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Il mondo del cavallo si scontra con lo sprawl suburbano
Data di pubblicazione: 11.06.2008

Autore:

Un altro illuminante esempio di quanto stupidamente stiamo mescolando città e campagna in un pastone indigeribile, sprecando il meglio di entrambe.Arizona Daily Star, 8 giugno 2008

Titolo originale: Horse culture meets suburban sprawl – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Quando Jeanna Hernandez ha trasferito la sua pensione per cavalli sul North La Cholla Boulevard cinque anni fa, non si vedeva nessuna casa dalla tenuta.
Adesso ci sono edifici in stile ranch lungo tutto il crinale a nord delle stalle, coi portici affacciati sui suoi fabbricati di servizio dai tetti di lamiera, e le superfici a terra nuda dei recinti.
Ancora una volta, lo sprawl suburbano irrompe nelle vestigia del passato rurale di allevamento della Pima County. Come già accaduto in decine di altri casi nella regione, è un incontro che lascia acciaccati entrambi i contendenti.
Negli ultimi cinque anni, le cause riguardanti in qualche modo i cavalli hanno pesato per circa il 20% sul totale del lavoro dell’ufficio conciliazione del Distretto 1, responsabile per l’area dalla River Road sino al confine nord di contea; e di quello del Distretto 4, che comprende la Green Valley e tutto il sud-est della Pima County.
Di norma, c’è qualche abitante vicino che si lamenta per la presenza dei cavalli, un ispettore di contea rileva qualche inadempienza, e l’allevatore si rivolge all’ufficio conciliazione per trovare un compromesso ed evitare di dover chiudere l’attività.

“I casi sono in effetti molto aumentati negli ultimi cinque anni, con l’urbanizzazione cresciuta verso Catalina, o la Rincon Valley” piega l’urbanista della Pima County Greg Hitt. “Qualcuno di questi allevatori sta lì da sempre, e nessuno aveva mai avuto da ridire, perché qui tutto girava attorno ai cavalli”.
Gli ispettori della Pima County per il controllo non tengono conto di quanti casi di insediamento per gli animali verificano.
Hitt racconta che la maggior parte delle proteste riguardano recinti o stalle troppo vicini ai confini delle proprietà. Spesso sono privi di autorizzazione, e violano le norme sugli arretramenti.
La contea stabilisce che si debbano trovare a oltre trenta metri dai margini. Ma avendo a disposizione solo qualche ettaro, si tratta di una cosa impossibile, oppure si finirebbe per mettere il corral a ridosso dell’abitazione.
“In genere i proprietari chiedono una deroga perché non vogliono averlo troppo vicino a casa, dove si sentono gli odori e arrivano le mosche” continua Hitt. “E beh: nemmeno i vicini vogliono sentire l’odore”.
Altre violazioni frequenti sono un eccesso di edifici, come fienili o tettoie, o movimenti terra senza permessi.

Qualche volta gli allevatori cercano di fare le cose regolari e avvisano la contea prima di aggiungere una stalla o fienile, e gli viene detto che occorre una licenza edilizia. Quello che non sempre gli viene spiegato è che si devono ottenere anche le autorizzazioni urbanistiche per l’arretramento. Non costano molto — circa 60 dollari — ma se non le ha una struttura risulta abusiva.
Più di rado, ma è una cosa grave, gli allevatori si mettono nei guai perché svolgono attività commerciali in zone residenziali.
Tenere cavalli che non sono propri, o chiedere compensi per servizi come corsi di equitazione, significa esercizio commerciale, spiega Hitt. E per questo c’è bisogno di più superficie. Quanta superficie, dipende dalla vicinanza delle case.
Sono stati i movimenti terra, e non i cavalli, ad aver scatenato i vicini di Kitty Wayne. Wayne, che ha una storia di allevamento con un grosso ranch nella Pinal County, ha comprato poco meno di due ettari sulla Camino de Oeste nord e Linda Vista Boulevard nel settembre 2006.
La destinazione della zona è a cavalli, ma la proprietà precedente aveva lasciato tutto o deserto naturale, coi cespugli di saguaro e fitti ironwoods.

I vicini hanno avvisato l’amministrazione quando lei ha spianato gran parte dell’area, tagliato i cespugli e occupato con lo spazio centrale tutta la spianata a ovest della proprietà.
C’è un cassone di letame a tre metri dal confine.
Dalla mole delle strutture realizzate dalla Wayne, e da quanto affermava nelle lettere spedite alla contea, si temeva anche che volesse gestire una stalla commerciale.
“Lo so che cercherà di sostenere che abbiamo comprato casa in una zona di cavalla, e adesso li detestiamo, ma non è così” spiega Allyson Miller, che abita appena a nord. “Tanto per cominciare, noi siamo arrivati prima. Poi, la destinazione è per cavalli di proprietà dei residenti, non a scopi commerciali. Terzo, è un’area tutelata”.
La Miller è letteralmente circondata da zone per cavalli, fra cui alcune che, sospetta, sono piccolo attività commerciali: qualche animale a pensione, corsi di equitazione. Non si è mai lamentata perché sono puliti, tranquilli, e si rispetta l’ambiente del deserto.
Della stessa opinione anche n altro vicino, Michael Marino. Abita nella zona da trent’anni e ha visto molte cose cambiare, ma niente l’ha infastidito quanto la Wayne.
“Abbiamo sempre deciso di non asfaltare la strada, perché abbiamo dei cavalli. Per uso personale naturalmente. Due, tre cavalli. Lei invece ha spianato tutto”.

