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Il 23 settembre Edoardo Salzano ci ha lasciato. La commemorazione laica si è tenuta mercoledì 25, alle ore 15, presso la sede di Ca' Tron dell'Università IUAV di Venezia, Santa Croce 1957. Dalle 12 alle 14 abbiamo dato l'ultimo saluto a Eddy, presso la camera ardente dell'ospedale civile di Venezia.

PER EDDY

INVERTIRE LA ROTTA

CONTRORIFORMA URBANISTICA

DAI MEDIA

VENEZIA

mercoledì 2 ottobre 2019

Un omaggio a Edoardo Salzano

Ingegnere, amministratore pubblico, docente universitario, giornalista. Tante vite, in una vita. Eppure volle, Edoardo Salzano, che le sue memorie fossero quelle di un urbanista.

«Non bisogna abbandonare le scarpe, ma occorre anche afferrare il sestante, e mirare lontano. Fare, e pensare. Lavorare nel concreto, e studiare»: ecco una esortazione, per noi che restiamo, che conviene serbare.

Ingegnere, amministratore pubblico, docente universitario, giornalista. Tante vite, in una vita. Eppure volle, Edoardo Salzano, che le sue memorie fossero quelle di un urbanista. Di certo sapeva, come pochi altri, i mille fallimenti dell'urbanistica. Per questo rivolgendosi ai suoi colleghi diceva: «La multidisciplinarietà deve tornare a essere la nostra bandiera». Ma non ha mai smesso di pensare che il suo sapere disciplinare, nutrito di altri saperi, fosse necessario: per fare davvero della città la casa della società, per affermare in modo non retorico il primato degli interessi generali sui troppi interessi speculativi che, solo in nome dell'avidità, si contendono lo spazio pubblico. Non aveva paura dell'utopia. Anche per questo aborriva ogni dottrinarismo. Scrisse: «Ci vorranno secoli, decenni? Nessuno può dirlo, la Storia inventa. La direzione di marcia comunque deve essere questa: pensare a costruire una nuova società e una nuova economia».

Aveva l'entusiasmo e la curiosità dei bambini. Si era innamorato di Pistoia, Salzano, e del nostro sforzo di "Leggere la città". Aveva speso per il mio lavoro parole fin troppo generose, delle quali conserverò sempre un ricordo grato. Soprattutto, si era appassionato alla originale traiettoria che avevamo delineato per la rigenerazione del Ceppo: ne aveva parlato come di «un’esperienza pilota in Italia», grazie alla quale si sarebbe potuto «rivendicare il patrimonio pubblico per un’ utilizzazione condivisa della città». Quando ho perso le elezioni, uno trai primi che mi è venuto in mente è stato proprio lui. Ho pensato, con una stretta al cuore: non potrò portare Salzano a passeggiare per il Ceppo finalmente recuperato..
Ma la Storia inventa. Chissà..

Oggi penso - in questo gorgo settembrino che si è già portato via fin troppe persone care - che vorrei tornare a stringerlo nello stesso abbraccio caldo e confidente dell'ultima volta che ci siamo visti.

Ciao, Eddy.
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