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8 dicembre: L'Italia che lotta per la giustizia ambientale

8 dicembre: L'Italia che lotta per la giustizia ambientale
In migliaia contro questo modello di sviluppo che sta devastando l'habitat in cui viviamo. Contro le grandi opere inutili e dannose; l'inquinamento dell'aria; la contaminazione di acque e suolo da processi industriali; gli inceneritori, le politiche sui rifiuti e l'ecomafia che ci specula; il consumo di suolo; le grandi navi; i gasdotti e la dipendenza dai fossili; la sottrazione di beni comuni; le antenne militari; l'erosione della democrazia; il prevalere del profitto di pochi sul benessere di tutti. Non solo per la difesa dell'ambiente, della salute, dei territori, ma per un inversione di rotta (i.b.)

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giovedì 29 novembre 2018

Porto Marghera. La nostra storia e le nostre lotte: lavoro, salute, ambiente

Intervento al Convegno Nazionale "Luigi Mara e Medicina Democrazia: la stagione del modello operaio di lotta alle nocività", Milano, 20 ottobre 2018: Per non dimenticare il ruolo importante di Medicina Democratica e di quelle lotte operaie nella difesa della salute umana e dell'ambiente. (i.b.)


Prima di tutto voglio riproporvi il messaggio del 14 maggio 2016 di Franco Rigosi di Medicina Democratica di Venezia e Mestre che condividiamo in toto:

«Luigi Mara, fondatore di Medicina Democratica nel 1976 con Giulio A.Maccacaro, ci ha lasciato, inesorabilmente colpito da un improvviso malore nel pomeriggio del 12 maggio 2016. Impossibile, a caldo, esprimere oltre al dolore di tale perdita quanto Luigi rappresentasse per il nostro Movimento, per l’ambientalismo scientifico e il movimento operaio.  Un oramai raro esempio di intellettuale in cui il rigore scientifico e la chiarezza di intenti si univano a una integra (e integrale) scelta di classe. Esigente in primo luogo con sé stesso, instancabile e incredibilmente capace di lavorare contemporaneamente su molteplici argomenti ed iniziative, ha caratterizzato la storia quarantennale di Medicina Democratica con un autentico umanesimo: a favore dei più deboli affinché si risvegliasse la coscienza e l’auto-organizzazione dal basso (la non delega). Ha inoltre portato nelle aule dei Tribunali la richiesta di giustizia e di riconoscimento della dignità per le vittime dell’organizzazione capitalista dei luoghi di lavoro svelando la scienza (e gli scienziati) al servizio del profitto, Si è battuto per una giusta condanna dei responsabili dei tanti ecocidi sparsi per l’Italia e non solo (da Porto Marghera all’Eternit). A tutti gli appartenenti a Medicina Democratica il compito di raccogliere il testimone e proseguire, a barra diritta, nella lotta per l’affermazione della salute a partire dal diritto ad un ambiente salubre.»

La morte di Luigi Mara anche per tutti noi di Venezia, Mestre e Marghera è una perdita enorme. Io ho conosciuto Luigi nel 1986 grazie ad un incontro promosso da Gabriele Bortolozzo a Marghera e da allora Luigi Mara è stato un punto di riferimento costante ed un aiuto per me e per tutti quei pochi lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera che per molti anni  hanno denunciato i molti danni che produceva l’industria chimica all’ambiente,  che lottavano contro le produzioni cancerogene e pericolose,  che lottavano per condizioni di vita e di lavoro più salubri,  che lottavano perché i diritti fossero realmente riconosciuti e garantiti. Ricordo una bellissima frase sentita ad uno dei primi convegni di Medicina Democratica ai quali ho partecipato e che abbiamo subito “rubato” e sempre inserita nei nostri documenti e fogli di controinformazione:
«Non è mai esistito, né mai esisterà, un posto di lavoro sicuro perché nocivo ed inquinante.  Dove non si affermano sicurezza e protezione, dell’uomo come dell’ambiente, non si costituiscono certezze occupazionali.  In ogni caso, le produzioni di morte devono essere bandite ed eliminate.»


