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Occorre vedere e non guardare in aria

Occorre vedere e non guardare in aria
Il 25 Aprile 1945 l'Italia si riscattò dall'asservimento al nazismo. Oggi più che mai è necessario il monito di Bertold Brecht: «E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava una volta per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiam vittoria troppo presto il grembo da cui nacque è ancora fecondo». Con queste parole si apre il Museo Monumento al Deportato di Carpi, dedicato alla deportazione e ai campi di concentramento. (a.b.)

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giovedì 24 gennaio 2019

Matera 2019: che cosa sta accadendo

Eccoci, il nuovo anno è partito! Nella capitale europea della cultura si vive uno straordinario presente e si guarda al futuro, come ci racconta un'urbanista materana. (m.b)


Eccoci, il nuovo anno è partito! Per noi materani è cominciato il 19 gennaio scorso con la cerimonia inaugurale che ci ha messo ufficialmente sotto i riflettori dell’Italia, dell’Europa… Finora tanto è stato compiuto e verrà portato alla prova dei fatti, molto è ancora in cantiere e verrà portato a compimento nel corso di quest’anno solare e si vedrà cosa passerà a pieni voti e cosa no.

La sera della cerimonia di apertura
Ma facciamo un po' di storia di quanto accaduto in questi ultimi anni. Riprendendo il Dossier di candidatura a capitale europea della cultura (a cura del Comitato oggi Fondazione Matera-Basilicata 2019), si ha già questa visione, quella di far emergere il meglio dalla nostra comunità, di metterla in connessione, di darle opportunità, di mettere in luce quanto finora era rimasto in ombra.

Come diceva Nicola Lagioia qualche giorno fa su Repubblica, quando i commissari europei sono venuti di persona a valutare la candidatura (nel 2014), questi non sono stati ospitati nelle solite strutture alberghiere, ma adottati da famiglie locali, hanno pranzato con noi. E si è continuato su questa linea: sabato scorso i 2019 musicisti di bande europee erano gemellate a bande lucane e hanno dormito in strutture di quartiere (a cominciare da scuole e parrocchie dell’intera Regione) e quando a Matera la festa è cominciata, questi hanno animato l’intera città a cominciare dalle strade di periferia e, di nuovo, a pranzo, è stata la comunità nella veste di “volontari” a dispensare loro cibo e bevande, nelle piazze, nelle scuole, in luoghi pubblici che appartengono a Matera: momenti unici di convivialità, conoscenza reciproca, entrata in sintonia. Quello della candidatura di Matera a capitale della cultura per il 2019 è stato ed è questo: un processo di ascolto, un processo aperto, un processo che ha chiesto e che chiede, in un periodo di cambiamento e consapevolezza per la città, dove vuole andare e a cosa aspiri.

C’è stato anche un periodo semi buio, di non dialogo e mancata comprensione tra la vecchia amministrazione (sindaco Salvatore Adduce) che era stata promotrice di tutto ciò sino a vedersi giudicare il titolo (17/10/2014) e la nuova (da giugno 2015 in campo, con Raffello De Ruggieri sindaco) con la Fondazione; ad oggi, a mio avviso,  scontiamo queste diverse identità di veduta e quindi questi ritardi, che vedono ancora impreparata la città a livello infrastrutturale, con molti cantieri aperti e livello di organizzazione non certo impeccabile, di cui è responsabile però una pubblica amministrazione che negli ultimi decenni a Matera non ha saputo di certo ben pianificare il bene e l’interesse pubblico, ma piuttosto quello privato, che vede ormai una città sformata, irriconoscibile da quella che Quaroni, Aymonino, De Carlo avevano saputo creare alla fine degli anni Sessanta. Ma su questo tema ci concederemo un’altra riflessione nei mesi a venire.

Tornando a Matera nel 2019, altro punto assolutamente positivo, nella gestione del processo e quindi della programmazione culturale, è stato mettere al centro di ciò 27 realtà associative locali (con sedi in tutta la regione) che già da tempo si occupano di musica, teatro, sport, turismo… le quali hanno passato una selezione e con la Fondazione hanno costruito un progetto fatto di diversi step e momenti performativi, cominciati già nell’anno precedente (crush-test) e che nel 2019 vedranno quelli finali, che attraverso tanti partner internazionali costituiranno momenti di crescita inauditi, da sedimentare qui e ora anzitutto!

Per concludere, il progetto pilastro per MT2019 è l’open design school, a cui ho partecipato personalmente agli inizi del 2018 in un workshop di mappatura per quattro mesi (mappatura dei luoghi per ospitare gli eventi nel corso del 2019, di cui consiglio l'approfondimento). L’ODS è una fucina di idee, è una scuola in cui tutti sono al contempo insegnanti e studenti, è un laboratorio dove l’apprendimento è reciproco in un continuo processo di scambio creativo tra scienze, arte e tecnologia, in cui ci sono un terzo di partecipanti locali, un terzo nazionali e un terzo che viene dal resto del mondo che dà modo di scambiare di continuo conoscenze, modi di pensare e di fare. La teoria Open si fa pratica! Qui si sono progettate le strutture che hanno cominciato ad allestire la città, strutture versatili (open structure), che verranno smontate e rimontate per divenire palchi, panche, appoggi, supporti, co-creati con la comunità e non affittate e semplicemente importate. Saperi che resteranno in città, che stanno insegnando tanto e che avranno vita anche oltre il 2019! (Se ne consiglia un approfondimento, nel sito della ODS) .

Per ora le impressioni sono solo positive, Matera sta guidando se stessa in maniera aperta e inclusiva, sta producendo conoscenza e bellezza, sta incarnando appieno la voglia di un riscatto sociale, e lo sta facendo in modo partecipato sviluppando una coscienza di luogo che senza dimenticare il suo passato, ne trae insegnamento, ma guarda altrove, guarda al futuro, guarda all’Europa!

Nota. Nel sito ufficiale è consultabile il programma culturale.



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