietari privati di queste aree verrà conferito un trasferimento di diritti edificatori.

Aree per servizi

Sono importanti le aree per i servizi, spazi per i percorsi pedonali, illuminazione stradale, scarichi fognari, serbatoi dell’acqua, stazioni di pompaggio, condotti, impianti esterni di trattamento dei rifiuti solidi e liquidi, fasce di interposizione dalle inevitabili attività pericolose o depositi di sostanze chimiche.
Ci devono essere superfici a parco, campi gioco, altri spazi aperti all’interno e attorno al nucleo centrale.
Dope aver riservato superfici a servizi e infrastrutture, si può destinare il resto della SDZ a insediamento a bassa densità (LDZ) con indice 1 e copertura inferiore al 33%. In queste zone ci possono essere ville, autofficine o altre piccole attività che hanno bisogno di spazio. Da sostenere un’edilizia essenziale con impianti di smaltimento.
Per quanto riguarda i trasporti, autobus navetta collegano tutte le zone della the SDZ al nucleo centrale ad alta densità, da dove poi linee su rotaia o altri autobus partono per destinazioni più lontane.
Rao spiega come in una città attuale, se tre o quattro quartieri con adeguati trasporti e popolazione di 8.000 abitanti ciascuno fossero dichiarati zona a sviluppo sostenibile, si potrebbe fermare lo sprawl, l’allungamento delle distanze pendolari, la proliferazione automobilistica. Abitare nel nucleo centrale sarebbe molto adatto a bambini e anziani, senza inquinamento. E si risparmierebbe denaro in progetti di nuove strade o piani di ammodernamento delle esistenti.
Rao è convinto che i 250 miliardi di remissioni dall’estero che arrivano a Kerala possano essere usati dal governo in modo adeguato migliorando le infrastrutture. Le zone a sviluppo sostenibile potrebbero anche produrre occupazione. L’inizio sarebbe quello di dichiarare un piccolo centro SDZ e iniziare una crescita decentrata. Le amministrazioni locali dovrebbero poter organizzare proprie SDZ e anche competere l’una con l’altra per attirarvi investimenti.
Per lo sfruttamento degli alti indici consentiti ci dovrebbero essere gare gestite dalla pubblica amministrazione a cui partecipano i promotori immobiliari. Ciò limiterebbe fortemente la speculazione sui prezzi delle aree, secondo Rao.

Un’urbanistica più semplice

Di solito, l’urbanistica affronta la progettazione di un’area utilizzando un gergo incomprensibile alla maggior parte delle persone. Cosa che può essere fatta anche rendendo le cose più accessibili, con un diverso linguaggio.
Le amministrazioni e i loro uffici hanno strumenti di intervento che non vengono usati efficacemente. Occorre usarli verso una crescita sostenibile.
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