Porto Marghera: il lavoro, le lotte, la ristrutturazione, la fine di una storia

Nel 2017 il polo industriale di Porto Marghera compiva 100 anni. Porto Marghera è stato uno dei poli industriali più grandi d’Italia.   Nasce nel 1917 con lavori di bonifica di una parte della Laguna di Venezia.


Il numero dei lavoratori riportato nella tabella,  è quello dei lavoratori diretti, ma se si considerano anche i lavoratori delle imprese, il periodo di maggior occupazione è quello relativo agli anni 1965-1975, quando si stavano costruendo nella seconda zona industriale i nuovi impianti, prevalentemente chimici e si stima che tra personale diretto e personale di imprese lavorassero circa 40.000 lavoratori.

Nel settore della chimica e raffinazione petrolio nel 1976, anno di punta della massima occupazione, c’erano circa 8.800 lavoratori diretti. 
Nel 2016 nell’area del petrochimico (chimica) e della raffineria erano occupati complessivamente circa 1.700 lavoratori diretti. Nel polo industriale di Porto Marghera gli unici settori che sembrano tenere sono quelli delle attività legate alla Portualità e quelle legate alla cantieristica navale. In questo ultimo settore  (Fincantieri) lavorano meno di 1.000 lavoratori diretti ed un esercito di 3.000 lavoratori di imprese, che operano in sub-sub appalto e in condizioni di lavoro paurose, di sfruttamento e retributive da terzo mondo.

La ristrutturazione del polo industriale di Porto Marghera è iniziata nel 1981 (come in altri poli industriali italiani) e parte dallo stabilimento Petrolchimico dove per la prima volta viene introdotta la cassa integrazione speciale e il prepensionamento per un numero massimo di 616 persone, ma una volta raggiunto questo numero invece di decadere rimane e rimarrà in vigore sino al 1991 e tramite questo meccanismo verranno espulsi 2751 lavoratori. Al Petrolchimico in questi 10 anni fiorisce un vero e proprio mercato con l’istituzione di vere e proprie figure di mediatori (sindacalisti) che accompagnano i singoli lavoratori all’ufficio del personale per ottenere buonuscite, incentivazioni all’esodo, favori, e nascono tutta una serie di clientele e giochi sporchi; su questo ci sarà anche un’indagine della magistratura e un’indagine interna del sindacato. Dal 1981 in poi, grazie alle organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL e i referenti dei partiti della “sinistra” PCI e PSI, in un vortice pauroso vengono man mano svendute e smantellate tutte le conquiste delle lotte degli anni ’60 e ’70.

Viene introdotta la nuova organizzazione del lavoro – con la cogestione della ristrutturazione continua. Vengono altresì introdotti: i “Circoli di qualità” su modello giapponese; i “nuovi contratti di Formazione Lavoro”  (nuove assunzioni tramite clientelismo politico-sindacale); la Terziarizzazione e la Lottizzazione di tutte quelle attività considerate non strategiche (queste attività vengono subito “rilevate” da prestanomi che erano ex sindacalisti che avevano dietro a loro strutture politiche e sindacali). Vengono poi svenduti reparti e linee produttive ad altre società e a multinazionali che dopo un certo periodo di tempo  li ristruttureranno ulteriormente e poi man mano li chiuderanno.
Questa purtroppo è la triste storia della lunga agonia di questi ultimi anni della storia di Porto Marghera dal punto di vista occupazionale.


Ma nel polo industriale di Porto Marghera si sono viste anche storie molto belle

Gli anni ’60 e ’70 sono il periodo delle lotte per i diritti dei lavoratori, dei Consigli di Fabbrica, delle lotte per la sicurezza nei reparti e luoghi di lavoro, delle lotte contro le fughe di gas e gli incidenti, del Sapere Operaio, dei Comitati Operai – i Comitati dei Lavoratori. Essi vedono anche la nascita di un “ambientalismo operaio”, la presa di coscienza che bisognava difendere l’ambiente nel quale si lavorava e nell’ambiente nel quale si viveva.
Negli anni ’80 e ’90 emergono le esperienze di gruppi di lavoratori che facevano controinformazione e che denunciavano sia le condizioni di lavoro, che gli incidenti, le malattie, le morti sul lavoro e la devastazione dell’ambiente e del territorio (inquinamento dell’aria, delle acque, del territorio, traffico di rifiuti, discariche abusive).
Dal 2000 in poi, si assiste alla nascita di gruppi di cittadini che lottavano per la difesa della loro salute e dell’ambiente contro la chimica di morte e le lavorazioni nocive.


