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Un piccolo guaio locale
Data di pubblicazione: 03.07.2008

Autore:

Ancora una volta le contestazioni di chi abita le zone “colpite” dalle nuove eco-città del governo Brown gettano altre ombre sul piano nel suo complesso. The Independent, 3 luglio 2008

Titolo originale: A little local trouble – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

C’è una zona di campagna particolarmente pittoresca a una decina di chilometri a sud-ovest di Stratford-upon-Avon. Vanta una magnifica veduta dei Cotswolds, dei bei viottoli di campagna che si inoltrano dentro a pascoli verdi. Basta sostare abbastanza a lungo per riuscir quasi a sentire risuonare “ Jerusalem” [di William Blake n.d.t.]. Niente di più inglese.
Ci si potrebbe aspettare che una tanto importante, idilliaca parte di questa grande nazione, a pochi passi dal luogo natale di Shakespeare, fosse protetta dal governo. Ma nel quadro della serie di iniziative volute da Gordon Brown per le eco-città – nuovi insediamenti attenti all’ambiente in zone non edificate – questo spazio, vicino al villaggio di Long Marston, potrebbe essere cementificato, con seimila nuove abitazioni. Per chiamarlo col suo nome: Middle Quinton.
Le eco-città fanno parte degli enormi piani di costruzione residenziale governativi, con l’obiettivo di tre milioni di case realizzate in tutta la Gran Bretagna entro il 2020. Entro l’autunno, a partire da un elenco provvisorio di quindici progetti, riceveranno il via libera dieci eco-città. Il prefisso “eco” deriva dall’uso di tecnologie ambientali, che vanno dalla produzione di energia con gli inceneritori di rifiuti alle biciclette gratis per tutti. Ma gli abitanti delle località attorno a Stratford-upon-Avon sono esasperati, pronti a fare qualunque cosa per impedire che Middle Quinton si realizzi. Lungi dall’essere ecologica, dicono, questa nuova città farebbe molti più danni da inquinamento automobilistico di quanti non potrebbe impedirne. La battaglia è cresciuta con una formidabile spirale.

La rabbia locale che cresce ha assunto la forma di Better Accessible and Responsible Development, in sigla Bard, denominazione ufficiale del gruppo anti-Middle-Quinton. Finanziata da ricchi abitanti del posto, fra cui la multimilionaria dell’editoria Felix Dennis, comprende già una truppa d’assalto di avvocati, esperti di pubbliche relazioni, strateghi politici, consulenti di urbanistica e membri del parlamento, per dar voce alla popolazione locale. Al momento si sta promuovendo una azione legale con cui si spera di provare che l’iter di consultazione, concluso questa settimana, non è stato svolto correttamente. E il loro esempio è seguito da altri gruppi simili che contestano le eco-città.
Siamo a una riunione serale nell’aula magna di un liceo anni ’60 a Stratford, nella zona periferica. Ci sono circa 200 sedie di plastica allineate ad aspettare la folla. Entra un flusso costante di partecipanti, in età da pensione, accolti da responsabili del Bard.
Il gruppo è stato istituito in dicembre, un mese dopo che Yvette Cooper, prima di Caroline Flint ministra per la casa, aveva reso pubblico il piano governativo per le eco-città. Il presidente è David Bliss, direttore della tenuta Dennis, a tre chilometri dal proposto insediamento. Sua moglie Hilary si occupa delle pubbliche relazioni. “Volevamo ascoltare cosa pensa la gente, e si è deciso di organizzare un gruppo. Noi conoscevamo i progetti, ma non sapevamo se li conoscessero gli altri. Ora la nostra petizione è stata fermata da 11.000 persone”.

É chiaro come la coppia trovi sostegno su tutto l’arco delle posizioni politiche, dai pensionati tendenzialmente conservatori ai più liberal convinti semplicemente che si tratti della localizzazione sbagliata. Nessuno è contrario ad abitazioni più ecologiche. Ma c’è il sospetto che queste nuove credenziali ambientaliste siano soltanto una “imbiancatura verde” inventata dai costruttori per farsi approvare lucrosi progetti che altrimenti avrebbero trovato più opposizione.
Ma la cosa che ha esasperato di più quelli del Bard è l’idea di essere stati scavalcati dalla Flint, prima non dando loro informazioni sufficienti sugli effetti di Middle Quinton nelle loro esistenze, e in secondo luogo non concedendo tempo a sufficienza per sostenere le loro ragioni. “È una occasione molto limitata – spiega la componente Bard Jane Cromack, 48 anni. Si pensa sempre che il governo prenda le decisioni giuste. Ma la cosa non è più tanto scontata. Non considerano le questioni locali”.
Harry Teale lavora nel settore turistico in centro a Stratford, e si è trasferita parecchi anni fa nella casa attuale appena fuori città, da Crouch End nel nord londinese. L’ha fatto per sfuggire “ai modi di vita della grande città”. E sostiene “Ho fatto una scelta di vita. E credo che se si facesse girare la petizione fra la popolazione locale la firmerebbe il 95%”.
Sul palco, la principale attrazione della serata si prepara a intervenire. Il vicepresidente dei deputati conservatori, eletto nel collegio di Stratford-upon-Avon, John Maples è pragmatico e coinvolgente. “Avere seimila case in più non è in sé una cattiva idea ... ma questo è il posto sbagliato. Si tratta di spazi di eccezionale bellezza”.

