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Secondo una ricerca le chiese innescano lo sprawl suburbano
Data di pubblicazione: 23.06.2008

Autore:

Un po’ come avveniva all’epoca dei pionieri, la chiesa è il primo simbolo di “civilizzazione”. Uno studio che interessa indirettamente anche l'Italia. Toronto Star, 23 giugno 2008 - con allegato

Titolo originale: Churches kickstart suburban sprawl, study shows – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Le chiese in più rapida crescita di fedeli, stufe dei tempi lenti delle autorizzazioni municipali, spesso vengono spinte verso le aree rurali extraurbane, contribuendo così all’insediamento diffuso, come mostra una ricerca della Ryerson University.
“Si ingoiano in fretta ottime superfici agricole, si aggiungono allo sprawl e sono causa di nuovi carichi sulle infrastrutture cittadine” afferma lo studio di Sandeep Kumar Agrawal, professore associato di urbanistica.
Una volta costruita la chiesa, presto arrivano anche i fedeli, e attorno all’edificio spuntano le case: definendo le caratteristiche del nuovo insediamento.
I migliori quartieri sono quelli in cui verde, negozi, scuole, luoghi di culto, si evolvono secondo le necessità della popolazione, ha detto Agrawal a un recente convegno di urbanistica a Toronto parlando dell’argomento.
“Qui accade l’opposto – specifica in una intervista – L’urbanistica non ha mai visto cose del genere, e non sa come affrontarle”.

La ricerca di Agrawal, New Ethnic Places of Worship and Planning Challenges, distribuita al convegno, esamina quattro casi di chiese o templi nell’area della Grande Toronto Area, di fede indù, musulmana, cattolica e sikh.
In un caso, la realizzazione del tempio ha portato rapidamente a un insediamento di 4.000-5.000 persone. Questo diffuso insediamento non è però dotato né di scuole, né di un centro servizi, non passano autobus, e solo dopo sei anni si stanno cominciando a sviluppare alcune presenze commerciali.
“Con una pianificazione urbanistica normale, queste cose sarebbero già qui” spiega Agrawal, specializzato nei rapporti fra urbanistica e immigrazione.
La piccola chiesa locale del passato viene rapidamente sostituita da più grandi complessi “destinazione”, continua Agrawal, ma le varie fedi trovano progressivamente difficile reperire spazi sufficienti per il luogo di culto e il parcheggio dei fedeli.
Si tratta di una tendenza in rapida crescita nelle comunità etniche.

In un primo tempo iniziano ad incontrarsi nella casa di qualcuno, per spostarsi poi in spazi presi in affitto, man mano la congregazione cresce.
Alla fine, cresciuta complessivamente di dimensioni la comunità, il gruppo cerca di costruirsi un proprio luogo di culto.
É qui che ci si scontra con la pianificazione urbanistica municipale, che può tenere in sospeso il progetto anche anni. Gli uffici vogliono accertarsi che il nuovo complesso non interferisca col traffico, che festività o celebrazioni non siano di disturbo per i vicini, che ci siano parcheggi a sufficienza.
Problemi così possono richiedere anni di trattative. In molti casi si finisce all’autorità superiore dell’Ontario Municipal Board, aggiungendo sia tempo che spese a carico della congregazione.
Per costruire una chiesa, si calcola, ci possono volere dieci o più anni.

Agrawal spiega come molti uffici urbanistici siano riluttanti a concedere spazi alle organizzazioni religiose, temendo di apparire più favorevoli a un gruppo che ad un altro. Ma l’essenza della pianificazione, continua, è di equilibrare le esigenze delle varie componenti sociali — ricchi, poveri, giovani, anziani …– ivi compresi i gruppi religiosi.
“Non è quello che facciamo?” ha chiesto ai suoi colleghi.
Alcuni piccoli adattamenti consentirebbero alle chiese di svolgere una funzione urbana di “ infill” inserendosi un zone inutilizzate, e contribuendo a realizzare quelle densità che costituiscono un insediamento più efficiente e amico dell’ambiente, continua Agrawal.
Le grandi chiese certo hanno bisogno di grossi parcheggi, ma non continuamente. E Agrawal indica come sia possibile inserirsi nei quartieri condividendo questi spazi per la sosta. Anche negozi, uffici, scuole, possono essere dotati di parcheggi che però risultano liberi quando ci sono funzioni religiose.
Agrawal ha anche rilevato come alcuni gruppi scelgano come sede le zone industriali.

A Brampton e Mississauga, ad esempio, un terzo delle chiese e templi si trovano in aree a destinazione industriale.
Una cosa che sui tempi lunghi potrebbe danneggiare le attività, come rileva la ricerca, perché ci sono dei limiti alla prossimità consentita fra le attività industriali e scuole o asili.
“Dato che la maggior parte dei nuovi spazi di tipo etnico possiede una scuola o asilo di qualche tipo, per le industrie ciò potrebbe significare ostacoli anche per muoversi entro la medesima zona” afferma la ricerca.

Nota:scaricabile di seguito per gli interessati (per chi si occupa in buona fede di moschee in Italia?) una versione del rapporto datata gennaio 2008


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