Porto Marghera Archivio AmbienteVenezia

Perché non si perda la memoria storica di quanto è successo in questi anni, nel 2017, centenario di Porto Marghera, abbiamo aperto una pagina facebook (qui il link) dedicata a Porto Marghera con molti materiali raccolti in questi ultimi decenni. Sono a disposizione di tutti coloro che utilizzano facebook e che vogliono vedere una parte molto importante della storia e delle lotte per i diritti sul lavoro e sul diritto a vivere e lavorare in un ambiente salubre.
Chi visiterà questo vero e proprio archivio troverà: foto, volantini, documenti, manifesti, interpellanze, dossier, libri e molti articoli dei giornali locali e nazionali che raccontano la nostra storia e le nostre lotte. [1]

In particolare vi segnaliamo:
  • articoli e alcuni numeri di giornali del movimento operaio "Lavoro Zero", "Controlavoro", “Medicina Democratica”;
  • i volantini del Comitato Operaio/Comitato dei Lavoratori;
  • i volantini e dossier dell'Agenzia di Informazione Coorlach e di Medicina Democratica;
  • il giornale di fabbrica RESIDUO, i numerosi Dossier su diverse problematiche;
  • alcuni documenti del sindacato di base ALLCA-CUB;
  • le denunce che hanno fatto partire le indagini e poi il Maxiprocesso Petrolchimico;
  • la storia dell'Associazione Gabriele Bortolozzo;
  • le denunce dell’Associazione Esposti Amianto e di Franco Bellotto che ha portato al Processo; Fincantieri ex Breda sulle morti da Amianto.
Troverete momenti della storia e delle lotte operaie per la difesa dei diritti e della salute, del "Sapere Operaio" e dei ragionamenti che facevamo in quegli anni:

  • cosa produrre, come produrre, per chi produrre;
  • lavorare meno, lavorare tutti;
  • garantire il lavoro o garantire il reddito (salario minimo garantito).

Sono cose e storie di cui oggi molti dei vecchi protagonisti ha rimosso dalla memoria e che le nuove
generazioni non conoscono. Sono documenti che possono far capire che un altro tipo di mondo sarebbe possibile e che se si vuole si può tentare di cambiarlo veramente.

Tutti i documenti cartacei raccolti sono stati depositati e sono consultabili presso l’IVESER (Calle Michelangelo 54 P, Zitelle, Giudecca, Venezia) all'interno del Fondo Porto Marghera costituito da 28 raccoglitori di cartone.
Il materiale raccolto è stato ordinato per data, documentazione varia che va dal semplice volantino o articolo di giornale a documenti più consistenti come libri, giornali e opuscoli di fabbrica, verbali dei Processi Petrolchimico e Breda Fincantieri e documenti anche tecnici che affrontano anche problematiche produttive.
Presso l’IVESER troverete anche altri fondi con documenti sulla storia di Porto Marghera: Fondo  Franco Bellotto, Fondo Luigi Scatturin, Fondo Emanuele Battain, Fondo Cesco Chinello.

Presso il Centro di Documentazione di Storia Locale di Marghera (Biblioteca di Marghera, Piazza Mercato, Marghera) troverete: Fondo AmbienteVenezia – Luciano Mazzolin, Fondo Associazione Gabriele Bortolozzo; Fondo Augusto Finzi.

Nel sito di https://www.medicinademocratica.org/wp/ sono consultabili e facilmente scaricabili i documenti di due archivi di AmbienteVenezia: Porto Marghera e Ambiente Laguna e Territorio, con documenti fino a dicembre 2011.

Qui i link alle schede di dettaglio allegate all'intervento, relative a tre esperienze (con link per accedere al documento pdf):

Scheda 1:Agenzia di informazione COORLACH
Scheda 2: Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico
Scheda 3: Il processo petrolchimico


Note

[1] L’archivio AmbienteVenezia è curato da Luciano Mazzolin. Email: luciano.mazzolin@libero.it
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