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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 30 marzo 2019

La vera marcia delle famiglie


A Verona è in corso il Congresso mondiale delle famiglie, espressione degli esponenti della più retriva e arcaica concezione patriarcale della famiglia, che vede anche la partecipazione di rappresentanti istituzionali, Matteo Salvini in testa. Contemporanemente e in contrapposizione si svolge una tre giorni di mobilitazioni transfemmministe organizzata da «Non una di meno» (segue)





A Verona è in corso il Congresso mondiale delle famiglie, espressione degli esponenti della più retriva e arcaica concezione patriarcale della famiglia, che vede anche la partecipazione di rappresentanti istituzionali, Matteo Salvini in testa. 
Contemporanemente e in contrapposizione si svolge una tre giorni di mobilitazioni transfemmministe organizzata da «Non una di meno»  per ribellarsi all'idea di famiglia patriarcale eteronormata, che riproduce un modello sociale gerarchico e sessista, propagandata dal Congresso. Oggi si è svolto un enorme corteo, appassionato e rigoroso controcanto, di oltre 100.000 persone provenienti da tutta Italia. 
Parlare di famiglie oggi non può prescindere né dall'esperienza femminista né dalle drammatiche condizioni sociali ed economiche in cui molte di esse si trovano. A quest'ultimo proposito le parole (qui sotto riportate) di Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo, diramate dai social network, sono una replica semplice ma chiara ai discorsi falsi, stereotipati e degradanti che sono emersi in questi giorni dal congresso.


Io lo vorrei fare un bel Congresso sulla Famiglia
di Viola Carofalo

Se Potere al Popolo! avesse i soldi, gli agganci, le coperture mediatiche di questi ricchi retrogradi, di questi corrotti politici, di queste fondazioni di miliardari che si stanno incontrando oggi a Verona, metterebbe su un bel congresso.


Chiameremmo la signora Anna, e ci faremmo dire come fa a portare avanti la sua famiglia a Napoli con tre figli e il solo stipendio del marito, muratore a nero.

Chiameremmo Giancarlo, e ci faremmo dire com'è essere papà di un bimbo con il tumore in Calabria, e dover fare avanti e indietro con il Nord perché gli stessi soggetti che ora discutono di famiglia hanno smantellato la sanità pubblica, soprattutto al Sud, per fare un favore ai loro amici delle cliniche private.

Chiameremmo Nicoletta che fa i salti mortali in Veneto per risparmiare sulla spesa di una famiglia di quattro persone ma i soldi per l'acqua in bottiglia li spende sempre da quando sua nipote piccola ha avuto un tumore e ha incominciato a informarsi sui PFAS...

Chiameremmo Giulia che nella periferia di Milano ha un figlio disabile e pochissimo aiuto da parte dello Stato, perché le famiglie piacciono solo quando non danno problemi, e per il resto affidati a Dio.

Chiameremmo Moussa che la sua famiglia la ama, ma ce l'ha ancora in Mali in una zona di guerra, e non può venire qui per le leggi di chi non vuole gli aborti ma affonderebbe volentieri i barconi, mentre Moussa lavora 10 ore al giorno in un magazzino in Emilia per fargli fare una vita decente.

Chiameremmo Maria che occupa una casa a Roma, in una palazzina insieme ad altre famiglie, di tutte le nazioni, e ci faremmo raccontare come si danno una mano a vicenda, come ci si tiene i figli l'un l'altro quando si deve lavorare, come tutto si mischi e non sia più importante sapere chi appartiene a chi, perché alla fine siamo uomini e donne, bambini di questa città, di questo paese, della grande famiglia umana.

Ecco, noi faremmo un Congresso così, dove non si parlerebbe di cazzate medievali, ma di problemi concreti, di soluzioni concrete, della vita della maggior parte delle famiglie italiane, che oggi è difficile, proprio a causa di chi è ricco e comanda, e di noi non se ne frega.

Oggi saremo a Verona a dire questo. Non solo a rispondere colpo su colpo a questo oscurantismo, che fa tornare indietro la mentalità del nostro paese. Ma a dire: non ci fregate, il vostro trucco è vecchio: cercare di cambiare il senso comune per incassare consenso anche se la vostra politica non sta risolvendo un problema che sia uno....

Non ci fregate, noi vi incalzeremo: su lavoro, diritti, redistribuzione della ricchezza, sull'emigrazione dei nostri giovani. A questo dovete rispondere. E Dio non vi aiuterà di certo!
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