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EDDYBURG - LAVORI IN CORSO

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mercoledì 30 gennaio 2019

Bologna: una pagina fondamentale della moderna cultura urbanistica

Sul manifesto di ieri, non su Libero, si definisce un orrore “il recupero conservatore del centro storico di Bologna ad opera di Pierluigi Cervellati negli anni 70 e sostenuto dalla sinistra” [...]


Sul manifesto di ieri (29.01.2018), non su Libero, nell'articolo Palazzo dei Diamanti, un caso irrisolto si definisce un orrore “il recupero conservatore del centro storico di Bologna ad opera di Pierluigi Cervellati negli anni 70 e sostenuto dalla sinistra”. Mi pare indispensabile ricordare ai lettori più giovani che il piano del centro storico di Bologna dei primi anni Settanta del secolo scorso è stato una pagina fondamentale della moderna cultura urbanistica. Con quel piano si affermò operativamente il principio, fino ad allora sostenuto solo sul piano teorico, che l’intero centro storico è un monumento e che quindi gli unici interventi ammissibili nel suo ambito sono i restauri. Ebbero origine così il concetto e la disciplina del restauro urbano che da Bologna si diffusero nel mondo. E a dare maggiore prestigio all'esperienza fu il fatto che si trattava di un piano per l’edilizia economica e popolare volto a bloccare l’esodo dal centro dei ceti sociali più sfavoriti a favore delle famiglie benestanti. Utilizzare per il restauro conservativo la legge per l'edilizia economica e popolare significava riconoscere che l'integrità di un centro storico è anche subordinata alla presenza di abitanti di diverse condizioni sociali, in particolare tutelando mestieri e ceti sociali originari che per secoli ne hanno contribuito a determinarne le caratteristiche.
Pierluigi Cervellati, progettista del piano non è un archistar, ma era l’assessore dell’amministrazione comunale, sindaci i comunisti Guido Fanti e Renato Zangheri.
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