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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 30 marzo 2019

Architettura strumento di violenza e repressione

L'architettura tende ad essere una materializzazione dell'ordine dominante, che usa lo spazio costruito per controllare e inculcare le sue regole, comportamenti e idee, attraverso la complicità (conscia o inconscia) dei progettisti che si conformano ai canoni, icone e strategie spaziali dei potenti.

Qui il video della lezione «Weaponised Architecture: Towards a Revolutionary Practice of the Discipline» tenuta da Léopold Lambert, l'editore di The Funambulist, una rivista bimestrale dedicata alle prospettive spaziali su lotte anticoloniali, antirazziste e femministe. Qui il link al sito dell'autore "Weaponised architecture" dove si possono vedere anche architetture disobbedienti.
Esemplificante del ruolo dell'architettura come strumento fondamentale di repressione si veda il video «Israel: The architecture of violence» di Ana Naomi de Sousa in cui Eyal Weizman spiega il ruolo chiave dell'architettura nell'occupazione israeliana della Palestina e nell'evoluzione della guerra urbana. 



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