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La strada «dell’apartheid»

La strada «dell’apartheid»
12 febbraio 2019. Per Israele la route 4370 è una «tangenziale» che permette al traffico di scorrere senza problemi all’ingresso orientale di Gerusalemme. Per i palestinesi, invece, è la prova dell’intenzione di Tel Aviv di sviluppare una doppia rete stradale, una per loro sotto occupazione e un’altra per gli israeliani. In effetti la corsia ovest a loro destinata preclude l’accesso alla Città Santa e prosegue verso il sud della Cisgiordania (Nena-news.it).

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venerdì 7 dicembre 2018

La città. Giornale di società civile

Una rivista sulla polis che vuole diventare, essa stessa, spazio pubblico di confronto sulle idee e di proposte per la città. Noi la seguiremo con tutto l’interesse che merita, perché Genova ci riguarda. (m.b.)



Quello che accade a Genova riguarda tutti noi. Il discorso pubblico, come si sa, è polarizzato sulla ricostruzione del ponte sulla val Polcevera, collassato il 14 agosto scorso, ed è dominato dall’urgenza: ogni minuto che passa è tempo perso. Ma sotto e attorno al ponte c’è una grande città - la quarta per popolazione e il primo porto d’Italia. Un territorio che attraversa una lunga e incerta transizione produttiva per il quale non basta il ripristino infrastrutturale. Le risposte che si daranno e, soprattutto, quelle che non si daranno - per convenienze tattiche o per inettitudine - alle sue domande sociali ed economiche segneranno le traiettorie future. Con questo pensiero fisso è nata una nuova rivista che si è voluto chiamare La città. Una rivista sulla polis che vuole diventare, essa stessa, spazio pubblico di confronto sulle idee e di proposte per la città.  

Quello che ci proponiamo - si legge nella presentazione on line  - è di costruire uno spazio che esca dai luoghi comuni, dalla propaganda, dal diffuso conformismo del verde pesto e del rosso carpet. Che contribuisca a raccontare ciò che da tempo non è più guardato: dal lavoro alla scuola, ai quartieri, all’innovazione sociale. La diffusione delle povertà. Con l’obiettivo di contribuire alla definizione di un nuovo progetto per Genova. Senza nessuna aspirazione a definire una “linea” della rivista o un gruppo di consenso elettorale, ma a essere strumento di una sinistra plurale, anche disomogenea, che ha voglia di capire e misurarsi con il reale. Potremmo dire quella “sinistra che non c’è” e di cui in molti sentiamo la mancanza. O quella sinistra che ha compreso che la sconfitta è stata prima sociale e culturale e solo dopo politica.

Chi è interessato può leggere sul sito della rivista gli editoriali del direttore, Luca Borzani, e può abbonarsi. Noi seguiremo con tutto l’interesse che merita, perché Genova ci riguarda.
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