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EDDYBURG - LAVORI IN CORSO

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mercoledì 25 settembre 2019

Addio a Edoardo Salzano, l'urbanista che difendeva le coste sarde

la Nuova Sardegna, 24 settembre. «Credo che pochi siano stati in grado di spiegare l'urbanistica sino all'ultima rotella dei suoi perversi meccanismi, specialmente quelli riscontrabili più facilmente nel Sud al quale rimproverava soprattutto l'indulgenza verso le violazioni edilizie». 


È morto a 89 anni Edoardo Salzano, tra i più illustri urbanisti italiani, studioso attento e raffinato delle città antiche e contemporanee e dei territori erosi da processi di trasformazione e manomissione; relativi spesso a beni culturali tutelati, e ambienti/paesaggi storici e naturali preziosi. Uno dei suoi ultimi impegni professionali ha riguardato la Sardegna. Si è dedicato dal 2004 al 2006 al Piano paesaggistico regionale, quando Renato Soru, onore al merito, lo ha chiamato a coordinare il comitato scientifico e il gruppo di lavoro impegnato  nella redazione dello strumento portato ad esempio in Europa. All'isola e ai suoi habitat speciali si è appassionato, mettendo generosamente a disposizione la sua esperienza per fare prevalere un modello di sviluppo alternativo al consumo delle aree costiere nell'interesse di pochi.

Sì è affezionato alla Sardegna sino al punto di tornarci più volte  dopo la conclusione dell'incarico. Anche per capire come rafforzare l'argine, visti i programmi sempre più minacciosi della speculazione, dopo le dimissioni di Soru. Lo allarmava il proposito dichiarato da approssimativi controriformisti di rendere innocuo il Ppr e di attenuarne l'efficacia delle previsioni messe a punto secondo Codice dei beni culturali. Per questo ha deciso di scrivere nel 2013 Lezioni di piano edito da Corte del Fontego. Una ragione in più  per i sardi che  hanno  apprezzato il suo lavoro per dolersi della  sua scomparsa. Una perdita grande per l'intero Paese. Per la statura di intellettuale, militante per affermare le buone politiche non solo urbanistiche. Docente a Venezia, amministratore pubblico, e soprattutto saggista eccellente, ma meglio dire divulgatore di argomenti che altrimenti sarebbero misteriosi per i non addetti ai lavori. Credo che pochi siano stati in grado di spiegare l'urbanistica  sino all'ultima rotella dei suoi perversi meccanismi, specialmente quelli riscontrabili più facilmente nel Sud al quale rimproverava soprattutto l'indulgenza verso le violazioni edilizie. 

Ho conosciuto Salzano in occasione di una sua amara sconfitta alla base di una nuova vita: il congresso dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (Milano,1990) quando era appunto presidente dell'INU. L' insuccesso in quello scontro, mai ricordato con risentimento, quando era stato il bersaglio dei “modernizzatori” della pianificazione che alimentavano, con tesi azzardate, il brutto clima dell'Italia di quella fase spericolata. Aveva dato in quel confronto una lezione di deontologia culturale: o di qua o di là per fare chiarezza, diceva, Viva l’efficacia del piano e delle sue regole nella trasparenza dei rapporti pubblico -privato, abbasso l' “urbanistica frutto di contrattazioni” che qualcuno teorizzava e invocava disinvoltamente. 

Era difficile fraintendere  la  ricetta di Salzano a difesa delle comunità da quell'intrico di comportamenti che un paio di anni dopo risulteranno centrali nell’inchiesta giudiziaria di Antonio Di Pietro &C. Ma la maggioranza dei delegati INU  preferiva  glissare  mettendolo in minoranza. Inevitabile l'uscita di Salzano dall'Istituto: irreversibile. Da allora la sua decisione di rafforzare l'impegno online per raccontare i vizi della politica impegnata per allentare le regole a difesa del bene comune, una anticipazione di quello che  abbiamo visto in questi anni, tu chiamale se vuoi "SbloccaItalia". Si rammaricava Salzano: per la classe dirigente di questo strano Paese che non ha mai fatto adeguata attenzione, salvo rare eccezioni, ai temi del governo del territorio; e pure la sinistra (e anche il Pci a lungo frequentato da Salzano)  si è concessa troppe distrazioni nonostante il discorso sull'austerità di Berlinguer del 1977, che anche Salzano leggeva come un inascoltato invito anzitempo a non consumare il suolo. 

Della debolezza dell'urbanistica – le sconfitte  che la legano a quelle della sinistra – si parla  in varie parti di un suo libro autobiografico Memorie di un urbanista (Corte del Fontego, 2010). Nello sfondo l'idea della “politica come attivazione morale” probabilmente suscitata dalle memorabili discussioni con Franco Rodano. Per contribuire ad arginare questo processo, nel 2003 ha dato vita a eddyburg.it, un sito  di successo  al quale ha dedicato  grande parte del tempo in questi anni.  Eddyburg che “si occupa di urbanistica, società, politica (urbs, civitas, polis) e di argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita”, ha potuto contare su un gruppo  di amici collaboratori e su una impressionante quantità di accessi al giorno cresciuti continuamente nel tempo, segnale  di attenzione per il  pensiero del grande  urbanista, maestro di tanti. Credo di essermi emozionato tante volte per le sue parole, indimenticabile il suo discorso in occasione del compleanno per gli  80 anni portati benissimo. Anche quella volta ci aveva ricordato che  che  «gli insediamenti umani  non  sono   prodotti  del mercato, ma il  frutto di un  lavoro solidale  della società».  La commemorazione laica nella sede di Ca' Tron dell'Università Iuav a Venezia,  dove abitava  e dove  sino a qualche settimana fa si batteva contro l'ingresso delle grandi navi in laguna.
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