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Autodistr(ib)uzione
Data di pubblicazione: 09.07.2008

Autore:

Una nuova ricerca di origine governativa sostiene il primato delle grandi catene per lo sviluppo economico e sociale dell’India. Contro gli esercenti locali, e forse anche il buon senso. Down to Earth, luglio 2008

Titolo originale: Shelf Destruct – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

In un’epoca in cui l’Occidente fa di tutto per riportare in auge i piccoli esercizi, il governo indiano ha pubblicato una ricerca che esalta il ruolo delle grandi catene commerciali. Che afferma come la crescita dei grandi supermercati in India non danneggia la vendita di strada e i proprietari di negozi, e che sarà solo di stimolo alla concorrenza nel settore.
Il commercio organizzato e quello tradizionale sono destinati non solo a coesistere, ma anche a una rapida e notevole crescita. Entrambi i comparti vedranno una forte impennata delle proprie attività. In realtà, il settore commerciale se lasciato totalmente nelle attuali di settore economico in condizioni informali e disorganizzate, potrebbe diventare un elemento di grave freno per l’aumento di produttività dell’agricoltura e dell’industria” afferma la ricerca, dal titolo Impact of Organized Retailing on Unorganized Sector, commissionata dal Department of Industries Planning and Promotion, area commercio e industria.
Il governo ha chiesto allo Indian Council for Research on International Economic Relations (ICRIER) di condurre la ricerca dopo che in alcuni stati l’anno scorso si erano verificate delle proteste contro le nuove catene di distribuzione alimentare e di frutta e verdura. Ci sono però numerosi osservatori sui temi dello sviluppo ed economisti che non concordano con le conclusioni dello studio. E affermano che invece i piccoli esercenti vengono già oggi messi ai margini dalle compagnie commerciali organizzate, specie perché le politiche pubbliche sono fortemente orientate contro il comparto meno organizzato, che dà lavoro a 30 milioni di persone. La principale fonte di occupazione dopo l’agricoltura in India.

Studio di contrasti

La ricerca stima come complessivamente il settore commerciale indiano crescerà del 13% sino al 2011-12. Il comparto non organizzato è calcolato in aumento di circa il 10% annuo. Quello organizzato, che rappresenta il 4% del totale al 2006-07, si calcola in crescita del 45-50% l’anno sino a raggiungere il 16% del totale nel 2011-12, afferma il rapporto. Contemporaneamente, si nota, chiuderà ogni anno il 4,2% dei piccoli esercizi, di cui l’1,7% a causa della forte concorrenza delle grandi catene. Lo studio sottolinea che i piccoli operatori perderanno in un primo tempo, ma che nell’arco di cinque anni risponderanno in modo innovativo per sopravvivere accanto al commercio organizzato.
“Io non vedo nemmeno nel medio periodo uno spin-off positivo” commenta Praveen Jha, professore associato al Centre for Economic Studies and Planning di Delhi.
La ricerca è stata condotta in 10 città su un periodo di 14 mesi e ha interessato 2.020 piccoli esercizi, 1.318 consumatori, 100 intermediari e 197 agricoltori. Fra le grandi catene studiate figurano Subhiksha, Mother Dairy, itc Choupal, Trent ltd (Westside, Star India Bazaar), Futures Group e Spencer’s Retail, ma nessuna delle nuove, come Reliance Fresh, More o 6 Ten, che sono entrate nei centri minori. La Reliance Fresh è stata oggetto di proteste nello Uttar Pradesh che hanno condotto allo studio.

Guastafeste

Il gruppo di base ACORN-India FDI Watch, che insieme a Navdanya ha studiato le aree Paharganj, Nangloi e Lakhshmi Nagar di Delhi, contesta che le grandi catene di supermarket hanno invece un forte e immediato impatto sui piccoli esercizi. “In alcuni casi non si riesce a sopravvivere più di un mese” racconta Dharmendra Sharma, della direzione di ACORN-India FDI Watch.
“I grandi operatori seguono la strategia di Wal-Mart dei prezzi predatori, ovvero vendere al ribasso in un primo momento, salvo invertire la tendenza una volta stabilita una posizione di monopolio. Basta guardare e vedere quello che hanno fatto in India: sono stati introdotti prezzi “predatori” per cose come cipolle, patate, pomodori, lasciando costose le altre verdure, ma dando l’impressione che tutto in questi negozi sia più economico.

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