La Wayne, che ha raggiunto un accordo con l’amministrazione della contea dopo che era stata denunciata per violazione delle norme sui movimenti terra e la tutela della flora locale, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, perché la richiesta di varianti riguardo a fienili, tettoie e recinti è ancora in sospeso.
Patti Shirley, istruttrice di equitazione che si occupa di cavalli da corsa non più attivi, spiega di sentire spesso proprietari di piccole stalle che incappano in problemi con l’amministrazione o i vicini, anche se lei non ha preoccupazioni del genere, avendo a disposizione cinquanta ettari.
Lo sa che non sempre un proprietario di cavalli è anche un buon vicino, ma anche nei casi più estremi non le sembra di vedere tanto insensibilità, ma piuttosto valori che cambiano. C’è l’idea che la terrà sta lì per essere usata, che si scontra con la nuova tendenza alla conservazione.
“Mi fa andare in bestia, perché sono fra quelli che pensano che se la terra è tua devi farci quel che vuoi. Se tieni dei cavalli, non lo puoi fare coi cespugli di saguaro o mesquite. É certamente uno scontro, non tanto di culture quanto idee e stili di vita”.

Qualche volta la minaccia agli spazi per i cavalli non arriva dai vicini che si lamentano, ma dall’aumento di traffico e di persone, che rende ombrose le bestie.
Brenda Young spiega di essere rimasta davvero sconcertata di fronte a una richiesta di variante per collocare l’ingresso di un complesso di case accanto a uno dei recinti. Ha un cavallino di un anno, che deve ancora fare esperienza di persone e automobili.
“Quando sto in quel recinto rotondo a allenare un puledro, non voglio che qualcuno faccia cose che si possono rivelare pericolose, o peggio quando cavalca lì uno dei miei nipoti”.
Un’altra vicina ha dovuto spostare i corral dopo che una variante aveva consentito un complesso ad appartamenti a un paio di metri dal limite della proprietà.
“É urbanizzazione” spiega la Young, che abita su mezzo ettaro all’incrocio fra La Cholla e Magee Road. “Mi sono trasferita qui perché è una zona di cavalli, amo i cavalli ma so che parecchia gente non li apprezza”.
Lei è riuscita ad accordarsi con un proprietario e l’amministrazione, per realizzare una recinzione a parete e schermatura, ma sta ancora cercando di convincere la contea a installare un semaforo a intermittenza o qualche altro tipo di segnaletica che consenta ai cavalli di attraversare in sicurezza La Cholla.
La Hernandez si è trovata in tutti i tipi di difficoltà da quando ha trasferito Sunkist Stables, la sua attività di pensione e allenamento, da una superficie di circa otto ettari a nord della Tangerine Road vicino all La Cholla Airpark, a un’altra grande meno della metà sulla North La Cholla fra Overton e Lambert Lane.
Ha traslocato perché l’azienda era rimasta circondata da zone edificate e non c’era più spazio per cavalcare, mentre la proprietà più piccola aveva a ovest una spianata libera che consentiva l’accesso alle piste.

Ma non molto tempo dopo il trasloco, sono cominciate a crescere le case sul crinale che scorre a nord e ovest dalle stalle. Quando poi le ha ampliate fino a tre metri dal confine della proprietà, i vicini si sono lamentati per gli odori e i movimenti terra.
Nel 2006, è stata anche denunciata per interventi abusivi di costruzione, trasformazione, arretramenti insufficienti.
E perché gestiva una attività a carattere commerciale, con 38 cavalli, su una superficie di soli quattro ettari.
Lei ha proposto un progetto di ripristino della piantumazione, e chiesto autorizzazione per stalle e recinzioni. Considerando le osservazioni della contea e dei vicini, l’ufficio conciliazione le ha consentito di proseguire l’attività e conservare gli edifici, facendo richiesta di deroga.
I vicini scrivevano all’ufficio dicendo che il problema non era la presenza dei cavalli, e che la Hernandez doveva adeguarsi alla lettera alle norme di contea: cosa che, sosteneva lei, l’avrebbe fatta fallire.
E aggiunge che ci sono decine di altre piccole stalle fuori norma. Alcuni dei cavalli che tiene lei, sono rifugiati, da altre zone dove non si riusciva a adeguarsi alle regole imposte dalla contea.

La Hernandez sostiene di aver individuato quasi 100 altre attività di tipo commerciale legate ai cavalli, che offrono servizi a pagamento come pensione o allenamento. Solo quattro raggiungono gli otto ettari, la maggior parte è da uno, al massimo tre ettari.
“Se dovessero davvero applicare le regole in tutta la Pima County, si spazzerebbero via tutte le stalle”. E chiudere le pensioni significherebbe la fine della cultura del cavallo, per tutti quelli che non si possono permettere di tenerlo direttamente sulla proprietà.
“I ragazzi qui escono da scuola e vanno al rodeo. Siamo nel Vecchio West. Sarebbe una enorme perdita culturale”.
La Hernandez spiega che la contea dovrebbe rivedere le proprie norme. Perché risulta ormai quasi impossibile trovare spazi da otto ettari nell’area metropolitana.
Hitt, il funzionario di contea responsabile dell’urbanistica, risponde che l’amministrazione per ora non intende rivedere le norme sull’allevamento dei cavalli, ma che le cose potrebbero cambiare.
“Dal punto di vista delle procedure urbanistiche, quando si verifica un grande numero di richieste di modifiche connesse alla medesima questione, può essere un segno che le norme sono superate”.

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