Il parlamentare accusa il governo di voler costruire a Long Marston per motivi solo finanziari. Il governo vuole rimpinguare le proprie casse con le nuove costruzioni, perché le superfici interessate dal progetto Middle Quinton erano di proprietà del Ministero della Difesa (MoD). Poi il MoD ha venduto al costruttore St Modwen nel 2004 con un accordo che prevedeva il versamento del 50% del valore dopo la trasformazione. Spiega che il prezzo di vendita originale pagato dalla St Modwen era di undici milioni di sterline, ma che dopo la realizzazione di Middle Quinton il valore potrebbe salire sino a 400 milioni. Il che significa 200 milioni per il Cancelliere Alistair Darling e le sue casse. Maples spiega come molte delle altre eco-città siano proposte per terreni già di proprietà MoD, che se si costruissero potrebbero portare al Teasoro fino a due miliardi di sterline.
Il piano per Long Marston è stato inserito nell’elenco provvisorio dopo che quell’area era stata giudicata corrispondente ad una serie di rigidi “criteri per eco-città”. Che comprendono la caratteristica totale o parziale di brownfield e la presenza di collegamenti ferroviari.
Tony Bird, il costruttore locale che propone di realizzare il progetto insieme alla St Modwen, ritiene che possa portare molti benefici a Long Marston. Cita Poundbury – la nuova città di impianto tradizionale nel Dorset promossa dal Principe di Galles – come uno degli elementi ispiratori, e sottolinea come si lavorerà con materiali locali, pietra e cotto. Si scorda di citare un altro simbolo locale di quelle parti. Lungo una strada c’è uno spaventapasseri dall’aria femminile con una maglietta “ stop alla eco-città”. Qualche spiritoso l’ha soprannominata “Lady Bird” (il costruttore ha un titolo nobiliare). Bird sostiene di non avere ancora un quadro completo di come esattamente Middle Quinton influirà su cose come l’inquinamento o il traffico sulle strade. “Capisco le preoccupazioni della gente su quanti arriveranno qui. Ma non è colpa nostra. Siamo stati inseriti nell’elenco ad aprile. Ora dobbiamo lavorare sul progetto di massima e sulla sostenibilità, di una città di 6.000 abitazioni e spazi per il tempo libero, scuole, piazza del mercato e tutto il resto. Avremo pronto il progetto entro la fine di settembre. Però possiamo confrontarci con gli abitanti solo su cose che sappiamo, e non le abbiamo ancora tutte a disposizione”

E il Bard sta facendo concreti progressi. Ha dato istruzioni allo studio legale londinese S J Berwin di portare la Flint davanti all’Alta Corte. Uno degli associati dello studio, Simon Ricketts, crede di avere le prove, che il processo di consultazione è stato illegale. “Il governo non può iniziare le consultazioni avendo già deciso, come invece sembra sia successo”. I suoi colleghi hanno già inoltrato domanda scritta all’Alta Corte per iniziare il procedimento legale. E inoltre progredisce rapidamente in tutto il paese la campagna contro le eco-città. I contestatori di Rossington, sud Yorkshire, affermano che distruggerà le superfici agricole della Green Belt, e quindi è tutt’altro che un modello ecologico. All’inizio di giugno hanno partecipato in duemila a una manifestazione contro la eco-città di Ford nel West Sussex, fra cui gente come Ben Fogle e Duncan Goodhew. Il padre di Tim Henman, Anthony, guida la carica in Oxfordshire, dove la popolazione si oppone a un progetto per 15.000 nuove abitazioni a Weston Otmoor. L’architetto Richard Rogers ritiene che si tratti di “uno dei peggiori sbagli che il governo può fare”.
Uscendo da Stratford, mentre si passa davanti alle facciate Tudor che sembrano scatole di cioccolatini, torna che i poeti arrivano qui a frotte in cerca di ispirazione. Fra quest anime sensibili c’è anche Felix Dennis. Ha preso ad offrire al pubblico stanze scritte col proprio eccentrico pugno, spinta da quanto considera una minaccia al tessuto della comunità nazionale. “ Questo tranquillo regno di pace, quest’isola rurale/ Questo nuovo Eden, quasi un paradiso” scrive a proposito della missione del gruppo anti eco-città. “ Ascolta la campana, a lungo silenziosa nella sua torre/ parla del furore d’Inghilterra, alfine/ da William a Whitehall”. Da qualcuno che si fa chiamare Bard, è l’ultima cosa che avremmo potuto aspettarci.

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